Un’operazione senza precedenti ha travolto il mondo delle consegne a domicilio. Controlli serrati al centro di Milano: l’80% delle ebike ispezionate è risultato irregolare. Sequestrati 54 mezzi, quasi tutti appartenenti a rider. Ecco cosa sta succedendo davvero.
Retata contro i rider, a caccia di ebike truccate. Il 4 e 5 luglio 2025, il centro di Milano è stato teatro di una massiccia operazione di controllo della cosiddetta “mobilità leggera” concentrandosi sulle ebike, principale strumento di lavoro per centinaia di rider. Molte di queste sono risultate truccate per superare i 25 km/h consentiti, trasformandosi a tutti gli effetti in motorini senza targa, assicurazione né omologazione.
Leggi anche: Tutti i motivi per cui truccare un’ebike è una cattiva idea
Controlli a tappeto: che cosa hanno trovato
L’iniziativa – una tra le prime del genere in Italia – è nata dalla collaborazione tra i Carabinieri dell’Aliquota Infortunistica del Nucleo Radiomobile di Milano, supportati dalla Compagnia Duomo e dal 3° Reggimento Lombardia, insieme ai tecnici del Ministero dei Trasporti e della Motorizzazione Civile.
Questi ultimi hanno messo in campo strumentazioni avanzate, provenienti dal dipartimento di Bari, capaci di rilevare alterazioni nella potenza e nella velocità dei mezzi. L’obiettivo? Scoprire chi trucca i veicoli per renderli più veloci (e più pericolosi).
I numeri della maxi retata contro i rider a Milano
In sole 48 ore sono stati controllati 71 veicoli. Il dato che ha colpito di più? 54 sono risultati non idonei alla circolazione e sono stati sequestrati. E ben 51 appartenevano a rider operativi per le più note app di delivery: in pratica, oltre l’80% delle ebike controllate era fuorilegge, secondo quanto riportano le cronache.
Le violazioni accertate sono pesanti: guida senza patente, mancanza di assicurazione, assenza del casco e veicoli non omologati. In totale sono state elevate 271 contravvenzioni per un ammontare complessivo di circa 378.000 euro.
Un precedente nazionale: cosa cambia da ora
L’operazione milanese è una delle prime in Italia ad avere una tale portata e rappresenta un segnale chiaro: la mobilità leggera non è più una zona franca. I controlli proseguiranno, promettono le autorità, e il messaggio per i rider è inequivocabile: le regole valgono per tutti.
Perché proprio i rider?
La stragrande maggioranza dei mezzi risultati irregolari appartenevano a rider. Questo suggerisce che l’aumento delle prestazioni dei veicoli non è frutto del caso, ma di una strategia deliberata per aumentare le consegne e guadagnare di più in meno tempo. I rider spingono sui pedali in condizioni estreme, sotto il sole o la pioggia, per guadagnare poche decine di euro al giorno. Corrono contro il tempo, contro l’algoritmo, a volte anche contro le regole della strada. Ma a quale prezzo?
La piattaforma di food delivery Glovo aveva addirittura previsto un “bonus caldo” a partire dal primo luglio scorso, un incentivo economico aumentare i guadagni delle consegne effettuate con alte temperature e spingere i rider a lavorare anche con 40°C: provvedimento poi ha ritirato dopo pochi giorni, sull’onda delle proteste.
Servono più regole o più tutele?
L’operazione dei Carabinieri a Milano – a cui ne seguiranno presumibilmente altre in tutta Italia – ha scalfito solo la punta dell’iceberg del problema. Ma la vera domanda è un’altra: basta colpire chi guida, o bisogna guardare anche chi li costringe a correre? Le piattaforme digitali possono tracciare ogni corsa (e di fatto lo fanno): sarebbe molto semplice stabilire tempi umani di percorrenza e accorgersi di chi forza i limiti.
Oppure fornire loro strumenti di lavoro idonei (leggi: ebike omologate) esattamente come già gli si forniscono le divise, i caschi e gli zaini termici brandizzati per trasportare il cibo delle consegne. Ma forse è più comodo continuare a reclutare nuovi rider a cottimo, anziché cambiare sistema, scaricando su di loro – l’ultima ruota del carro – l’acquisto di mezzi da lavoro a pedali spesso non adeguati, di scarsa qualità costruttiva e fuorilegge. Come ha dimostrato questa prima maxi retata contro i rider.
