Il nostro appello al Ministero dell’Ambiente: servono incentivi all’acquisto di biciclette

17 Settembre 2019

Ieri si è tenuto una tavola rotonda al Ministero dell’Ambiente in occasione dell’inizio della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (SEMS).

Ho avuto il piacere di partecipare come relatore, assieme ad altri amici del mondo ambientalista e delle associazioni che si battono per una mobilità più sostenibile. Ciascuno ha presentato proposte e richieste di breve, medio e lungo periodo. Riassumendo, sono andate tutte nella stessa direzione: è giunto il momento di abbandonare il modello dell’automobile privata con motore a combustione interna e affrontare seriamente il tema della demotorizzazione che è l’unica via possibile.

Il ministro Sergio Costa si è presentato con provvidenziale e giustificato ritardo poco prima del mio intervento e mi ha dato la giusta motivazione per riassumere nei pochi minuti a disposizione le mie proposte.

Ho fatto presente alla platea e allo staff ministeriale che l’Italia è il primo paese in Europa non solo per tasso di motorizzazione, ma anche per la produzione di biciclette e che il comparto negli ultimi dieci anni (al Ministero c’era la Prestigiacomo e a Palazzo Chigi Berlusconi) non ha mai ricevuto un solo euro di supporto da parte dei vari governi che si sono succeduti. Ho fatto presente che gli incentivi del 2009 non furono una buona idea perché portarono a un aumento immediato delle vendite (per chi aveva scorte sufficienti) e a un collasso nell’anno successivo che crearono non pochi problemi alle aziende.

Ho suggerito quindi di mutuare il modello britannico del Cycle Scheme che consente ai lavoratori di acquistare la bicicletta che gli servirà per andare al lavoro pagandola a rate con il proprio stipendio lordo ottenendo quindi uno sconto compreso tra il 25% e il 35%.

L’introduzione di questa misura ha portato a un boom di vendite di oltre il 60% che è rimasto costante nel tempo.

Ho chiesto inoltre di avviare una sperimentazione per rendere la bicicletta prescrivibile dal medico di base per tutti coloro che sono affetti da malattie correlate agli stili di vita sedentari (obesità, malattie cardiovascolari, diabete, etc.) invece delle medicine e che, quindi, la bicicletta possa essere detraibile fiscalmente esattamente come un qualunque presidio sanitario.

E ho chiesto infine di dare supporto ai tecnici dei nostri comuni che spesso sono rimasti fermi a logiche di fluidificazione del traffico e non hanno idea di come gestire le altre forme della mobilità perché non hanno accesso a momenti di formazione e non hanno possibilità di sperimentare soluzioni innovative perché imbrigliati da un codice della strada pensato solo per regolare le automobili.

Ho chiesto tre cose semplici ma che sarebbero in grado di innescare un cambiamento progressivo e contagioso che potrebbe portare risultati sorprendenti soprattutto rispetto alle tre più grandi sfide che il nostro paese si ritrova a fronteggiare: il cambiamento climatico, la congestione nei centri urbani e la sedentarietà della popolazione.

Sergio Costa

Al termine della tavola rotonda il ministro Costa ha fatto presente che è in corso di stesura la nuova legge di stabilità e che qualcosa sulla mobilità sostenibile dovrà essere necessariamente presente, ma anche che i contenuti sono in corso di definizione e ha così lanciato l’idea di un tavolo di coordinamento in seno al Ministero dell’Ambiente tra le associazioni per la mobilità sostenibile.

Restiamo sintonizzati, incrociamo le dita e speriamo che prima o poi qualcuno si degni di spiegare al mondo che cos’è la mobilità sostenibile perché con questa tiritera si finisce sempre che i soldi per le auto elettriche non mancano mai, ma non si trova mai un centesimo per le biciclette, per le piste ciclabili o per il trasporto pubblico.

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