Rubriche e opinioni

Ciclopedonale di San Pietro a Roma: pedalare è una Via Crucis (e devi spingere la bici a mano)

Ciclopedonale di San Pietro a Roma: pedalare è una Via Crucis (e devi spingere la bici a mano)
La nuova ciclopedonale di Roma da Monte Ciocci a San Pietro (foto di Marco Romano via FB)

In un primo momento ci avevo davvero sperato anch’io, ma purtroppo mi sono dovuto ricredere: la nuova ciclopedonale Monte Ciocci – San Pietro inaugurata in pompa magna come grande opera di ricucitura ciclabile e fiore all’occhiello del Giubileo per i ciclisti è l’ennesima occasione mancata. Ed è davvero un peccato.

A Roma, ogni inaugurazione di un nuovo tratto ciclabile è accolta con speranza dai tanti cittadini che scelgono la bici come mezzo di trasporto quotidiano. È accaduto anche con il recente prolungamento della ciclabile del parco lineare di Monte Ciocci, che ora arriva fino alla Stazione di Roma San Pietro, passando per un nuovo percorso ciclopedonale tra Valle Aurelia e via di Porta Cavalleggeri. Ma l’entusiasmo iniziale di tanti ciclisti urbani – tra cui io – ha ben presto lasciato spazio alla delusione.

Le critiche non si sono fatte attendere, soprattutto da parte della numerosa community di Salvaiciclisti Roma, con oltre 9000 iscritti su Facebook. Il cuore della protesta è semplice: più che di una pista ciclabile qui si dovrebbe parlare di un percorso ciclopedonale in cui la bicicletta è mal tollerata e pedalare è una Via Crucis, mi si perdoni l’allegoria.

Un percorso promiscuo e tortuoso

Il nuovo tratto compreso tra Valle Aurelia e San Pietro è infatti condiviso con i pedoni, senza alcuna separazione fisica o segnaletica chiara tra i due flussi. Inoltre sulle rampe di accesso da Monte Ciocci sono stati installati pannelli integrativi che recitano “velocipedi a passo d’uomo”: chiaramente questo rende impossibile una pedalata fluida e sicura, specie nelle ore di maggiore affluenza. In teoria si tratterebbe di un “corridoio verde” verso il Vaticano; in pratica, per chi pedala è un percorso a ostacoli, dove l’unico modo per non creare conflitti è… scendere dalla bici!

La beffa della Passeggiata del Gelsomino

Passeggiata del Gelsomino: velocipedi condotti a mano
Passeggiata del Gelsomino: spuntato a pochi giorni dall’inaugurazione il cartello di divieto di transito in bici con pannello integrativo “velocipedi condotti a mano” (ingrandimento da foto Associazione Salvaiciclisti Roma via FB)

Ma l’aspetto più contestato è senza dubbio il tratto finale, quello della meravigliosa Passeggiata del Gelsomino, dove pochi giorni dopo l’inaugurazione è comparso un cartello che vieta espressamente il transito in bicicletta, autorizzando solo il passaggio di “velocipedi condotti a mano”. Un’incongruenza, se si considera che proprio questo tratto è parte integrante del collegamento ciclabile verso San Pietro (o almeno così sembrava). Ora invece i ciclisti sono costretti a scendere dalla bici per circa 300 metri, anche in assenza di pedoni.

Una scelta che molti considerano simbolica della scarsa considerazione con cui viene trattata la mobilità ciclabile a Roma. Come si può parlare di “ricucitura ciclabile” se su questa infrastruttura di 1,5 chilometri costata 6,7 milioni di euro praticamente non si può pedalare?

La High Line de Noantri

Durante l’inaugurazione del cantiere per il percorso ciclopedonale Monte Ciocci–San Pietro, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, aveva sottolineato l’importanza del progetto come esempio di rigenerazione urbana, paragonandolo addirittura alla High Line di New York, dichiarando entusiasticamente:

“È uno dei cantieri più belli del Giubileo ed è uno dei primi che abbiamo deciso di fare quando è iniziata la mia esperienza di Commissario del Giubileo, perché è davvero un tratto fondamentale da realizzare; è una pista ciclabile che aggiunge un chilometro e mezzo alla dotazione ciclabile di Roma e lo fa con un percorso protetto e sicuro. È forse una delle più belle ciclabili del mondo, per cui dobbiamo esserne consapevoli con sobrietà e legittimo orgoglio. […] Quella che realizziamo oggi non è solo una nuova ciclabile, è anche molte cose in più: è un esempio di rigenerazione urbana di asset ferroviari sullo stile della High Line di New York con un progetto di grande qualità. Poi è anche un intervento di intermodalità trasportistica. È una ricucitura tra quartieri. Infine è la vera Francigena. Consentirà di arrivare a San Pietro tra paesaggi bellissimi, su un vecchio ponte della ferrovia e dentro una galleria che sarà rifatta con grande qualità”.

