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De Rosa, 71 anni di passione portati con stile

De Rosa, 71 anni di passione portati con stile
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1953-2024. Sono 71 anni di vita per la De Rosa di Cusano Milanino. Un brand che gli appassionati conoscono bene. Un’azienda familiare che produce biciclette che hanno contribuito alla storia del ciclismo. Oggi alla terza generazione.

Cristiano De Rosa ricorda suo padre, Ugo, mancato l’anno scorso, e la mamma Maria, tutt’ora attenta all’evoluzione dell’impresa che ha contribuito a fondare e far crescere. Stesso impegno da parte dei loro figli, Cristiano, Danilo e in un primo tempo anche Doriano, la seconda generazione.

Attualmente, anche i tre figli di Cristiano fanno la loro parte: Nicholas si occupa delle collezioni, Federico del controllo qualità e Francesco della comunicazione. «Per festeggiare i nostri primi settant’anni, nel 2023 abbiamo ripreso la prima bottega di papà, in piazza XXV aprile a Cusano Milanino. È diventata un luogo dove facciamo storytelling, e incontriamo chi vuole conoscerci meglio. Arrivano anche dall’estero. L’anno scorso abbiamo organizzato 300 incontri e offriamo un book in omaggio con la storia di papà e dell’azienda» racconta Cristiano.

Ci racconti in breve la storia di De Rosa?

Cristiano De Rosa
Cristiano De Rosa

«Papà aveva iniziato a creare i suoi primi telai e bici, che vendeva a amici e qualche corridore. Poi gli capitò un colpo di fortuna. In un meeting al Vigorelli, dove faceva il meccanico di supporto, prestò una sua bici a Raphaël Géminiani, un corridore che apprezzò il mezzo. Tanto che gli chiese di costruirne altri, per lui. Da lì partì il passaparola tra i corridori. Papà poi ha lavorato per squadre di livello: Faema, Faemino, Ignis… E per campioni che hanno fatto la storia del ciclismo, come Gianni Motta e il grandissimo Eddy Mercks. Iniziò a vendere anche all’estero, soprattutto negli Usa e in Giappone. La nostra azienda oggi esporta in 55 Paesi del Mondo».

Quanta parte della vostra produzione va all’estero?

«Circa l’80%. Oltre ai mercati storici, Usa e Giappone, oggi il nostro primo mercato è la Cina. Poi c’è il Nord Europa, il Benelux, l’Inghilterra post Brexit. Ma anche Cile, Costa Rica, Colombia, Paesi dove i consumi e la cultura della bici sono in crescita».

Sponsorizzate team sportivi?

«Sì, il Vf Group Bardiani, squadra storica professionistica Italiana, il Bingoal Wp, belga, e anche K2, squadra women. Siamo attenti al mondo ciclistico femminile, perché sta crescendo».

De Rosa ha una dimensione industriale?

De Rosa Pininfarina

«No, si parla di industria quando la produzione supera i 100mila pezzi. Noi siamo un’azienda strutturata, che realizza 7500 bici l’anno e conta sua una rete vendita efficiente. Ho 61 anni, è dai primi anni 80 che mio padre mi ha affidato questo compito: girare il mondo per far conoscere il nostro marchio, in primo luogo nel mondo del ciclismo professionistico. In azienda, tra interni e struttura esterna per la verniciatura, siamo in 30. La sede è sempre a Cusano Milanino, su 2.200 mq, che contengono l’unità produttiva e lo show room. Per le vendite, abbiamo diversi canali: punti vendita specializzati, rivenditori e distributori, per i mercati più lontani, e il nostro sito, per il direct consumer».

In cosa vi distinguete?

«Siamo autentici, rappresentiamo noi stessi, la continuità generazionale della proprietà. Trasmettiamo chi siamo, i nostri valori base e linee ben chiare. Puntiamo sui nostri 4 materiali da costruzione: titanio, acciaio, alluminio (oggi meno) e carbonio. Anche sui metalli realizziamo prodotti taylor made. Il su misura è un approccio che ci avvicina al mondo della moda, al made in Italy che rende i nostri prodotti riconoscibili a livello mondiale».

Sperimentate nuovi materiali?

«Non ci diamo mai dei limiti. Non insistiamo solo sulle nostre radici, ma guardiamo all’evoluzione del prodotto bici. Sappiamo dove vogliamo andare e cosa fare. I materiali si sono evoluti tantissimo. Le biciclette hanno oggi tanti aspetti tecnologici da affrontare: meccanica, elettronica, idraulica. Poi ci sono i materiali del telaio, un vortice di evoluzione continua. Si aggiunga la ricerca stilistica e il design. Collaboriamo con Pininfarina, per sviluppare prodotti che rappresentino l’italianità, il nostro stile da esportare. Il mondo delle corse, poi, resta il banco di prova dei materiali impiegati».

Avete sperimentato materiali naturali?

«Legno, bambù non consentono un certo tipo di performance. Stiamo seguendo sperimentazioni sulla combinazione del carbonio con altri materiali, come canapa e polimeri tessili. Per l’uso di materiali alternativi, non possiamo fare passi falsi. Ci sono obblighi stringenti e norme Iso da rispettare. Prove sulla sicurezza, crash test. Alcuni materiali si possono impiegare solo nelle scelte estetiche».

Siete un’azienda sostenibile?

«Non ancora, ma ci puntiamo, anche se non è un obiettivo immediato. La bici, però, è il mezzo perfetto per la sostenibilità: non inquina, non produce Co2».

Chi sono i vostri clienti?

«Abbiamo evidenziato alcuni profili: atleti, anche indipendenti, dal mondo race; persone che corrono in modo amatoriale, ma si preparano seriamente, dalla scelta della bici allo stile di vita; consumatori health che puntano a stare bene, altri che si approcciano per la prima volta al mondo della bici. Abbiamo prodotti adatti per tutti loro. In generale, l’acquirente si è elevato, nella cultura di base, nella conoscenza del proprio corpo e nella ricerca del benessere, nelle competenze tecnologiche, compreso l’uso di app per l’allenamento e il monitoraggio. Poi ci sono le donne, spesso più preparate degli altri».

Le vostre bici sono uno status symbol? Quanto costano?

De Rosa Pininfarina

«Sono prodotti esclusivi e unici. Non mi piace fare nomi, ma personaggi importanti pedalano con noi. Il costo di un prodotto come il nostro va comunicato con i contenuti che ha. Comunque va dai 4mila ai 15mila euro. Prezzi che valgono sia per il mondo race sia per i consumatori».

C’è ancora spazio per chi vuole produrre bici in Italia?

«dopo i boom del lock down ci siamo ridimensionati, ma ci sarà sempre più gente che pedalerà. La nuova utenza usa le bici con pedalata assistita, per muoversi in città e per il tempo libero. Per esigenze di mobilità urbana, per passione, per stare bene. Serve chi racconti e venda il mondo delle due ruote. E chi sviluppi il cicloturismo. È una grandissima opportunità per far conoscere l’Italia e il made in Italy, quindi anche il nostro lavoro. L’economia della bicicletta ha ancora tante potenzialità inespresse. Manca l’organizzazione».

Commenti

  1. Angelo Carlo Fomia ha detto:

    Vorrei saper dove vengono prodotti i telai in fibra di carbonio

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