Obiettivo 2030: la visione della Mobilità Nuova a CosmoBike Mobility

7 Settembre 2015

Sono terminate le vacanze e noi Italiani siamo tornati alla solita routine fatta di 8+ ore di lavoro (per i più fortunati) e di code al semaforo (per i più sfortunati). Alcuni di noi hanno scelto località di villeggiatura, altri hanno scelto di trascorrere le ferie visitando città e capitali del Nord Europa dove abbiamo avuto modo di vedere e scoprire che un modo differente di muoversi non solo è possibile, ma è anche plausibile.

Tornati a casa, molti di noi si sono arrovellati per cercare di capire perché in alcune città d’Europa la qualità della vita è tanto alta, mentre da noi se non ti fai almeno due ore di macchina al giorno, non sei nessuno. La spiegazione più gettonata in questi casi è “una questione di cultura. Loro ce l’hanno, noi no” e via ad azionare il motorino d’avviamento dell’utilitaria parcheggiata sulle strisce pedonali a mezzo chilometro da casa.

Velo-city Nantes Velo Parade

Una questione di cultura, è vero, ma quello che ci si dimentica di dire è che una cultura della mobilità nuova, da sola, non si crea. Chi di noi ha visitato Paesi come l’Olanda, la Danimarca o la Germania, forse non sa che questi Paesi da decenni investono e si impegnano per modificare le abitudini di mobilità dei propri cittadini.

Sono passati 25 anni da quando per la prima volta i Paesi Bassi pubblicarono una strategia nazionale per la ciclabilità ed è dal 2002 che la Germania si muove nella stessa direzione. Nell’introduzione alla Strategia Nazionale per la Ciclabilità del 2014, Magnus Heunicke, ministro dei Trasporti danese, scrive: “All’interno del governo stiamo lavorando per una transizione green e vogliamo promuovere l’uso della bicicletta perché la bicicletta è un mezzo di trasporto economico salutare e pulito”.

strategia nazionale danese ciclabilità

Insomma, è facile fare cultura se chi governa stabilisce un percorso di sviluppo per il Paese che non riguarda necessariamente solo le autostrade.

Non è d’altronde un caso se i 14 Paesi dell’UE in cui è maggiore l’utilizzo della bicicletta sono proprio quelli che si sono dotati di una strategia nazionale per la ciclabilità (ufficiale o ufficiosa), mentre gli ultimi 14 sono quelli in cui si procede a tentoni nella speranza che i cittadini si auto-organizzino.

La classifica dei paesi più ciclabili in Europa. In verde e in giallo i paesi che si sono dotati di una strategia nazionale per la ciclabilità, in rosso i paesi che non hanno una strategia nazionale per la ciclabilità.

La classifica dei paesi più ciclabili in Europa. In verde e in giallo i paesi che si sono dotati di una strategia nazionale per la ciclabilità, in rosso i paesi che non hanno una strategia nazionale per la ciclabilità. [Fonte ECF Cycling Barometer]

L’Italia fa ovviamente parte di questo secondo gruppo perché se nei Paesi nordici il grande valore è quello dell’organizzazione, nella nostra Nazione l’arte di arrangiarsi sembra essere un bene nazionale da tutelare in ogni modo. Rispetto al metodo scientifico che prevede un’alternanza di periodi di misurazione, progettazione e implementazione, noi preferiamo farci guidare dal “secondo me” e i risultati si vedono.

In questo momento, però, in Italia si sta verificando una congiunzione astrale che non ha precedenti: per la prima volta il ministero dei Trasporti è presieduto da un politico che nel corso della propria carriera ha dimostrato di conoscere il valore della bicicletta, il relatore della legge delega al governo sulle modifiche al Codice della Strada è un architetto esperto di aree urbane, mentre il primo partito di opposizione in parlamento ha scritto ben chiaro sulla propria carta fondante l’importanza di puntare sulla mobilità nuova per migliorare il nostro Paese.

Oggi tutte le stelle e i pianeti sembrano ben allineati per favorire quel cambio di paradigma che in molti auspicano, ma le congiunzioni astrali fanno presto a mutare e se chi adesso siede ai posti di comando non si affretta a stabilire una tabella di marcia, il rischio di continuare a saltare da un’improvvisazione all’altra è molto elevato.

Una frase attribuita ad Einstein recita: “Se avessi solamente un’ora per salvare il mondo, passerei 55 minuti a definire bene il problema e 5 a trovare la soluzione”. Per stabilire come muoverci in futuro, quindi, occorre concentrarci sulle domande da porci, che potrebbero suonare più o meno così: “Come vogliamo che sia il nostro paese tra 15 anni? Cosa vogliamo che cambi e cosa vogliamo mantenere? Come saranno le nostre città nel 2030 e come ci muoveremo al loro interno?”.

È per trovare una risposta a queste domande che venerdì 11 settembre a Verona, all’interno di CosmoBike Mobility, si terrà una tavola rotonda dal titolo “La Visione della Mobilità Nuova: obiettivo 2030”, in cui ci confronteremo con:

Graziano Delrio | Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Paolo Gandolfi | Deputato della Repubblica (PD) e relatore della legge delega per le modifiche al Codice della Strada
Mirko Busto | Deputato della Repubblica (M5S)
Pierfrancesco Maran | Assessore alla Mobilità del Comune di Milano e delegato ANCI per la Mobilità Urbana
Luca Tamini | Ricercatore del Politecnico di Milano
Giulietta Pagliaccio | Presidente FIAB Onlus

La tavola rotonda in oggetto sarà l’evento di apertura della 4 giorni dedicata al ciclismo urbano CosmoBike Mobility che inizierà alle ore 10, nella sala Rossini della fiera di Verona.

Per partecipare all’evento è necessario iscriversi qui: click.

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