High Line sì, ma de Noantri.

In una città caotica come Roma in cui ogni metro di ciclabile è frutto di anni di battaglie, è inaccettabile che un collegamento strategico come quello verso San Pietro venga svilito da scelte tecniche e burocratiche che scoraggiano chi pedala.

Perché un’infrastruttura ciclopedonale in cui non si può pedalare è, semplicemente, un’occasione persa. L’ennesima.

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Commenti

  1. Stefano ha detto:

    Il fatto è che noi ciclisti diamo fastidio al traffico automobilistico urbano ed extraurbano, e ci vogliono “ghettizzare” sulle piste ciclopenonali per toglierci di torno, per poi pensare ” adesso se la vedono loro, ciclisti e pedoni”. Io abito a Roma in zona Val Melaina e in questi giorni facendo una passeggiata a piedi ho visto che stanno realizzando un nuovo tratto di ciclabile. Per curiosità volevo vedere dove arrivasse e come si collegasse con le altre già esistenti (occupate da parcheggi selvaggi, cassonetti dell’immondizia con sacchetti che trasbordano e invadono la pista, tombini, alberi…penso di aver messo tutto). Ad un tratto poi è sparita dalla mia vista. Ho notato poi che no, non era sparita, ma solo che ci avevano parcheggiato già sopra le auto! Cari ciclisti, se pensate che le auto vengano penalizzate per dar spazio alle bici e diminuirne la loro presenza….beh scordatevelo. La vendita delle auto, che siano a benzina o elettriche, determinano un aumento del PIL e addirittura influiscono sull’andamento delle borse europee. Io comunque continuo a pedale normalmente sulle strade….finché Dio vorrà…e magari anche qualche automobilista

  2. pier luigi blasi ha detto:

    1,5 km. per 6,7 milioni. Inaugurata con enfasi dal sindaco di roma che forse non sa i numerosi difetti del suo capolavoro. Io ci sono andato una volta a piedi e non tornerò più perchè anche per i pedoni è un’impresa rischiosa, e mi riferisco alle scale che collegano monte ciocci con il nuovo tratto di pista che anche per un giovane atleta sono un rischio. Forse la Procura e la Corte dei Conti dovrebbero indagare su come vengono spesi i nostri soldi e su quei personaggi geniali che hanno realizzato questo capolavoro. Ma tutta roma è così ma quello che da fastidio è essere presi in giro da quei video con cui si esaltano le opere a favore del cittadino. Pardon del suddito!!!

  3. Giuseppe ha detto:

    l idea delle ciclopedonali è assurda . come si fa ad andare in bici su una pista affollata di pedoni è impossibile perché è un continuo fermarsi e ripartire per schivare chi va a piedi e va a finire che chi va in bici non la usa più. allora non si dica che era una pista ciclabile costruita magari al posto di un marciapiede spendendo una montagna di soldi. O CICLABILE O PEDONALE

  4. Fabrizio Quaranta ha detto:

    Sono andato per oltre 40 anni quasi tutti i giorni da via Macedonia (Appio latino sud) a via Oriolo Romano (Cassia nord) in bici e ne ho viste e subite di tutti i colori, ma sono stati anni meravigliosi nella meravigliosa Roma in sella alla mia fantastica Bottecchia comprata col primo stipendio. Ho partecipato anche per alcuni anni all’ attivismo politico ciclabile registrando blandi progressi di sensibilita’ e concreto impegno. Non c’e’ niente da fare in questa citta’ assediata da scuterattoni e pisoprincipesse smartmunite andare in bici e’ visto come astrusa follia personale e la politica si adegua. A differenza di molti cicloattivisti sono sempre stato sostenitore delle piste ciclabili come strumento di sicurezza, mitigazione ed “esempio”.
    Ma concordo che i risultati rispetto ai soldi spesi sono modesti, frutto spesso di faticosi compromessi con altre esigenze di spazio e viabilita’ assediata dalle auto. In ogni caso, credetemi, negli anni 80 -90 si rischiava veramente molto di piu’. Oggi grazie soprattutto all’aumentato n di ciclisti urbani (allora eravamo 4 gatti scherniti) e’ aumentato il rispetto seppure ancora a livelli minimi. In ogni caso, seppure rimane il rimpianto per opere poco efficienti, ben venga questa riappropriazione do spazi sottratti alla voracita’ insaziabile del coattume su 4 ruote. E prima di stirare le zampe forse vedro’ pure realizzato il famoso GRAB che vidi inventare e realizzare dal grande sognatore Marco P.

  5. Carlo Coronati ha detto:

    Condivido integralmente articolo e criticità. Ho già scritto articolo sulla questione su Roma Report come esperto mobilità urbana.

