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Allora vogliamo anche noi l’esenzione dall’IVA

News, Rubriche e opinioni • di 27 Settembre 2019

Come ricordato in un articolo precedente, un pronunciamento dell’Agenzia delle Entrate ha stabilito che anche le autoscuole devono, come tutti i comuni mortali, applicare l’IVA al 22% sulle proprie prestazioni perché l’offerta formativa non è assimilabile a quella di scuole e università.

E sono rimasto un po’ colpito quando ieri ho scoperto che il Movimento 5 Stelle ha in mente una legge “Salva-Autoscuole” che vuole impedire (giustamente) la riscossione retroattiva dell’IVA non versata (ma neppure incassata) nel corso dei 5 anni precedenti e che, però, vuole continuare a rendere le attività di scuola guida esentate dall’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto.

Riporto testualmente: La legge Salva Autoscuole è solo un punto di partenza e non intendiamo fermarci a questo: insieme al Governo continuiamo a lavorare per tutelare anche i clienti delle autoscuole, i corsisti e le famiglie italiane, dal peso dell’incremento dell’IVA dallo 0 al 22% imposto dalla sentenza della Corte europea.”.

In termini economici, questi “aiuti di stato” significano un mancato introito di almeno 150 milioni di euro ogni anno per lo Stato, denaro che potrebbe essere utilizzato per la scuola, per la sanità o, come da noi proposto, per una progressiva transizione da una mobilità ad alto impatto ambientale a una mobilità sostenibile e amica dell’ambiente.
Ma al netto della scelta strategica su come allocare il denaro, resta di fondo una questione etica: è giusto che alcuni tipi di corsi siano esentati dalle tasse, mentre altri non lo sono?
Ovvero, perché un corso di inglese o di informatica deve essere tassato al 22% mentre una scuola guida deve esserne esentata?
Noi nel nostro piccolo eroghiamo corsi di formazione di meccanica di bici, biomeccanica e di pianificazione della mobilità urbana e cicloturistica. Nel corso dello scorso anno abbiamo versato all’erario circa 57 mila euro di IVA e l’abbiamo fatto con piacere perché sappiamo che le nostre tasse hanno contribuito a pagare lo stipendio degli insegnanti, a pagare la manutenzione delle strade e a dare assistenza ai disabili.
Tuttavia, se anche i nostri corsi fossero stati esentati dall’IVA, avremmo potuto essere più competitivi, abbassare i prezzi e ottenere più ordini e quindi più fatturato. A ciò si aggiunga il fatto che i nostri corsi vanno nella direzione di stimolare una transizione verso una società amica dell’ambiente, mentre i corsi delle scuole guida insegnano a utilizzare oggetti che inquinano, occupano spazio, creano traffico e incidentalità stradale. Perché dovrebbero, quindi, essere incentivati?


aida

Al di là di ogni possibile polemica di natura partitica, vorrei ricordare che il Movimento 5 Stelle ha costruito la propria proposta politica attorno alla lotta ai privilegi, ma l’esenzione dall’IVA di una specifica categoria, come la vogliamo definire se non un privilegio bello e buono?

Per questo mi auguro che il principale partito della maggioranza di governo voglia scendere a più miti consigli: salvaguardare i proprietari delle autoscuole dal versamento dell’IVA arretrata è cosa sacrosanta perché significherebbe mettere in croce 6.910 piccoli imprenditori che sarebbero costretti a chiudere, ma continuare a esentarli dal pagamento dell’IVA sarebbe uno sfregio nei confronti di tutti gli imprenditori onesti che pagano regolarmente le tasse e non hanno la forza per andare a bussare alle porte di Palazzo Chigi per chiedere trattamenti di favore.







2 Risposte a Allora vogliamo anche noi l’esenzione dall’IVA

  1. Ciclista Sdraiato ha detto:

    L’unica cosa che mi viene da scrivere dopo aver letto le dichiarazioni di questi signori è che sono schifato da questo “nuovo che avanza” che di fatto è tanto uguale al “vecchio” di 30 e passa anni fa. Ho come la vaga impressione che le loro parole non faranno altro che portare presto molta acqua (e denaro) al mulino di chi spaccia l’auto ibrida/elettrica come mobilità sostenibile. Tristezza a palate

  2. Sandro Antonucci ha detto:

    Probabilmente in Italia (considerando le alternative nulle quasi ovunque) prendere la patente è considerato come in diritto di prima necessità.

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