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“Smettete di ammazzare bambini”: dall’Olanda a New York, la storia si ripete?

News • di 15 marzo 2018

A New York un nuovo movimento a favore della sicuezza stradale riprende lo slogan usato in Olanda negli anni Settanta: “Stop killing children”.

manifestazione New York

Da Amsterdam…

“Non siamo mica in Olanda”. Quando proponiamo di favorire l’uso della bici in Italia, uno dei commenti meno intelligenti è questo. Come se in Olanda le bici fossero diffuse per qualche principio naturale, e non per una precisa politica di mobilità.

Negli anni Settanta Amsterdam assomigliava alle peggiori città italiane: auto dappertutto, e molti morti per incidenti; molti bambini, anche.

Fino a quando i cittadini non hanno detto basta. Anzi, hanno detto: “Stop de Kindermoord”, smettete di ammazzare bambini. Per vedere il risultato basta prendere un volo Ryanair per Amsterdam.

Un messaggio forte. Smettete di ammazzare bambini.

…a New York

Un messaggio che è ripreso oggi in quella che una volta era la Nuova Amsterdam, diventata poi New York con il cambio di regime coloniale.

corsi meccanica ciclistica

Nelle ultime settimane, due bambini sono morti per le strade di New York. “Solo” due bambini su milioni di abitanti, vi diranno giustamente gli statistici. Due bambini di troppo, vi dirà la vostra coscienza.

Migliaia di cittadini hanno deciso però di non accettare più con rassegnazione questa situazione. E hanno rispolverato gli antichi slogan.

Questo video documenta la protesta, con gli organizzatori che si rifanno esplicitamente alle iniziative olandesi degli anni Settanta.

Tutto questo in una città che comunque negli ultimi anni ha visto grandi miglioramenti nell’infrastruttura ciclabile.

Appuntamento a Roma il 28 aprile

Anche da noi, ora, c’è la possibilità di farsi sentire, di provare a cambiare le cose.
Venite con noi a Roma, il 28 aprile, ai Fori Imperiali. Cambiamo noi la strada.

2 Risposte a “Smettete di ammazzare bambini”: dall’Olanda a New York, la storia si ripete?

  1. Fabio ha detto:

    Buongiorno!
    Giusto, non bisogna mica andare in Olanda per usare la bicicletta in Italia. Potrebbe essere una risposta sintetica (e sommaria) al sintetico (e sommario) commento. Però il nostro approccio è diverso. E’ politico, perchè a monte non c’è una precisa scelta non dico di favorire ma di indicare la bicicletta come reale alternativa nel ventaglio di scelte di mobilità. Nella speranza che gli atteggiamenti cambiano, continuiamo la nostra scelta alternativa di approccio alla mobilità. Per quanto possibile. Cercando di non farsi male, e non far male a nessuno.

  2. stefano ha detto:

    ma di cosa stiamo parlando? Ma de che? vi pare un paese normale questo che ogni volta che si mette in cantiere una nuova ciclabile si debba assistere allo spettacolo penoso dei commercianti che si lamentano?
    Vi pare normale questa Italia che ha una capitale ove le ciclabili non sanno nemmeno cosa siano o quasi?
    Vi pare normale che certi partiti in diverse occasioni abbiano dichiarato che la ciclabilità non fa parte delle loro priorità, e certi altri partiti abbiano segato chi si è distinto in favore della ciclabilità?
    Vi pare normale che le zone 30 (vedi Milano) siano fatte solo con un cartello per terra (niente dossi, niente rallentatori, niente corsie ristrette) con le macchine che (non esistendo controlli) se ne infischiano del limite?
    Ma qualcuno è mai andato a Parigi o a Londra?
    E in tema della tanto annunciata ciclabile sul Po fino a Venezia, che attirerà (oh si, eccome) frotte di cicloturisti (altro che Danubio), con tanto di Rai 3 che ne parlava, è un film che voglio vedere fino alla fine.
    Non siamo in Olanda? Certo che non lo siamo, basta piazzarsi ogni mattina davanti a ogni scuola, esempio paradigmatico di come non si concepisca altro che le 4 ruote per muoversi

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