La bellezza di un luogo non si misura solo nei panorami, nei monumenti o nella cultura: si riflette nella cura che una comunità riserva al proprio territorio. E quando questa cura viene meno, le conseguenze sono tangibili e profonde. A Siracusa, uno dei territori siciliani con alto potenziale cicloturistico, l’emergenza rifiuti rischia di mettere in ginocchio un comparto che ha finora rappresentato una vera e propria boccata d’ossigeno per molte piccole imprese e startup locali.
Secondo una denuncia fatta dal Cna Siracusa (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e pubblicata dal Siracusa Post, alcune agenzie e operatori turistici della zona hanno registrato un preoccupante aumento delle cancellazioni per la stagione 2025. Le percentuali si aggirerebbero, secondo le segnalazioni, tra il 20 e il 25% delle prenotazioni annullate.
La causa? Il degrado ambientale lungo le principali arterie stradali percorse dai cicloturisti.

Il messaggio è chiaro: la trascuratezza del territorio non è solo un problema ambientale, ma anche economico, sociale e culturale. Quando chi sceglie di scoprire un territorio in sella a una bici incontra strade invase dai rifiuti, recensioni negative e disillusione viaggiano veloci — più veloci della possibilità di rimediare. È urgente un cambio di rotta, che metta al centro la manutenzione, il decoro e il rispetto del paesaggio come risorse primarie per un turismo sostenibile e diffuso.
Lo sguardo degli operatori

Non possiamo verificare con certezza i numeri delle cancellazioni, ma abbiamo raccolto la testimonianza diretta di un operatore locale, che conferma il danno d’immagine e la crescente frustrazione di chi lavora a contatto con i viaggiatori.
La voce è quella di Iris Marischi, operatrice cicloturistica attiva nel territorio siracusano, che ogni giorno si confronta con percorsi deturpati e opportunità perse. La sua testimonianza racconta con chiarezza l’impatto reale — umano ed economico — dell’abbandono dei rifiuti su chi prova a costruire un turismo sostenibile e di qualità.
«Il problema dei rifiuti abbandonati è vecchio quanto il cicloturismo in Sicilia. A momenti migliora e a momenti peggiora. Adesso con la stagione balneare tradizionalmente peggiora perché la gente si traferisce nelle zone balneari. Sono quasi tutte seconde case, spesso non registrate per la Tari, i proprietari invece di pagare le tasse, preferiscono sbarazzarsi dei rifiuti abbandonandoli lungo le strade. Per questo fenomeno siamo spesso costretti a modificare il percorso dei nostri tour. Non dobbiamo solo cercare strade belle e poco trafficate, ma anche pulite – che in certi momenti è veramente difficile. Tanti percorsi potenzialmente bellissimi, panoramici non li possiamo proporre per i troppi rifiuti. Questo riguarda in particolare le escursioni in giornata con partenza da Siracusa. Opportunità perse (= guadagno perso)
A volte purtroppo è impossibile modificare percorso e siamo costretti a passare davanti alla spazzatura – la vergogna che si prova in questi momenti è indescrivibile. Cerchiamo di spiegare, ma in realtà non si può ne spiegare ne giustificare. Raccontiamo che da qualche anno vediamo un leggero miglioramento, sono nate tante iniziative di privati che fanno campagne di raccolta rifiuti, tipo Plastic Free. Ma è più un “wishful thinking” perché rimane sempre una goccia nell’oceano.»
La solitudine di chi lavora sul territorio

«La cosa che fa più rabbia in assoluto e che ci sentiamo totalmente lasciati da soli con questo problema. Si, i comuni ogni e tanto beccano qualcuno e fanno una multa. Ma è troppo poco. Il rischio di essere puniti è praticamente zero. Il fenomeno dei rifiuti abbandonati è veramente penalizzante per il nostro lavoro. Ci vorrebbe una collaborazione di tutte le istituzioni, anche dell’Assessorato del Turismo Regionale, Ministro del Turismo.
Noi nello specifico per fortuna non abbiamo avuto cancellazioni, ma abbiamo perso la possibilità di una collaborazione importante. Un potenziale partner straniero che abbiamo invitato, ospitato e portato in giro alla fine ha detto che per il momento non vuole collaborare fino a quando questo problema non sarà risolto.»
Una questione di credibilità

Il cicloturismo non è solo una forma di mobilità dolce, è un indicatore di qualità del territorio. Chi pedala sceglie strade meno battute, guarda con attenzione, ascolta il paesaggio. E quello che vede – o non vorrebbe vedere – finisce inevitabilmente per parlare anche della comunità che lo abita.
In un mondo sempre più attento alla sostenibilità, non basta avere bellezza da offrire: bisogna anche saperla proteggere e mantenerla viva. Le cancellazioni, le collaborazioni perse, le rotte modificate per evitare cumuli di rifiuti non sono episodi isolati, ma segnali precisi di una mancanza di visione sistemica.
La testimonianza di Iris parla per tanti: per chi lavora sul campo, per chi crede in un turismo autentico e rispettoso, per chi non vuole arrendersi all’idea che certi problemi siano “normali”. Serve un impegno collettivo, istituzionale e continuo, per restituire dignità a un territorio che ha tutte le carte in regola per essere un punto di riferimento nel cicloturismo mediterraneo.
Il cambiamento è possibile. Ma, come il cicloturismo insegna, richiede costanza, collaborazione e attenzione quotidiana.











Mi chiedo perché ci deve essere una parte di questo paese che si sente autorizzata a buttare i rifiuti per strada? Sarebbe bello capire di che cosa è fatta questa gente? Come si fa a non rispettare il territorio in cui vivi. Nessun rispetto per la cosa comune. E’ una piaga ed una indecenza. Una terra bellissima come la SICILIA piena di bellezze naturali, culturali. Basterebbe questo per far sviluppare un territorio e renderlo ricco di opportunità. Invece ci sono questi schifosi… E le brave persone civili devono sopportare e subire.
Che giro che hai fatto?
Qual è il giro che hai fatto?
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Non ci tornerò mai più in Sicilia e consiglio a tutti quelli che me lo chiedono di non andarci. Nella relazione del mio cicloviaggio, pubblicata su komoot, sottolineo di non andarci. Un vergognoso letamaio.