Le ciclovie sono infrastrutture pensate per favorire la mobilità sostenibile, il turismo lento e la riscoperta del territorio su due ruote. Non si tratta solo di piste ciclabili in senso tecnico, ma di itinerari cicloturistici continui e segnalati, che possono comprendere strade secondarie, argini fluviali, vecchie ferrovie dismesse o persino tratti di ex statali riconvertite.
In altre parole, una ciclovia non è soltanto un’infrastruttura fisica: è un progetto territoriale che mette in rete paesaggi, comunità e patrimoni locali. Storicamente, la loro nascita si lega al desiderio di valorizzare aree rurali, borghi dimenticati e ambienti naturali altrimenti marginali.
Già negli anni ’80 e ’90, soprattutto nel Nord Europa, si sono poste le basi del moderno cicloturismo, con paesi come Olanda e Danimarca pionieri nel promuovere la bicicletta come mezzo quotidiano e turistico. In Italia, la spinta è arrivata relativamente più tardi, ma negli ultimi due decenni le ciclovie si sono moltiplicate, diventando simboli di rinascita territoriale e di un nuovo modo di viaggiare: più lento, più consapevole, più vicino alle persone e ai luoghi.

Come nascono le ciclovie: dalla pianificazione alla realtà
Una ciclovia non nasce per caso. Dietro ogni percorso c’è un lavoro di pianificazione complesso e corale, che coinvolge una rete di soggetti diversi: Comuni, Province, Regioni, Ministeri, Parchi naturali, Associazioni di volontariato, Enti del Turismo e imprese locali. I Comuni spesso svolgono il ruolo più visibile (individuano i tracciati più idonei, mettono in sicurezza le strade, installano la segnaletica e curano la manutenzione) ma non sono mai soli. Le Regioni, ad esempio, coordinano la visione d’insieme e integrano le ciclovie nei piani della mobilità sostenibile o nei progetti europei (come Interreg o POR-FESR), mentre le associazioni locali mappano il territorio, coinvolgono la cittadinanza e promuovono la ciclovia come risorsa culturale.
In molti casi, la nascita di una ciclovia parte da un mosaico di infrastrutture esistenti: argini fluviali, ex ferrovie, strade comunali a basso traffico o tratti di vecchie statali riconvertiti. È un lavoro di ricucitura territoriale, più che di costruzione ex novo. L’obiettivo è creare continuità di percorso e sicurezza, ma anche raccontare un territorio attraverso le sue tappe, i borghi, i punti panoramici e i servizi di accoglienza.
Accanto all’infrastruttura fisica, negli ultimi anni è cresciuto il ruolo della dimensione digitale: i siti web ufficiali delle ciclovie forniscono mappe aggiornate, tracce GPS, elenchi di strutture ricettive e informazioni su eventi o manutenzioni in corso. Ma non solo: piattaforme come Ride with GPS, Komoot, Strava o OpenStreetMap permettono ai cicloturisti di scaricare itinerari, creare percorsi personalizzati e condividere esperienze in tempo reale. Spesso le stesse istituzioni collaborano con queste piattaforme per pubblicare le tracce ufficiali GPX o per raccogliere feedback dagli utenti, creando così un ecosistema di conoscenza condivisa.

EuroVelo: la rete ciclabile europea
Non si può parlare di ciclovie senza citare EuroVelo, la rete ciclabile europea promossa dalla European Cyclists’ Federation (ECF). L’obiettivo del progetto è la creazione di tanti grandi itinerari che attraversano il continente per oltre 90.000 chilometri, collegando città, mari e montagne da nord a sud. Tra questi, l’EuroVelo 7 (Sun Route) attraversa anche l’Italia da Brennero a Pozzallo, passando per Firenze e Roma, mentre l’EuroVelo 8 (Mediterranean Route) percorre l’itinerario del Mediterraneo.
EuroVelo è un esempio di come le ciclovie possano essere infrastrutture transnazionali, capaci di unire paesi e culture in nome di una mobilità più lenta e consapevole.

