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Un viaggio lungo le Alpi (parte 5)

Diari • di 6 Marzo 2018

Tappa 5: Avrieux – Aosta
Col de la Madeleine (1746 mt) – Col de l’Iseran (2770 mt) – Col du Petit Saint-Bernard (2188 mt)

Inizia una nuova giornata ed un nuovo viaggio tra immensi ed emozionanti scenari alpini.
Credo che questa tappa, a livello emotivo, sia stata quella che mi ha coinvolto di più, complice anche l’entusiasmante ascesa al Col de l’Iseran, dura prova sotto una fitta pioggia accompagnata da un forte vento in quota, il tutto in un’atmosfera surreale, quasi inattesa, ma di profonda bellezza.

Il tempo è veramente brutto ma non mi perdo d’animo e mi consolo con una ricca colazione, dopodiché è il momento dei saluti: ricorderò con piacere il proprietario della struttura, persona molto affabile con dei simpatici modi di fare, tipici di quei personaggi francesi presenti nei vari film di animazione.

Esco dal cortile e mi avvio tra i pittoreschi vicoletti di Avrieux, cercando la strada che mi porterà in un paio di ripidi chilometri di nuovo al bivio con l’arteria principale: la route départementale 1006.
I primi venti chilometri sono ormai familiari ai miei occhi, è la terza volta in due giorni che percorro questo tratto di strada. Superato il duro tratto sopra Termignon inizia a piovere in maniera consistente, sono consapevole del fatto che questa condizione climatica non mi abbandonerà molto presto e che forse non lo farà proprio.

Nella località di Lanslebourg-Mont-Cenis, si abbandona la strada D1006 che risale al Col du Mont Cenis e si prosegue sulla D902, seguirò quest’ultima fino alle pendici del Col du Petit Saint Bernard a Bourg Saint Maurice dall’altro lato dell’Iseran.

Pedalando la D902 si incontra il piccolo centro di Lanslevillard dove mi aspetta un duro tratto di circa quattro chilometri tra ampi tornanti, che portano al minuscolo centro di La Madeleine, ad un’altezza di 1742 metri; poco dopo si incontra anche l’omonimo colle.
Percorrendo gli ultimi chilometri della valle del fiume Arc, vengo investito da una miriade di emozioni trasmesse da uno scenario a dir poco spettacolare, tutt’intorno a me possenti massicci rocciosi si levano maestosi nella loro smisurata mole sino ad incontrare un pesante e plumbeo cielo.

Manca ormai poco all’inizio di una delle salite più celebri al mondo. La strada scorre tranquilla sotto la pioggia battente, oramai sono entrato nel mood di questa piovosa giornata e inizio anche a sentirmi a mio agio, in fondo è solo un’alternativa ad una giornata di sole; arrivo nell’ultimo comune della valle della Maurienne, “Bonneval sur Arc”, un borgo estremamente suggestivo e caratteristico, circondato dalle imponenti cime del parco del Vanoise.

Un curvone tra le ultime strutture del villaggio accompagna all’inizio della salita verso il colle. Ripidamente si risale sul fianco della montagna per un paio di chilometri fino ad un primo tornante, qui è d’obbligo una sosta per ammirare quanto ha da offrire questa splendida valle; scatto un paio di foto e riprendo la mia salita accarezzando le scure ed umide rocce, sempre in compagnia della pioggia che non molla un attimo.

Anche in questa salita mi ritrovo completamente solo, persino il traffico veicolare è pressoché inesistente. Probabilmente questo brutto tempo contribuisce a scoraggiare una bella gita in cima al colle; pedalo un altro paio di chilometri prima di ritrovarmi all’ingresso del Vallon de la Lenta.
Bellissimo anche questo scenario selvaggio e solitario di alta montagna, tra antichi ripari in pietra, bovini in alpeggio e impetuosi torrenti che corrono tumultuosi a valle.

Si entra nel vallone percorrendone un primo tratto a sinistra, per poi attraversare un ponte in pietra e ritrovarsi a solcarne il fianco destro sino ad arrivare nella parte più alta, costeggio ripide pareti di roccia nuda e muretti in pietra giungendo ad una galleria scavata nella dura roccia, da dove iniziano gli ultimi e molto impegnativi chilometri.

L’ingresso a questo ultimo lembo di valle è caratterizzato da uno stretto passaggio tra vicine sottocime di pietra arida prima di riaprirsi in un canalone più ampio.
La temperatura scende rapidamente, complice il forte vento che soffia in questa zona. Il vallone è oramai alle spalle, ancora un ultimo sforzo e potrò aggiungere alla lista anche il Col de l’Iseran.
Supero gli ultimi chilometri con molta fatica, il vento contrario mi rallenta molto, ma riesco comunque a godere di questo momento, infatti, nonostante il clima, questa atmosfera mi piace.
Finalmente conquisto la cima. La temperatura è ormai scesa a 6 gradi!
Mentre mi avvicino al cartello per la solita foto, un simpatico motociclista mi offre un biscotto e scherza sulle condizioni atmosferiche.