Una stretta che colpisce i più deboli, ma risolverà qualcosa?
Ma cosa succederà ora? I rider colpiti dalla retata non scompariranno da un giorno all’altro. Nella migliore delle ipotesi, chi ha perso il mezzo ne troverà un altro, magari identico, magari ancora più truccato. Nella peggiore, finirà tra le braccia di chi approfitta del bisogno: manovalanza a basso costo per circuiti di illegalità più grandi di una semplice consegna di cibo a domicilio.
E la sicurezza sulle strade? Non aumenterà. Almeno non finché si continuerà a colpire solo l’anello più debole della catena, l’ ultima ruota del carro. Perché è più facile fermare un rider in strada che chiedere conto alle piattaforme per cui lavora. È più comodo puntare il dito su chi infrange le regole del Codice della Strada, anziché chiamare in causa chi lo spinge a farlo.
La verità è semplice e scomoda: questa retata ha fatto molto rumore anche sui mass media, ma non cambierà nulla. Si è scelto di colpire il bersaglio più facile, ignorando i veri responsabili di un pericoloso fenomeno da debellare.


















Avranno anche fatto una retata, ma io a Milano continuo ad incrociare riders che non fanno neanche finta di pedalare, naturalmente fregandosene di stop, sensi unici e precedenze.
Non tiriamo fuori la storia che sono sfruttati, perchè non centra nulla con la rimozione del sensore di pedalata. Vanno senza pedali sempre, non solo quando devono consegnare.
grazie tutto quello che fate voi
Io legalizzerei le ebike senza bisogno di pedalata: sarebbe poi la situazione che c’era con i “cinquantini” (ciclomotori) fino al 1992 per quello che riguarda targa e assicurazione, per la patente pure qualche anno dopo e il casco per i maggiorenni su cinquantino diventò obbligatorio solo nel 2000.
Insomma, non è che si tornerebbe così tanto indietro ed i veicoli sarebbero elettrici.
Questi poveretti pagheranno per mantenere uno stato che permette a milioni di cittadini ladri di evadere centinaia di miliardi di tasse, mentre continuano a vivere e ad usufruire del bene comune pagato dagli onesti. Immagino che tanti di questi ladri commenteranno che “la legge è uguale per tutti….” augurandoti che questi sfruttati fungano da capro espiatorio. Vergognatevi.
Alberto, nessuno si sogna di dire che i rider possono fare quello che vogliono perché “poveretti, sono sfruttati”, ma se i rider erano 51 su un totale di 54 sanzionati, vuol dire che il problema è di sistema.
Pancia vuota non conosce legge, quindi ok sanzionare chi è irregolare, ma se ci si ferma lì si fa del cattivismo inutile come il buonismo: bisogna agire anche sul sistema che genera questo sfruttamento e di fatto spinge i più deboli a delinquere; per esempio obbligando le piattaforme a fornire bici omologate e rendendole corresponsabili delle eventuali irregolarità. Poi se il singolo rider trucca la bici che gli è stata affidata, oltre a essere sanzionato poi se la vede con la piattaforma, che a questo punto si guarderà bene dal chiudere tutti e due gli occhi.
La legge deve essere rispettata da tutti. Punto. Se io fossi il sanzionatore mi chiederei però come mai ho trovato otto bici su dieci irregolari. Stiamo parlando di una classe di lavoratori deboli e praticamente senza tutele, per i quali probabilmente quella è l’unica fonte di reddito. Non stiamo parlando di “gig economy”, ma di lavoro sommerso. In altri paesi i rider sono stati regolarizzati come dipendenti a tutti gli effetti, con tutte le tutele (malattia inclusa) previste dalle leggi locali. Sarebbe auspicabile un passo in questa direzione anche nel nostro paese, sarebbe un passo verso la civiltà. Inoltre la bicicletta è uno strumento di lavoro, e dovrebbe essere fornita dal datore di lavoro: così facendo saremmo sicuri che le biciclette non vengano “truccate” per raggiungere velocità più alte durante gli spostamenti. Rimane l’incognita degli algoritmi: per come vanno le cose nel nostro paese con ogni probabilità servirà una legge per obbligare i datori di lavoro a imporre velocità di percorrenza sui percorsi selezionati dagli algoritmi <= 25 km/h. Ma tutto questo scatenerà il solito braccio di ferro tra gli "imprenditori" che vogliono una forza lavoro a cottimo e facilmente rimpiazzabile e chi lotta ogni giorno per portare a casa la pagnotta. Speriamo bene.