La Ciclovia dei Parchi della Calabria
Un caso tutto italiano di successo è invece la Ciclovia dei Parchi della Calabria, un percorso di circa 545 km che attraversa l’intera regione da nord a sud, toccando quattro parchi naturali: Pollino, Sila, Serre e Aspromonte.
È un progetto che unisce natura, cultura e resilienza, nato dalla collaborazione tra Regione Calabria, enti parco e comuni locali. La ciclovia si snoda tra borghi antichi, laghi, foreste e panorami mozzafiato, diventando un esempio concreto di come il cicloturismo possa essere motore di sviluppo per aree interne spesso dimenticate.

La Ciclovia Treviso-Ostiglia: tra fiumi, borghi e storia
Un altro esempio significativo di ciclovia italiana è la Treviso-Ostiglia, un percorso che segue in gran parte l’alveo del fiume Sile e del fiume Po, collegando il Veneto alla Lombardia per circa 300 chilometri. Il progetto nasce dall’esigenza di valorizzare territori ricchi di storia, natura e cultura, con particolare attenzione ai borghi fluviali e ai paesaggi agricoli. L’itinerario sfrutta argini, strade secondarie a basso traffico e tratti di ciclovie già esistenti, creando un percorso continuo e sicuro per i cicloturisti.
La ciclovia è il frutto di un lavoro coordinato tra Comuni, Province, Regioni e associazioni locali, con la collaborazione di enti turistici e parchi fluviali. La sua esistenza è la dimostrazione che anche percorsi regionali meno noti possono diventare itinerari di eccellenza, capaci di attrarre turisti, valorizzare il territorio e far dialogare città, campagne e fiumi in un’unica esperienza cicloturistica.

La Via Silente: un’intuizione diventata comunità
Diverso ma altrettanto affascinante è il caso della Via Silente, nata nel Cilento (Campania) dall’intuizione di una singola persona, Simona Ridolfi, che ha deciso di mappare un percorso ad anello di oltre 600 km tra mare, colline e montagne.
Da un’idea personale è nata un’associazione, un sito web e un movimento di cicloturisti che ogni anno attira migliaia di persone. La Via Silente dimostra come le ciclovie possano nascere anche dal basso, da un’intuizione, da una passione, da una visione condivisa.

E tu hai mai prodotto una ciclovia?
Oggi le ciclovie non sono solo infrastrutture: sono narrazioni di territorio, esperienze di comunità, e strumenti concreti per immaginare un nuovo modo di viaggiare e vivere gli spazi.
Può sembrare che le ciclovie nascano solo dall’alto, da grandi progetti regionali o da enti istituzionali. In realtà non è così: le ciclovie non sono opere trascendentali né irraggiungibili. Possono nascere da un’intuizione, da una mappa disegnata a mano, da un gruppo di amici che decide di collegare i propri paesi pedalando. Ogni percorso può diventare una ciclovia, se c’è qualcuno che crede nella sua possibilità e la racconta con passione.
Per questo, alla Fiera del Cicloturismo, è aperta la call for abstract “Produrre Ciclovie”: un invito a chiunque abbia immaginato, progettato o semplicemente sognato un itinerario da condividere. Vogliamo raccogliere esperienze, pratiche e visioni che mostrino come si costruiscono le ciclovie, nella pianificazione, nella comunità e nell’immaginario. Se ti è mai venuto in mente un percorso, se hai provato a collegare luoghi, storie o persone, questo è il momento di raccontarlo.
La call è aperta fino al 30 novembre. Le ciclovie non nascono solo sui tracciati delle mappe: cominciano nelle idee, nei tentativi, nei sogni di chi decide di mettersi in cammino.


















Mi chiamo Domenico e sono il proprietario del ristoro la montagnola DonatoeDonata e il ciclista che attraversa la montagnola sulla strada provinciale 101 di Montemaggio che da Siena raggiunge Colle val d’Elsa e viceversa essendo posizionati lungo questo bellissimo percorso da noi il ciclista trova una calorosa accoglienza, con servizio di bar/ristoro e ricarica…
Buon viaggio