Prima di ripartire, però, vorrei mangiare qualcosa, mi avvio verso l’Echoppe de l’Iseran, una struttura in pietra alla destra del cartello.
Nella borsa anteriore rimedio qualcosa di più pesante per affrontare la discesa; via verso valle, pur essendo quasi tutto coperto dalle nuvole si può comunque ammirare una buona parte del paesaggio.
È molto freddo, scendo con molta attenzione, la strada è bagnata, inoltre, su questo versante, circolano molte più macchine.
Dal colle si riscende costeggiando, per circa tre chilometri, la Crête des Lassières che rimane sulla mia sinistra, dopo la quale il paesaggio si apre in un’ampia visuale sulla valle sottostante.

Dopo una serie di tornanti si attraversa il comune di Val d’Isere, importante centro sciistico della valle, che insieme al comune di Tignes situato non lontano, forma il comprensorio sciistico di Espace Killy.
Continuando nella mia discesa a valle, appena prima del lago Lac du Chevril, si incontra il centro di La Daille e subito dopo un passaggio in galleria con tanto di semaforo che naturalmente becco rosso. Nell’attesa che scatti il verde, si affianca un furgone con dei ciclisti all’interno e bici al seguito; provo un pizzico di invidia, vorrei salire anche io un po’ al calduccio.

Dopo una trentina di chilometri arrivo a Séez appena prima di Bourge Saint Maurice, con la pioggia che non accenna a smettere; di contro, però, la temperatura è decisamente più mite tanto che ho bisogno di cambiarmi. Imbocco la strada che porta su al Col du Petit Saint Bernard e trovo riparo in una pensilina della fermata degli autobus; qui posso cambiarmi e mangiare anche una barretta in tranquillità.

Finita la breve pausa riprendo a salire con passo decisamente più veloce. Mancano ancora un’ottantina di chilometri ad Aosta, non vorrei arrivare troppo tardi e far aspettare il mio amico Max, che mi ospiterà per due notti.
La salita scorre agevolmente tra una lunga serie di tornanti, non mi risulta particolarmente impegnativa, però sono costretto a mettere una t-shirt sulla sella, l’escoriazione sul sedere mi sta creando non pochi problemi.

La strada risale zigzagando sulle pendici della montagna, tra verdissime foreste di conifere che costeggiano tutta la salita, fin su alla località sciistica di La Roserie, dove iniziano a diradarsi lasciando spazio ai verdi pascoli alpini.
I due chilometri successivi sono caratterizzati da un panorama eccezionale sulla valle ai piedi del colle, una visuale molto suggestiva di questo territorio ai confini con l’Italia, ormai molto vicina; attraversato questo segmento di strada si affronta una curva di quasi novanta gradi per poi entrare nella parte finale dell’ascesa.

Si continua a salire sempre molto agevolmente, fino a due tornanti più impegnativi, in prossimità del monumento a San Bernardo. Qui mi fermo per scattare un paio di foto: poco più avanti cattura la mia attenzione, in un interessante profilo, l’Ancien Hospice du Petit Saint-Bernard che, con questa pioggia e nuvole basse, assume un aspetto spettrale.

Sono quasi arrivato al valico, mancheranno non più di un paio di chilometri. Intanto, mentre pedalo, incontro, alla mia destra, la Chapelle Mortuaire de l’Abbé Pierre Chanoux e, subito dopo, le Jardin Botanique Alpin Chanousia, due pittoresche strutture di alta montagna. Infine arrivo al cartello del Petit Saint Bernard, e posso finalmente godermi una bella birretta.

Salgo in sella e mi avvio per una lunga discesa nel Vallone di La Thuile, ancora sotto la pioggia. Sono una sessantina i chilometri che ancora mi separano dal capoluogo Valdostano, quindi meglio accelerare il passo. Ma subito dopo essere partito sono costretto ad una breve sosta per scattare un paio di foto al Lago Verney, uno dei più grandi della Val d’Aosta, c’è un’atmosfera emozionante e mi fermo volentieri per catturarla. Il primo centro che incontro scendendo è La Thuile che, a prima vista, sembra davvero molto carino. Nel frattempo ha finalmente smesso di piovere, è un po’ freddino ma sopportabile.

Continua la mia cavalcata verso valle, una serie di stretti tornanti portano al comune di Pré-Saint-Didier nella Valdigne, all’uscita del paese c’è lo svincolo che a sinistra porta nella famosissima località turistica di Courmayeur, comune di appartenenza della montagna più alta d’Italia, il Monte Bianco “il Re delle Alpi”.

La mia direzione è invece a destra, dove continua la lunga volata verso Aosta. Questa tappa sembra non terminare più. Sono quasi le 18:30 quando arrivo a piazza Emile Chanoux, dove mi siedo su una panchina in attesa che arrivi Max per andare a bere due birre insieme prima di cena.







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