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Girolibero

Un viaggio lungo le Alpi (parte 1)

Diari • di 16 gennaio 2018

Per il 2017 l’idea era quella di tornare sulle Alpi per continuare il percorso iniziato un anno prima, quando, in sella alla mia bicicletta, ho passato una settimana intera alla scoperta delle Dolomiti.
Quella fu un’esperienza tanto nuova quanto straordinaria, che mi ha segnato profondamente, ero rimasto letteralmente folgorato da tutti quei panorami mozzafiato, da tutte quelle salite leggendarie e dalla bellezza del viaggiare in bicicletta in solitudine.

Una volta tornato da quel viaggio, in mente avevo un solo pensiero: dovevo solcare le Alpi un’altra volta!
Mi misi subito a lavorare sul nuovo progetto, inizialmente avevo focalizzato il mio interesse sulle Alpi occidentali, sul confine tra Italia e Francia, dove ci sono molti dei passi più alti e famosi d’Europa e che volevo assolutamente scalare.
Non mi sembrava per niente male come idea di viaggio: sei giorni a zonzo tra Col de la Bonette, Colle dell’Agnello, Col d’Izoard, Col de l’Iseran e molti altri ancora…insomma di carne al fuoco ce n’era, ma nonostante ciò avvertivo un certo senso di insoddisfazione, come se mancasse ancora qualcosa per renderla unica, volevo qualcosa dallo spirito “rock’n’roll”.

Iniziai così a pensare che in fondo avrei potuto azzardare qualcosina in più questa volta, che so, magari provare a prendere più giorni di ferie e fare un giro un po’ più lungo, includendo molte altre destinazioni senza doverle rimandare inutilmente ad una prossima vacanza.
Decisi infine di prendere una seconda settimana di ferie e progettai nuovamente l’intero percorso, inserendo tutti quei passi che avevo precedentemente escluso, disegnando così una traccia che mi permettesse di attraversare le Alpi da un lato all’altro.
Finalmente c’eravamo, era venuto fuori un itinerario decisamente interessante, eccitante e anche molto duro, proprio quello che cercavo, un viaggio con sfida personale inclusa.

Partendo dalla Liguria il percorso si snoda tra Italia, Francia e Svizzera, valicando oltre trenta passi, copre una distanza di 1900 chilometri, con oltre 42000 metri di dislivello positivo totale, per arrivare infine in Friuli, il tutto in dodici tappe.
A volte, mentre analizzavo la traccia, mi sembrava un po’ esagerata per i miei standard, i numeri parlavano chiaro: 160 chilometri e 3500 metri di dislivello positivo di media al giorno.
L’allenamento non mancava, ma non avevo mai provato una cosa del genere e non sapevo come avrebbero reagito le mie gambe, nonostante ciò ero più che deciso a voler affrontare questa nuova avventura in solitaria.

Anche questa volta viaggerò in modalità bikepacking, soluzione sperimentata già un anno fa nel mio primo viaggio in bici e risultata ottimale per le mie esigenze, anche in virtù del modello di bicicletta di cui dispongo, una Specialized Roubaix.
In quattro borse carico tutto il necessario, e anche qualcosina in più, mantenendo un peso relativamente contenuto in modo da avere un mezzo maneggevole e reattivo, anche perché, con tutto questo dislivello di peso meno ce n’è e meglio è!

Sabato 26 agosto – Dopo una lunga attesa sono finalmente arrivate le ferie e con loro il giorno della partenza.
Sveglia molto presto per preparare le ultime cose e ricontrollare il tutto prima di andare.
Sarei dovuto partire in treno da Avezzano, ma la linea Roma-Pescara è momentaneamente chiusa per lavori di manutenzione, così dovrò raggiungere la stazione Termini di Roma in auto.
Preparo un paio di panini per il viaggio, carico tutto nel portabagagli e si va; dopo un centinaio di chilometri arrivo nella capitale, è sabato mattina ed il traffico è quasi assente, così raggiungo senza particolari problemi la stazione.

