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Le bici del futuro avranno tutte il cambio automatico?

Le bici del futuro avranno tutte il cambio automatico?

L’introduzione della tecnologia e dell’elettronica sulle bici sta diventando ormai un dato di fatto. L’espandersi del mercato delle ebike, complice gli incentivi degli anni scorsi, come anche una politica che promuove l’utilizzo della bici (ma non è il caso dell’Italia), hanno permesso di far abbracciare a un pubblico sempre maggiore l’utilizzo dell’ebike come mezzo di trasporto quotidiano e non solo come mezzo di piacere.

I cambi elettronici sono ormai una realtà nel medio-alto di gamma nelle bici da corsa, ma anche nelle MTB la tendenza dei costruttori è quella di abbandonare i deragliatori a tiraggio meccanico. Non ultimo sembrerebbe che Shimano stia portando avanti lo sviluppo di una frenata idraulica-elettronica.

Insomma: l’elettronica e la pedalata assistita hanno fatto fare un salto di qualità nel mondo delle bici permettendo a un pubblico sempre maggiore di ri-scoprire un mezzo tanto semplice, ma non sempre amato per la fatica che si incontra nel suo utilizzo, soprattutto se non si è allenati a dovere.

I vantaggi sono evidenti: la bicicletta diventa un mezzo di trasporto “senza pensieri”.
A rafforzare questa visione è l’introduzione del cambio automatico.

Cambio automatico sulle ebike

Già con l’introduzione del sistema CUES Di2 di Shimano e di altri sistemi proprietari (Bosch-Nuvinci), le e-city bike e quelle da e-trekking sono diventate più facili e intuitive da condurre con la selezione automatica di una marcia più leggera in fase di rallentamento o di arresto, per una ripartenza senza problemi sfruttando il più possibile agilità e potenza del ciclista, abbinate ovviamente alla spinta del motore elettrico.

Semplicità d’uso

Il messaggio che arriva all’utilizzatore di queste bici è chiaro: è possibile avere sempre la marcia giusta quando si pedala per le strade cittadine grazie al sistema automatico che prende il controllo quando ci si sta per fermare, trovando automaticamente la marcia ottimale quando si riprende a pedalare.

Una novità più consistente dell’ultimo periodo è quella dell’azienda statunitense Sram che ha acquistato due brevetti non originali, ma sviluppati dall’azienda Civilized Cycles (poco conosciuta sul mercato internazionale). Essendo brevetti, non sapremo mai se effettivamente entreranno in produzione, ma diventare proprietari equivale al diritto di escludere altri dall’utilizzo dell’idea. L’intuizione avuta da Civilized Cycles – già nel relativamente “lontano” dal 2011 – è davvero interessante.

Civilized Cycles opera nel settore della mobilità sostenibile attraverso modelli di bici per l’utilizzo urbano con borse incorporate nella parte posteriore della bici e una sospensione al triangolo posteriore modulabile, ma anche cargo bike per la consegna di merci e trasporto persone. Proprio in questo ambito sembra andare lo sviluppo del brevetto acquistato da Sram. Qual è dunque la novità che Sram ha voluto fare propria con il sistema detto “Coast Shift” a maggio 2024?

Le novità che migliorano ulteriormente questa tecnologia

Sostanzialmente la corona del motore si muove liberamente dalle pedivelle, permettendo di cambiare marcia mentre si procede per inerzia a “pedali fermi”.
Con quale vantaggio? Aumentando le possibilità di cambio di marcia ovunque (indipendentemente dal fatto che si pedali o meno), si può avere il controllo totale, anche quando il terreno davanti a sé non è favorevole alla pedalata: terreni sconnessi, ripartenze da fermo in salita, eccetera.

I due brevetti acquisiti da Sram, nel dettaglio

Quindi, quali diritti ha effettivamente acquistato Sram?

Il funzionamento dei due brevetti è molto simile, ma il primo definisce principalmente il funzionamento del deragliatore e il secondo definisce principalmente il funzionamento del motore. In entrambi i casi, la velocità di azionamento della cassetta è inferiore o uguale alla velocità della ruota. Questo è importante perché il motore non “spinge” la ruota posteriore se la velocità della cassetta è uguale o inferiore alla velocità della ruota posteriore.

Come funziona il brevetto innovativo per il cambio automatico acquisito da Sram

Controller elettronico per pedalare sempre con il migliore rapporto

Nella fig. 10B è illustrato questo concetto: una forza di pedalata pari a zero ma una forza della catena derivante esclusivamente dalla forza del motore. Pertanto, il motore fa ruotare la cassetta, consentendo il cambio di marcia con il deragliatore. Il sistema di cambio automatico si spinge oltre, introducendo un controller elettronico in grado di monitorare la velocità della bicicletta e di determinare, in base alla velocità istantanea, una marcia più efficiente rispetto a quella che si sta utilizzando.

I possibili utilizzi anche per la mobilità urbana

Probabilmente questo sistema, seguendo la linea di sviluppo attuale di Sram della nuova tecnologia Eagle MTB è verosimile pensare che trovi il suo naturale campo di applicazione sulle mountain bike. Ma è nel mondo della “mobilità urbana” che questo sistema ha tutte le carte in regola per essere implementato.

Per mettere le cargo bike nelle mani delle persone, e utilizzare le bici nella mobilità urbana è necessario incentivare la bicicletta nello stesso modo in cui le aziende automobilistiche incentivano le automobili: facilità di movimento e di utilizzo senza preoccupazioni. Allo spostamento ci pensa la bici, tu devi solo stare seduto e far girare le gambe, senza fatica restando concentrato unicamente su ciò che avviene di fronte a te.

Sarà una visione eccessiva, ma mi piace credere che Sram intraveda questa opportunità e cerchi di espandere le proprie offerte Eagle (la parte del controller di Eagle) al di fuori della mountain bike per persone che utilizzano la bici nella mobilità urbana e anche per lavoro.

La mountain bike è il più delle volte utilizzata per piacere, la bici e la cargo bike in ambito urbano rappresentano strumenti concreti per cambiare il paradigma della mobilità a favore della ciclabilità: diverse capitali europee e mondiali lo hanno già capito da tempo.

L’idea di poter salire o scendere di marcia senza effettivamente spingere sui pedali è un indubbio vantaggio per coloro che potrebbero essere più in difficoltà nell’utilizzo della bicicletta. Non è altro che un piccolo perfezionamento per facilitarne l’uso. E ben venga ogni intuizione in questo senso.

Si “guadagna” tanto nell’abbandonare un’auto: e non solo in termini di risparmio economico. Ma se questo passaggio avviene grazie a una tecnologia che facilita e incentiva, non ci resta che aspettarla con ansia.

[Fonte: wheelbased.com]

Commenti

  1. Avatar Tiziano ha detto:

    Infatti le citta 30 vanno in questa direzione ,ma per le macchine .

    E’ demenziale anche solo pensare di andare a 30 km con una bici in ambito urbano (quindi su pista ciclabile)

  2. Avatar MARCO GALLI ha detto:

    per la mobilità urbana sarebbe opportuno portare la velocita almeno a 30kmh

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