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Girolibero

Un viaggio lungo le Alpi (parte 4)

Diari • di 30 gennaio 2018

Da Briancon ad Avrieux passando per il Col du Lautaret (2058 mt), Col du Galibier (2642 mt), Col du Mont Cenis (2083 mt).

Partenza poco dopo le otto da Briançon. Da qui mi aspettano circa ventotto chilometri di salita prima di arrivare al Col du Lautaret, le pendenze non saranno mai impegnative, si risale il vallone seguendo il lungo stradone di alta montagna. La sede stradale è molto ampia e favorisce il defluire del traffico decisamente sostenuto, senza creare particolari disagi a chi, come me, percorre in bici quest’arteria.

La prima parte della salita va via senza troppe sorprese, si attraversano i vari centri della valle della Guisane. Solo dopo una quindicina di chilometri il paesaggio comincia ad essere più interessante, almeno ai miei occhi, trasformandosi in quello tipico di alta montagna: verdissime foreste di conifere con imponenti formazioni rocciose che sfiorano il cielo e sulle vette, alla mia sinistra, iniziano a far la loro comparsa anche i primi ghiacciai.

Dopo questa lunga e tranquilla pedalata arrivo su al Col du Lautaret. Mi fermo al bar per un caffè in relax e, seduto fuori ad un tavolino, mi gusto il panorama offerto dall’imponente massiccio della Meije, fatto di pietra e ghiaccio, che, con questi nuvoloni scuri, sembra incombere sul colle sottostante.
Finita la pausa riprendo la strada in direzione del Col du Galibier e inizia la parte dura: poco più di sette chilometri per un dislivello di quasi seicento metri con una pendenza media del 7,8%. Salgo senza troppi problemi, mi sento molto bene oggi.

Salendo si ha più volte occasione di apprezzare la bellezza del paesaggio, innumerevoli le vette che circondano la parte alta della valle, sotto di me la strada appena percorsa che fende i verdi prati da pascolo e un numero sempre crescente di ciclisti iniziano a comparire piccoli dietro di me.
Affrontando gli ultimi chilometri, appena dopo un tornante, compare lo Chalet du Galibier: alle sue spalle una galleria, vietata alle bici, che sbuca nell’altro versante; alla sua destra, invece, un’ultima lingua di asfalto si fa strada tra la roccia, risalendo in forte pendenza l’ultimo chilometro prima di valicare il Col du Galibier.
C’è molta gente nella piccola piazzola e per la foto bisogna fare la fila nel vero senso della parola. Molti sono i ciclisti che salgono da entrambi i lati e molti anche i turisti in moto.
Diversi gli italiani, con uno scambio anche due parole, lui viene da Bardonecchia, non era ancora sicuro se continuare per Modane e rientrare su al Moncenisio o tornare indietro, alla fine tornerà indietro.

Scendendo a valle si attraversa la località sciistica di Valloire, nel dipartimento della Savoia, da qui circa cinque chilometri in leggera salita mi portano al Col du Télégraphe.
A dominare il paesaggio l’omonimo forte che, edificato sul finire dell’Ottocento e posto in una posizione strategica, offre uno splendido panorama sulla valle della Maurienne.

Arrivo nel centro di Saint-Michel de Maurienne verso ora di pranzo; non essendo affamato mi fermo solo per togliermi la giacca, mandare un paio di messaggi e subito riprendo la strada in direzione di Modane, alle porte dell’alta valle della Maurienne.

Risalendo la valle percorro la route D1006 pressoché deserta, sarà perché è ora di pranzo o a causa della presenza dell’autostrada che corre quasi parallela, fatto sta che si pedala che è una meraviglia, il paesaggio mi risulta un po’ monotono, forse a causa delle nuvole molto basse, che minacciano pioggia e limitano la mia vista.

Dopo questa tranquilla pedalata arrivo nel centro di Modane, collegata con l’Italia dal Traforo del Frejus. Le nuvole si fanno sempre più minacciose ed inizia a cadere anche qualche goccia, il vento è forte alle porte della cittadina. Teoricamente sono arrivato a destinazione, qui ho prenotato l’hotel, ma ancora non ho guardato dove si trovi di preciso.
Dato che sono circa le quindici, mi sembra un po’ presto per chiudere la giornata e così, nonostante le brutte intenzioni del tempo, decido di proseguire per altri trenta chilometri per salire su al Col du Mont-Cenis.
Appena uscito dal centro di Modane si incontra un duro strappo dopo il quale la strada riprende con pendenze decisamente più dolci, fino all’altezza delle due fortezze “Fort Victor-Emmanuel” e “Fort Marie Thérèse”, poste l’una di fronte all’altra e collegate tra loro attraverso il Ponte del Diavolo, costruito su un canyon ad un’altezza di circa cento metri.

Da qui, dopo un tratto di discesa, la strada continua senza difficoltà fino alla località di Termignon. Faccio una breve sosta, c’è una fontana coperta e approfitto per riempire le borracce e ripararmi due minuti dalla pioggia, anche se leggera. Da questo punto si affronta un primo tratto di dura salita per poi proseguire in falsopiano fino al centro turistico di Lanslebourge. Da questa località turistica ha inizio la salita che mi porterà al Col du Mont-Cenis.

Non appena imbocco la strada per il colle la pioggia cade con più consistenza. La salita si snoda sinuosa su tornanti immersi tra splendidi boschi, salendo si può apprezzare appieno il paesaggio dell’alta valle della Maurienne, una splendida vista sui ghiacciai e sulle vette del massiccio Vanoise infonde forti emozioni.
Sono una decina i chilometri di salita che mi portano infine su al colle del Mont-Cenis da dove ho una bella visuale sull’omonimo lago nonostante le nuvole molto basse. Mi fermo a bere una bella birra ed una coca-cola per poi ripercorrere i trenta chilometri che mi riporteranno a Modane, più precisamente ad Avrieux, dove passerò la notte.

Il centro di Avrieux è veramente molto carino, gironzolo un pochino tra stretti vicoletti prima di andare in hotel che si trova proprio in uno di questi, una struttura molto carina e accogliente.
Dopo la doccia scendo giù per cena. Non è ancora pronto, così mi concedo un paio di birre con il proprietario; a scuola ho studiato un il francese, quindi bene o male riusciamo a scambiare un po’ di chiacchiere, anche lui è molto incuriosito dalla mia ciclo avventura e, con molta premura, insieme a sua moglie, mi prepara una ricca cena.

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