Centinaia di ciclisti d’epoca hanno invaso pacificamente le strade partenopee per la seconda tappa del Giro delle Regioni Ciclostoriche 2026. Tra fatica e amarcord, la vera vittoria è il ritorno al ciclismo giocato dello storico Velodromo Albricci, l’anello dove trionfò Fausto Coppi
Ci sono giornate in cui il tempo sembra fermarsi, o meglio, scorrere a ritroso. In una domenica d’aprile graziata da temperature squisitamente estive, Napoli ha fatto da palcoscenico a una vera e propria macchina del tempo a pedali. La Vulcanica, andata in scena come seconda tappa del circuito Giro delle Regioni Ciclostoriche 2026, non è stata solo una ciclovintage: è stata una dichiarazione d’amore per il ciclismo più puro, quello fatto di fatica, sudore, spirito d’avventura e profonda fratellanza.
Un tuffo nel passato che serve a insegnare molto, specialmente alle giovani generazioni, dimostrando che non servono eccessi di tecnologia o esasperate tute tecniche per godere dell’autenticità di questo sport meraviglioso.


L’emozione dei “Cazzimbocchi” e il restauro della memoria
Centinaia di ciclisti, giunti da tutta Italia e dall’estero, hanno rispettato un regolamento affascinante e rigoroso: solo abbigliamento di lana e biciclette d’epoca. Mezzi storici rimasti fermi per anni sono tornati a sfrecciare sulle strade lastricate con i sanpietrini, che a Napoli prendono il verace e storico nome di “cazzimbocchi”.
Un recupero della memoria meccanica reso possibile anche dalla passione di realtà storiche del territorio, come Milano Cicli (storico e iconico negozio di biciclette napoletano), vero e proprio punto di riferimento per mantenere in vita questi gioielli a due ruote.
La partenza dal SUP del Parco San Laise, all’interno della ex Base NATO di Bagnoli, ha regalato un’immagine da libro Cuore: il gruppone storico si è incrociato con una pedalata rivolta a famiglie con numerosi bambini, inserita nel progetto Napoli Rurale.

Il passato e il futuro del ciclismo in un solo incrocio di sguardi. Dopo una corroborante colazione a base di caffè e crostata, il gruppo è entrato nel parco monumentale della Mostra d’Oltremare, per poi raggiungere il lungomare e tuffarsi nel quartiere di Chiaia. Da lì le gambe hanno iniziato a bruciare sulle Rampe Brancaccio fino al Monte di Dio, sbucando trionfalmente in Piazza del Plebiscito.
I sorrisi impolverati hanno trovato un attimo di tregua nei Quartieri Spagnoli, presso “CU.QU / Cucina di Quartiere”, sede del primo ristoro. Il percorso si è poi inabissato nel cuore verace di Napoli, attraversando Spaccanapoli, Forcella, Castel Capuano e Porta Capuana.
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La rinascita del Velodromo Albricci, una vittoria per tutta la città

Ma il momento sportivo ed emotivo più denso di questa edizione è stato senza dubbio l’ingresso nel Velodromo dello stadio militare “Albricci”. Grazie alla disponibilità e al supporto del Comando Territoriale Sud dell’Esercito, i partecipanti hanno potuto provare il brivido di percorrere l’anello dove hanno pedalato monumenti come Eddy Merckx e Fausto Coppi. Proprio qui, il Campionissimo vinse il Giro della Campania nel 1954 e nel 1955, e la carovana ha voluto rendergli omaggio deponendo un ricordo presso la lapide commemorativa situata all’interno della struttura.
Da questo luogo magico arriva la notizia più bella: la Vulcanica ha celebrato la riapertura ufficiale del Velodromo Albricci. Frutto dello storico accordo siglato a marzo 2026 tra il Comitato Regionale Campania della Federazione Ciclistica Italiana e l’Esercito Italiano, dopo oltre vent’anni di oblio la pista torna a ospitare la pratica sportiva. Non sarà una cattedrale nel deserto, ma un luogo di avviamento e formazione giovanile, aperto all’uso quotidiano e in cui anche la Bike Academy di Napoli Pedala sta portando i suoi corsi. Rivedere i ragazzi pedalare là dove sudò Coppi è il messaggio di speranza più grande che questo sport potesse regalare.
Salite, discese e le dolcezze del tracciato
Tornati su strada, i corridori hanno puntato verso il Real Bosco di Capodimonte, attraversato sfruttando il nuovo, bellissimo accesso di Santa Maria ai Monti. La successiva picchiata verso il Rione Sanità, lungo una strada chiusa al traffico da decenni, ha regalato uno spaccato urbano di incredibile fascino, addolcito dall’accoglienza formidabile della celebre Pasticceria Poppella.
Il finale non ha risparmiato le gambe: la salita di Posillipo, mitigata dal panorama mozzafiato e dal ristoro al Parco Virgiliano, ha anticipato la discesa verso Bagnoli, chiudendo così il tracciato classico di circa 50 km. Per i più audaci, la versione “estesa” ha proseguito fino al Lago d’Averno passando per il Monte Nuovo, con un gustoso ristoro finale a base di “Procolino”, dolce tipico dell’antica pasticceria Del Giudice.
Un movimento che cresce
La Vulcanica si conferma un evento di grande respiro. Anticipata al sabato da “La Vulcanica off” presso la Bicycle House in Galleria Principe di Napoli, la ciclostorica è promossa con passione dall’Associazione Napoli Pedala. La manifestazione è il secondo appuntamento del Napoli Bike Festival ed è inserita nel programma di “Napoli Capitale Europea dello Sport” e della “Primavera della mobilità Dolce di AMODO”.
Un traguardo possibile grazie al prezioso sostegno dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia e di INAIL Campania, con il patrocinio di Regione Campania, Comune di Napoli, Fondazione Campania Welfare e Comando delle Forze Operative Sud.


Ma a Napoli la fame di bicicletta non si ferma: il Napoli Bike Festival raddoppia e dà appuntamento al 22 maggio con la Vesuvio Gravel. Un’avventura bikepacking inserita nel Campania Trail: tre giorni e oltre 350 km di tracciato, con l’epica scalata finale al cratere del Vesuvio.
Perché il ciclismo non è solo agonismo: è scuola di vita, è fatica condivisa ed è la certezza che, girando i pedali, si può persino riportare in vita la storia.
[Le foto pubblicate a corredo dell’articolo sono di Giuliano Montieri]






















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