La legge dovrebbe essere uguale per tutti e tutti la devono rispettare a prescindere da chi sono e dal lavoro che svolgono. Se poi le regole sono fatte per migliorare la sicurezza delle persone, a maggior ragione, devono essere osservate e le forze dell’ordine fanno bene a fare i controlli e le cosiddette “retate” dove, oltre ai Rider dovrebbero essere controllate anche le bici elettriche di tutti i cittadini che passano per quel posto di controllo.
Se io, che non sono un rider, vado al lavoro con la mia bici elettrica di corsa per non arrivare in ritardo (sono ecologico perchè non uso mezzi a combustione interna) e vengo fermato, trovato irregolare e multato, va bene a tutti e nessuno scrive articoli sui giornali; se invece il controllo viene effettuato su un Rider che ha la bici truccata, superveloce (e spesso gira in città contromano, sfrecciando sui marciapiedi, rischiando di investire i pedoni ecc. ecc. per arrivare prima), ecco che si scrivono articoli e la notizia viene presentata come una “persecuzione” nei confronti di questi lavoratori sottopagati e sfruttati…
Questo modo di pensare lo ritengo un “inutile buonismo” perchè i controlli devono essere fatti più spesso, indifferentemente in tutte le città e su tutte le bici elettriche circolanti in modo capillare con il fine di contrastare l’illegalità e migliorare la sicurezza delle strade.
Il problema dello sfruttamento dei Rider non lo si risolve consentendo loro di viaggiare su mezzi truccati senza rispettare il codice della strada ma con delle leggi specifiche che li tutelino nei confronti delle aziende che li sfruttano.
…per non parlare poi dei monopattini che, anche con le nuove regole, sono utilizzati in modo selvaggio e i controlli sull’uso del casco e sulle regole di circolazione sono praticamente inesistenti. (ma questo è un altro problema!)
Le piattaforme sono complici. Dovrebbero pagare in solido coi rider che non rispettano la legge. Si fa tanto rinite sulle responsabilità del subappalto e poi qui nulla. Inoltre aggiungo che un po’ la colpa è anche di chi acquista: vogliono la cena calda a casa senza pagare il giusto prezzo per il servizio….
Sono due cose completante diverse! Giusto colpire le Ebike truccate di tutti, rider, radical ecc. , giusto colpire chi si approfitta dei lavoratori.
semplice senza ipocrisie!
Mi piace il taglio ma io andrei più in profondità, col taglio.
Perché le piattaforme fanno questo gioco di speculazione?
Per due motivi che in realtà sono l’uno figlio dell’altro:perché possono(restano sostanzialmente impunite a prescindere) e perché il sistema economico italiano, europeo e, più in generale, occidentale è viziato da una tara che si chiama signoraggio.
È quello che costringe ad aumentare il fatturato o a declinare fino a chiudere un’azienda. Sostanzialmente banche private ci prestano il denaro a usura col risultato che si genera un’inflazione sistemica a cui si aggiungono le spese del nostro sistema, che sono sempre più elevate.
Senza parlare di questo si punta solo il dito sui cattivoni, e sono d’accordo, dei delivery ma si lascia impune chi davvero inquina la finanza.
Non ci sono 40 gradi a Milano a meno di guardare i termometri delle farmacie.
Prima si fa un regolamento o addirittura una legge inutile per vietare qualcosa di irrilevante e ridurre le possibili evoluzioni tecnologiche, poi non si fa niente per 3 4 anni, poi si fa una retata contro i più deboli e con meno rappresentanza politica, poi si continua a non fare niente per i prossimi 10 anni
Niente di nuovo “grida manzoniane”
che sulle strade le regole valgano per tutti è davvero una novità. Basta affacciarsi su una strada a qualsiasi ora per trovare auto che vanno oltre ogni limite di velocità, parcheggiate su marciapiedi e in doppia fila, guidate da gente con il telefono in mano…
I rider extra comunitari brutti e cattivi che mettono in pericolo la sicurezza degli itagliani!
Il popolino vuole questo. Diamo questo al popolino.
Poi però il panino arriva un po’ freddo a casa! Maledetto rider, non ti meriti nemmeno 50 cent di mancia!