Il pensiero di farmi quasi dieci ore di treno con la bici smontata non è che mi faccia impazzire, ma non avendo alternative valide sono costretto ad optare per questa soluzione.
Il treno è già pronto al binario, non mi resta che caricare tutto e aspettare che parta; il viaggio scorre tranquillo, ho un solo cambio a Genova e poi diretto fino a Ventimiglia.
Dopo quasi dodici ore di viaggio, tra macchina e treno, arrivo finalmente a destinazione, sono da poco passate le venti e mi sento abbastanza stanco, ora manca solo un ultimo sforzo per raggiungere l’hotel che fortunatamente dista poche centinaia di metri dalla stazione; una bella doccia calda, una ricca cena e il primo giorno è andato.

1° Tappa: Ventimiglia-Saint Etienne de Tinee

Domenica 27 agosto – Quando apro gli occhi sono da poco passate le sei del mattino, scendo velocemente dal letto e riorganizzo tutta la mia roba; in pochi minuti sono già in strada pronto per salire in sella e affrontare la prima tappa del mio viaggio attraverso le Alpi.
Prima di intraprendere la mia avventura però, voglio fare un salto in spiaggia, mi piace l’idea di partire dal mare per poi perdermi tra le Alpi in pochissimo tempo.
Mentre abbandono la spiaggia canticchio ‘Hey Ho Let’s Go!’ dei Ramones, lo faccio sempre prima di iniziare qualcosa.

Lentamente abbandono Ventimiglia, le strade sono quasi deserte, del resto è domenica mattina. In breve tempo mi ritrovo all’imbocco della prima di una serie di gallerie che conducono all’incrocio con il comune di Airole, anche se il traffico è quasi nullo preferisco comunque evitare questo passaggio, optando per la strada secondaria a sinistra, molto più tranquilla, che risale la bassa valle di Roja fin su al paese.
Allungo un pochino ma ne vale certo la pena, la strada, ad eccezione di due brevi tratti che costeggiano le gallerie, è ben messa e sale dolcemente costeggiando il fiume Roja. La valle è deserta, c’è un’atmosfera piacevole intorno a me, l’unico suono è quello dello scorrere del fiume e del canto di qualche uccello.

Passato il centro abitato di Airole si rientra sulla strada principale, la “statale 20 del Colle di Tenda e di Valle Roja” che nel suo tracciato unisce Torino a Ventimiglia, il traffico ora inizia ad essere un po’ più sostenuto, almeno lo è fino a quando abbandono la statale per svoltare a sinistra, imboccando la Provinciale 73, dove il traffico torna ad essere pressoché nullo.
Attraversando l’abitato di San Michele si affronta anche la prima vera salita della giornata, con punte che toccano il dieci percento; velocemente mi lascio alle spalle anche questo minuscolo centro. Superato un tornante tra gli ulivi sono già al confine con la Francia.

Ancora un paio di chilometri percorrendo una serie di ripidi tornanti e si arriva al Col de Vescavo, spartiacque tra la valle del Roja e la val Bevera, e, senza neanche fermarmi un secondo, mi lancio in discesa, dimenticando anche di fare la foto di rito al cartello, pazienza. Dopo una bella discesa inizia un pezzo di saliscendi fino all’incrocio con la strada principale, la D2204, qui svolto a sinistra e, in breve tempo, arrivo a Sospel, un tranquillo borgo medievale sulle sponde del Bavera, alle porte del parco del Mercantour.
Superato il centro abitato, mi fermo un paio di minuti ad una fontana per prendere un po’ di acqua fresca prima di iniziare l’ascesa verso il Col de Turini, inizia ad essere abbastanza caldo e mi attendono più di ventiquattro chilometri di salita, meglio fare scorta.