  6. Sasà ha detto:

    credo che, tra tutte le criticità segnalate, quella che rende difficile l’utilizzo quotidiano della bici in sicurezza sia la mancata connessione tra i vari tratti di ciclabile. Un esempio è il bellissimo percorso su nuovo marciapiede tra Circo Massimo e Colosseo ….dove, secondo loro, uno dovrebbe abbandonare la bici o teletrasportarsi oltre…la politica dei piccoli “tratti “?🤷‍♂️

  7. MASSIMO PIETRANGELI ha detto:

    in tema di bike A Roma ci sono solo assurdità, molto protagonismo e tanta incompetenza. Siamo in pieno Giubileo..tanti soldi spesi ..prendiamo San Pietro dove stanno già arrivando molti stranieri ed in bici …in altri Paesi la bici è sacra…e praticamente è impossibile portare la bici in treno …gli ascensori sono stretti e non entra una bici normale …occorre alzarla sulla ruota posteriore . impossibile per una e bike …e le scale? senza una canalina…ma chi ha progettato secondo me non andava in bici neanche da bimbo… Ora con il divieto nel pezzo finale del Gelsomino ha completato l’opera..di massima incompetenza.. ciliegina sulla torta il sindaco col caschetto…incredibile…provate ad andare in Austria ..un altro pianeta

  8. Dj ha detto:

    la questione delle canaline di cui parla Leo è davvero brutta brutta. Quale dirigenza miope ha potuto fare ciò? roba da striscia la notizia

  9. Maurizio ha detto:

    Purtroppo è l’ennesima possibilità sprecata. Come dire, siamo alle solite.
    Si sprecano soldi, perché di questo si tratta. Si sarebbero potuti investire meglio. Ma a noi cittadini rimane solo la possibilità di dirsi:”c’avevi creduto? Bravo fesso”.

    Grazie Sindaco and Co., anche stavolta è andata così..

  10. alessandro de franco ha detto:

    il valore simbolico della realizzazione di questo tratto va ben oltre la sua utilità. sta attirando la curiosità di tanti non ciclisti. può servire a sensibilizzare all’uso della bici. non ci la lamentiamo sempre. lo dice uno che va tutti giorni in ufficio, giacca e cravatta, con e senza pioggia.

    1. Manuel Massimo ha detto:

      “Sta attirando la curiosità di tanti non ciclisti”, anche perché praticamente non è stata pensata e realizzata per chi pedala, purtroppo. E per inciso è costata 6,7 milioni di euro…

      Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

  11. Giulio ha detto:

    La cosa che delude davvero è che queste poche e costosissime centinaia di metri di ciclabile rimangono sostanzialmente sconnessi dalle (altrettanto poche) ciclabili esistenti.

    Per quella di Monte Mario occorre scendere di quota (!) e poi risalire per delle rampe molto ripide.

    Per la stazione San Pietro si deve scendere di sella.

    Per via della Conciliazione/Piazza Pia si passa sul marciapiede (a piedi).

    Per quella di Andrea Doria, beh lì fatti tuoi perché manca 1 km di collegamento su una carreggiata enorme, come mai si potrebbe realizzare una ciclabile?

    Se non fosse che di mezzo ne va la vita delle persone e soldi pubblici, sarebbe una situazione quasi comica.

  12. Leo Mezzina ha detto:

    Concordo che la promiscuità pedonale ciclabile non è il massimo, ma credo che le finalità del nuovo tratto siano turistiche, non di facilitazione della mobilità… Per altro a Roma la bici è considerata solo come strumento di svago per il fine settimana : quando racconti che la usi tutti i giorni per andare in ufficio ti guardano come un pazzo… Ad esempio, e non so perché il tema non ha avuto alcun risalto, trovo scandaloso che nel rifare le scale di accesso alla ciclabile lungo il Tevere abbiano eliminato le canaline. Se hai una bici elettrica, se sei con tuo figlio piccolo o se non hai cmq una bici in carbonio, come si fa a riaffiorare sulla superficie stradale? Mia moglie che è sempre andata a lavoro (zona Vaticano) in bici elettrica, oramai non la usa più…

  13. Jules Albini ha detto:

    Buongiorno.
    Io non vivo a Roma, ma ci sono stato diverse volte, abbastanza per farmi l’idea che in una città complessa come la nostra (bellissima) capitale 1,5 km di ciclopedonale siano già “tanta roba”!!! Non che questo giustifichi l’insopportabile inerzia tecnica e burocratica (tipicamente italiana), ma cerchiamo di essere oggettivi: la cultura ciclistica in Italia è ad uno stadio embrionale (se non peggio!), e poi “mettere mano” a Roma e alle sue antiche (e pressoché immodificabili) strutture la vedo molto ma molto dura.
    Ciò detto: si vada avanti. Km dopo km qualcosa cambierà…

  14. Marco ha detto:

    Direi che più che sapere quanti km sia lunga una pista in progetto o già
    realizzata, mi debba interessare sapere quale sia la velocità di progetto

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