Forse nemmeno la metà di queste multe verranno pagate… la maggior parte dei rider sono nullatenenti. 7000 euro di multa in media non vi sembra di esagerare un po’ troppo per una bicicletta?
la legge é uguale per tutti.
non conta se la usano per lavoro o sono poveri africani che con quella ci sfamano la famiglia.
pure io ho fatto venti anni in fabbrica andando in motorino, e guai a modificarlo per arrivare dieci minuti prima.
detto ciò, resta il fatto che il problema principale é la sicurezza dei cittadini non tanto in strada, quanto in luoghi tipo le stazioni dove pusher e teppisti vari girano impuniti
come giustamente scritto nell’articolo le piattaforme sanno benissimo chi usa la bici e la sua velocità, io inizierei da loro e poi a chi trucca il mezzo che va a 40km orari a discapito di chi paga un’assicurazione per una moto
Lasciate I rider a lavorare perche Dio e sempre grande.
Dio sta guardando tutti quali antipatici in questo paese.
I poverini Che stanno lavorando per portare cibo a casa non devono essere in questo humiliazione.
Non e giusto e non va bene.
Lasciate I rider pervafore.
Andate a concentrarsi sugli spacciatore.
Almeno questo rider pagano tasse.
Gli spacciatore Che stanno rovinando Italia Che non ce lavoro.
Parlate di quela.
Vergona😜😜
controllate pure le bicidi certi panzoni che girano con mtb elettriche che ti sorpassano a 30 orari in salita mentre te stai dando l’anima sulla tua bici muscolare.
dovrebbero continuare a fare questi controlli ai rider….non solo bici ma anche scooter…ci sono rider in regola sia bici o scooter come é giusto che sia…,tutti i mezzi devono essere in regola per circolare, non é giusto che ci siano rider con gomme consumate fari rotti etc etc
Bravi ,invece nel mio pensiero ignorante le contravvenzione le farei ricapitare e riscuotere alla società per la quale lavorano .
Dividendo i 378mila euro di sanzioni per 54 mezzi risultati irregolari, la media delle sanzioni è stata di 7 mila euro.
Per arrivare a 7mila euro con un veicolo a motore bisogna sorpassare attraversando un incrocio col rosso a oltre 110 all’ora con un autotreno sovraccarico.
Ci deve essere una proporzione sulle sanzioni: sarebbe un principio costituzionale.
sono arrabbiato per queste iniziative contro le Ebike “truccate” vedendo come sono costruite (massicce, ammortizzate e con gomme importanti ed una trasmissione con corona motrice da 34/36 denti) vedo che anche se si toglie il blocco ai 25 km., per andare più veloce,occorre avere un motore nelle gambe in quanto si va fuori.Spesso vedo bici da corsa leggerissime con gomme strettissime e gonfiate a 8 bar che normalmente vanno ben oltre i 25 km. Credo che chi ha fatto la legge contro le Ebike, abbia qualche interesse o non capisce nulla e legifera tanto per fare. io vedendo una Ebike e una bici da corsa ,la seconda lo dice la parola , e sicuramente andare a 40km è sicuramente meno sicura con la bici da corsa che con una Ebike che mi ripeto, anche senza il blocco, per andare a 40km occorre avere un motore nelle gambe. certe leggi occorre farle con giusta competenza non solo per il gusto come spesso avviene, per fare qualcosa.
smettiamola di difendere sempre chi sbaglia solo perché gli fa comodo, anche a me avrebbe fatto comodo tenermi la mia vecchia auto diesel euro 3, ma mi hanno vietato di circolare. anche io non avevo soldi per cambiarla e facevo orari di lavoro che non mi consentivano di usare i mezzi pubblici, ma, visto che sono italiano, per me le regole si applicano e senza sconti.
Oggi ho finito presto e sono tornato a casa in bici (circa 30 Km), sul ponte della ferrovia di Bicocca mi ha passato un rider senza neanche pedalare, poi ne ho incontrati altri 5, anche fuori città, ma tutte le loro “bici” avanzavano magicamente, senza la necessità di pedalare.
Tollerare questi comportamenti è profondamente ingiusto, specialmente nei confronti dei pochi onesti!
Speravo che gia’ un anno fa’ si smuovesse qualcosa a seguito di questa notizia:
https://www.firenzetoday.it/economia/algoritmo-rider-multa.html
Meglio tardi che mai. Mi preoccupa molto che in tutto questo i sindacati si preoccupino solo del caldo.