Seguendo la Route de Sospel si entra nelle gole du Piaon, la sede stradale è molto buona e ad ogni chilometro un cartello indica pendenza media e i chilometri mancanti al valico, questo scenario mi richiama alla mente, per un attimo, le Gole del Sagittario in Abruzzo, anche se la somiglianza è veramente molto vaga.
La strada scorre piacevole e il paesaggio che mi circonda è molto suggestivo, mi trasmette un senso di tranquillità, in lontananza iniziano a palesarsi una serie di tornanti e più in alto, come a dominare la valle, la cappella di Notre-Dame de la Menour.
Lasciatosi alle spalle l’ultimo tornante si percorre ancora un breve tratto in leggera salita prima di attraversare, in una curva ceca, le arcate del ponte pedonale che sovrastando la strada, porta in cima al santuario.

Superata la curva inizia un tratto di circa tre chilometri in falsopiano, che termina a Moulinet, ultimo centro abitato prima del colle, dove faccio un’altra sosta per il cambio dell’acqua nelle borracce.
Sempre con molta calma continuo la mia ascesa, si inizia a salire tra una folta vegetazione e muretti in pietra che separano la strada da un ripido precipizio; arrivo alla base di una decina di tornanti, salendo, la folta vegetazione inizia a lasciar spazio alle conifere, affronto gli ultimi laches, i francesi chiamano così i tornanti, e sono su, nella piazzola del Col de Turini, con l’emozione che ogni volta accompagna la conquista di una nuova salita.

Mi godo una bella sosta al sole prima di ripartire. Dieci minuti e sono pronto per riprendere la mia strada in direzione Bollène-Vésubie, questa volta, però, non dimentico la foto di rito al cartello prima di lanciarmi a valle.
Percorsa una bella discesa si attraversa l’abitato di Bollène, dopo il quale, svoltando a destra, si arriva a Saint-Martin-Vésubie, piccolo centro turistico ai piedi delle vette del Mercantour.
È molto carino, le strade sono piene di gente, soprattutto runners, di fatti è appena terminato il Trails de la Vésubie.

Continuo senza fare neanche una breve sosta e mi lascio presto alle spalle il borgo. Dopo un paio di chilometri in leggera pendenza, tra le ultime villette del paese, si giunge all’incrocio con la strada che sulla destra porta a ‘Le Boreon’, la zona più elevata della valle, mantenendo la sinistra, invece, si inizia a salire verso il colle di Saint Martin, immersi in un fitto bosco, ove le pendenze iniziano ad essere meno dolci.
Si risale un tratto sul lato della montagna fino ad arrivare ad un primo tornante, ad un’altitudine di quasi 1300 metri; lo spettacolo che si presenta agli occhi merita davvero qualche minuto di sosta per essere ammirato, giù in basso tutta la valle de la Vésubie, mentre tutto intorno le cime più alte del Mercantour in una splendida giornata di sole.

Proseguendo si affronta un altro tornante e subito dopo un tratto roccioso, si attraversano due brevi gallerie e si rientra nel fitto bosco per affrontare l’ultimo tratto impegnativo prima di arrivare su al Col Saint-Martin; una volta arrivato su, noto con piacere che ci sono diversi ristoranti, sono affamato e vorrei mangiare qualcosa prima di riprendere il viaggio.
Purtroppo sono tutti molto affollati, c’è addirittura chi aspetta in piedi che si liberi qualche tavolo. Certo, con un po’ di pazienza, potrei trovare un posticino per mangiare anche io, ma non ho voglia di fare la fila, così decido di mangiare una barretta e riprendere subito la mia strada verso la Vallèe de la Tinee, ormai vicina.

Dopo circa otto chilometri di discesa si arriva all’incrocio a valle, svoltando a destra si risale verso Saint-Etienne de Tinee. Qui mi attende un paesaggio molto suggestivo: tutto intorno le formazioni rocciose si alternano in bellissime tonalità di rosso. Uno scenario naturalistico della valle molto particolare, che cambia molto rapidamente mentre si risale il fiume.
Dopo aver attraversato il centro di Saint-Sauveur-sur-Tinée, arrivo finalmente ad Isola, altro piccolo centro turistico della valle. Dico finalmente, perché qui c’è la deviazione che porta fin su al Col de la Lombarde, meta opzionale della giornata.
A mente provo a fare due calcoli per capire se sia fattibile o meno, sono già le 15:30 ed è un po’ tardi rispetto alle mie previsioni, i chilometri che mi separano dal colle non sono pochi, ma decido comunque di provare, alle brutte torno indietro.

