Ciclovie e ippovie: il turismo lento che unisce bici e cavalli (e vale miliardi)

Ciclovie e ippovie: il turismo lento che unisce bici e cavalli (e vale miliardi)

Turismo slow, itinerari dove camminare e pedalare. Ma non solo. Trekker e ciclisti possono avere come compagni di viaggio nelle vie di turismo lento anche cavalli e cavalieri.

Nascono in tutta Italia ciclovie e ippovie, percorsi in comune che portano alla scoperta e alla valorizzazione di luoghi naturali. I tracciati possono essere sentieri, antiche vie e tratturi, ex ferrovie. Dove passano cavalli, cavalieri, ciclisti e camminatori, servono strutture di servizio e accoglienza.

Equituristi e cicloturisti possono condividere molto, ognuno con le proprie esigenze tecniche. Il turismo slow alimenta un’economia in crescita, che convive con l’ambiente e contribuisce a tutelarlo.

Ciclovie e ippovie da premio

Il fenomeno ha spinto ad aprire alle vie dedicate al turismo equestre anche gli organizzatori del Green Road Award, l’Oscar del Cicloturismo che premia le migliori greenways e piste ciclabili d’Italia e le regioni italiane che le realizzano.

La competizione prevede una nuova categoria, le ippovie. «Il Green Road Award nasce dall’esigenza di valorizzare le migliori vie verdi che consentono forme di turismo lento e sostenibile: non è esclusivamente un premio al cicloturismo, ma un riconoscimento a un modello di viaggio che mette al centro l’esperienza, il paesaggio, il benessere e noi stessi», spiega Ludovica Casellati, esperta di cicloturismo e ideatrice del premio. «Questo anche il significato del tema scelto per questa edizione: il silenzio. Questa la ragione per cui, dallo scorso anno, premiamo un cammino e, da quest’anno, anche un’ippovia, purché ciclabile».

Le regioni possono inviare le loro candidature entro l’8 maggio 2026, per proporre al massimo due ciclovie ciascuna. La premiazione avverrà il 5 giugno in Liguria, che lo scorso anno ha vinto con la Cycling Riviera [Focus ➡️ Regolamento completo qui].

Ippovie, come devono essere?

Il turismo equestre è in crescita. Lo dicono gli ultimi dati di Fieracavalli (Nomisma, 2024): 21mila equituristi, 1375 strutture agrituristiche, con maneggi e corsi di equitazione, e circa 7mila km di ippovie certificate, in Italia. Poi ci sono quelle senza certificazione. 

Sul sito di Fitetrec-Ante, la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec – Ante, è disponibile un disciplinare del 2022, dove si trovano indicazioni per la progettazione, ai fini di una certificazione da parte della federazione. I percorsi devono essere in sicurezza, prevalentemente naturali e sterrati, e valorizzare il paesaggio. Servono fondi regolari e ben drenati, segnaletica, ricettività e servizi in tappe stabilite, documentazione tecnica per la sicurezza di cavalli e cavalieri. Distanze totali tra i 40 e i 100 km, da percorrere in più giorni (3-7), con tappe quotidiane di 25-30 km.

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Problemi dei percorsi ibridi

«Da dieci anni, da quando il turismo lento ha iniziato a svilupparsi, i percorsi di bici ed e-bike e le ippovie convivono, soprattutto in montagna, in genere fuori dalle città» spiega Tino Nicolosi, presidente di Engea Ente nazionale guide equestri ambientali, progettista di ippovie e pianificatore di percorsi ippici. Engea traccia questo tipo di sentieristica e certifica ippovie in tutta Europa. In Italia ne ha certificate 40, di cui solo alcune sono anche ciclovie. Un esempio? L’Ippovia dei Parchi – Fondazione Maurizio Fragiacomo, che percorre un corridoio ecologico in una zona molto urbanizzata, tra le province di Milano (Vanzago) e Varese (Ghirla). Cinque tappe, tra brughiere e parchi naturali.

 «I sentieri devono avere una larghezza di almeno 70 cm», specifica Nicolosi. «Il problema maggiore riguarda i ponti e le passerelle. Sono state costruite molte ciclovie, anche grazie ai fondi del Pnrr. Quelle realizzate in città non sono adatte all’ippoturismo. Nelle altre, i ponti spesso non sono progettati per sostenere il peso di un cavallo e di un cavaliere, circa 700 kg, contro i 70 circa di un ciclista. Gli zoccoli dell’animale, poi, rovinano le strutture in legno. Altro problema di un percorso ibrido cavallo-bici è la stagionalità. Se ci sono guadi, potrebbero non essere utilizzabili quando piove e i fiumi sono in piena. Per il resto, nel progettare le ippovie, come nelle ciclovie, si seguono criteri di rispetto del paesaggio e di ricerca di itinerari che possano far scoprire punti di interesse culturale, archeologico, agriturismi, cantine, strutture di accoglienza».

Regole per i turisti a cavallo

«No al turismo fai da te. Sconsigliamo ai privati di percorrere le ippovie per conto proprio. Poi ci tocca dover recuperare persone disperse nei boschi. Bisogna praticare in sicurezza, con una guida specializzata. Il cavallo deve andare solo al passo, perché il percorso sia vivibile per tutti, compresi ciclisti e trekker, e ci si goda il paesaggio in totale sicurezza. Non tutti i cavalli sono adatti: alcune razze vanno meglio, devono essere allenati a percorrere almeno 25 km al giorno, e “desensibilizzati”, cioè abituati a riconoscere rumori e pericoli, negli attraversamenti in zone dove ce ne possono essere. Gli animali sono sottoposti ad analisi veterinarie, i cavalieri sono valutati come persone. Tutti sono coperti da assicurazione per infortuni, responsabilità civile e tutela legale. Le guide sono formate con corsi specifici. Imparano a curare i sentieri, allenare i cavalli e offrire pacchetti per esplorare il territorio».

Regole per i ciclisti sulle ippovie

Nelle ippovie, in genere, è consentito l’accesso ai ciclisti. Ci vuole buonsenso, però, e il rispetto di alcune regole. Nel Disciplinare della Fise Federazione italiana sport equestri (art. 8) si specifica che “i tratti di un’ippovia utilizzati per altre discipline sportive (cicloturismo, trekking, attacchi) devono essere segnalati con appositi simboli. È fatto obbligo ai mezzi meccanici (biciclette, carrozze) l’utilizzo di segnalatori acustici nei tratti a visibilità limitata. L’equipaggiamento dei cavalieri deve prevedere la dotazione di torce, nel caso di spostamenti notturni”.

Quindi, ricapitolando: i ciclisti devono farsi sentire e notare, i cavalieri rendersi visibili di notte

Anche nel disciplinare Fitrec-Ante si indicano regole per la sicurezza e la coesistenza con i cavalli: la via è progettata per loro, ci vuole prudenza e responsabilità.

Nei “percorsi promiscui”, segnalati con simboli specifici, ai ciclisti si chiede di utilizzare segnali acustici se la visibilità è limitata per avvisare i cavalieri della propria presenza. Devono dare la precedenza ai cavalli (come ai pedoni).

Chi pedala deve adattare la propria andatura a quella dei quadrupedi, per non sorprenderli arrivando in velocità e silenziosamente, e spaventarli. Non superarli in modo brusco e rumoroso. Non creare intralcio o pericolo ai cavalieri. Non danneggiare il fondo e il tracciato, soprattutto nei tratti fangosi, non uscire dal tracciato, non sporcare. Indossare il casco rigido. Queste ultime indicazioni arrivano dall’International Mountain Bicycling Association Italia.

Ippovie-ciclovie: le ricadute sul turismo 

Le vie per il turismo lento, a cavallo e in bici, hanno un impatto economico positivo sul territorio. Uno studio del 2021 di Luiss Business School e della Fise ha calcolato che le ricadute sul Pil degli sport equestri variano dai 2,3 ai 3 miliardi di euro.

«L’equitazione è più costosa del ciclismo: noleggio del cavallo, guide… A una guida, ogni equiturista paga cento euro al giorno» dice Nicolosi. «Engea forma ogni anno più di 400 istruttori e tecnici che operano nell’ippoturismo. Seguono il corso per interesse personale o per aprire un maneggio o per lavorare come guide. Attorno a un’ippovia nascono attività. Un cammino, un’ippovia e una ciclovia diventano il capofila di un sistema economico. Basta pensare al modello del Camino de Santiago de Compostela. In Italia, soprattutto al Centro, si stanno sviluppando progetti simili (la Via Francigena, per esempio, ndr). Per un comune o un ente che realizza un percorso di slow tourism nel proprio territorio, uno dei tanti finanziati dal Pnrr, è una scelta strategica realizzare un tracciato progettato per tre tipi di utenza: nordic walker, ciclisti e cavalieri». 

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Commenti

  1. Jules Albini ha detto:

    È buona cosa, su tracciati promiscui come questi, richiamare ad un rispetto reciproco, anche con regole scritte.
    Mi si perdonerà la leggerezza ma mi sta strappando un sorriso l’immagine del ciclista che all’ultimo secondo si avvede della presenza di copiose deiezioni degli equini e le segna con l’impronta più o meno tassellata dei suoi pneumatici (paletta e sacchetto anche per i cavalieri?)! Già mi immagino improperi reciproci…! Ma spero che il buon senso e la convivenza civile abbiano il sopravvento…

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