Preso dall’euforia e dalla fretta di iniziare la scalata commetto un errore banale: dimentico di riempire entrambe le borracce; ahimè me ne accorgo solo dopo i primi tre chilometri, tra l’altro decisamente duri, sia per le pendenze sia per la stanchezza che inizia a farsi sentire; mi fermo nuovamente a pensare sul da farsi, le gambe ancora reggono ma è l’acqua ad essere il vero problema. Decido di tirare ancora un po’ avanti nella speranza di trovare una fonte lungo il percorso.
Continuo a salire, tornante dopo tornante, ma di acqua neanche l’ombra, eccezion fatta per il torrente. Dunque, arrivato al sedicesimo tornante, decido, con gran rammarico, di battere ritirata.
Così torno indietro ad Isola, le gambe ora cominciano ad essere abbastanza stanche, il dislivello accumulato ammonta ormai ad oltre 4000 metri. Lentamente percorro gli ultimi chilometri che mi separano dall’arrivo, una quindicina più o meno, voglio solo fare una doccia e bere una birra il prima possibile!
Arrivo finalmente in paese, controllo sul telefono la posizione del mio hotel e, prima fra le brutte sorprese: l’ho superato di sei chilometri.

Torno faticosamente sui miei passi fino ad arrivare nella frazione di Bourguet, piccolo agglomerato di case antiche su di una collina; lateralmente scorre un torrente con una stradina che porta nella parte più alta del borgo, proprio l’ultima struttura dovrebbe essere il mio hotel, ma nei dintorni non vedo indicazioni.
Salgo su, fino alla fine della strada, ma ancora non trovo insegne che indichino l’hotel. La cosa inizia ad impensierirmi, allora, torno prima giù e poi di nuovo su, decido di fare la faccia tosta ed entro in una casa vicina, sperando di rimediare qualche informazione.
All’ingresso c’è una signora molto gentile che parla discretamente l’italiano, non sembra sorpresa di trovare un estraneo sull’uscio, chissà quante volte le sarà capitato di dare informazioni sull’hotel, dato che di indicazioni in strada non ce ne sono.

La struttura effettivamente è in cima alla salita, ma la signora mi dice anche che il proprietario non sarebbe arrivato prima delle 18:00, così, tornato davanti all’albergo, mi siedo su un muretto in attesa. Sono le 17:50, posso aspettare una decina di minuti.Ne passano almeno venti in più così decido di chiamare l’arlbergatore al telefono, a fatica riesco a capire che sarebbe dovuta esserci la moglie ad accogliermi e che lui, comunque, sarebbe arrivato a breve.
Dopo più di un’ora di attesa arriva il proprietario che, finalmente, mi fa entrare. Qui altra brutta sorpresa: l’hotel non è un hotel, semplicemente mi sta affittando la sua camera per la modica cifra di 53 euro!
La casa non è brutta, ma neanche troppo pulita; il letto è disfatto, in cucina non c’è niente da mangiare, eccezion fatta per cinque o sei fette di pancarrè che butto giù insieme ad una barretta. Wow, che cena!
Almeno riesco a fare una bella doccia calda e mi metto a letto: sono molto stanco e domani c’è molta salita ad attendermi.

3 Risposte a Un viaggio lungo le Alpi (parte 1)

  1. Alberto Tito ha detto:

    ciao! che giro tosto ti sei fatto.. hai per caso una traccia gpx / strava da condividere ? Il prossimo Giugno ho intenzione di pedalare un 800 km sulle Alpi (https://www.strava.com/routes/11674159 ) ; la tua traccia mi darebbe qualche spunto utile :) :) Thanks

  2. Valerio Tolli ha detto:

    Grande! Giro stupendo e molto impegnativo

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