Quando si parla di mobilità ciclistica, le aspettative per le nuove infrastrutture sono sempre alte. A Catania, i lavori per la nuova pista ciclabile di Viale Africa, finanziati con circa 2 milioni di euro di fondi europei destinati alla mobilità sostenibile, stanno suscitando forti perplessità. Come documentato dalle osservazioni della pagina social cittadina Lungomare Liberato, il progetto presenta diverse scelte tecniche e realizzative che destano preoccupazione tra chi utilizza la bicicletta quotidianamente, sollevando un dibattito sulla reale efficacia degli interventi volti a favorire la mobilità in bici.
Bici e pedoni: una convivenza complessa
Una delle criticità principali segnalate riguarda il posizionamento dell’infrastruttura. Il tracciato in direzione nord, infatti, è stato realizzato in gran parte sul marciapiede, anziché trovare spazio sulla carreggiata. Questo ha comportato la colorazione con vernice rossa della pavimentazione preesistente a mattonelle. L’effetto diretto è una riduzione dello spazio destinato ai pedoni, creando i presupposti per una difficile convivenza tra chi cammina e chi pedala.
La situazione potrebbe rivelarsi ancora più complessa con l’apertura della vicina “Cittadella della Giustizia”, che attrarrà un notevole flusso pedonale, limitando di fatto la fluidità di marcia delle biciclette. Nel frattempo, lo spazio destinato alla viabilità ordinaria e agli stalli di sosta per le automobili è rimasto sostanzialmente inalterato.
Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!
Iscriviti alla newsletter
Ciclabile di Viale Africa: un tracciato poco fluido
Anche la linearità del percorso solleva interrogativi sull’efficienza degli spostamenti. Giunti al piazzale Cannavò, la corsia ciclabile si addentra all’interno dello spiazzo per poi interrompersi in prossimità di alcune auto parcheggiate e di un’area commerciale. Questo tipo di deviazioni allunga i tempi di percorrenza e rischia di disincentivare gli utenti, che in un’infrastruttura moderna cercano percorsi pratici, continui e diretti per i loro spostamenti quotidiani.
Superficie e tombini: il nodo sicurezza
Il nodo cruciale per ogni ciclista è la regolarità del fondo stradale. Le documentazioni fotografiche mostrano che, in alcune sezioni destinate alla ciclabile, la stesura del colore è avvenuta su un asfalto preesistente che presenta irregolarità e segni di usura.
Particolare attenzione è stata posta sulla questione dei tombini: in un primo momento, le grate presenti presentavano fessure parallele al senso di marcia, un’insidia nota per le ruote delle biciclette. A seguito delle segnalazioni, si è proceduto a una sostituzione, ma i modelli scelti presentano ancora fessurazioni in cui le ruote più sottili, come quelle delle bici da corsa, rischiano di incastrarsi compromettendo l’equilibrio. A fronte dell’entità del finanziamento, l’aspettativa dell’utenza era quella di veder installati tombini con grigliatura specifica antitacco e antibici (già utilizzati in altri contesti urbani) e un manto d’asfalto completamente omogeneo.
Illuminazione e collegamenti mancanti
A completare il quadro, vengono segnalati problemi legati alla scarsa illuminazione in alcuni tratti del percorso, un elemento che ne penalizza la fruibilità e la percezione di sicurezza durante le ore serali.
Inoltre, manca al momento un collegamento diretto con la ciclabile del lungomare, situata a brevissima distanza. Questo aspetto è fondamentale: l’efficacia di una pista ciclabile non risiede solo nella sua estensione, ma nella sua capacità di integrarsi in una “rete” continua.
La nuova ciclabile di Viale Africa, allo stato attuale dei lavori, rappresenta un’importante occasione di riflessione su come vengono progettati e realizzati gli spazi per la mobilità sostenibile. Realizzare percorsi ciclabili sicuri, ben pavimentati e interconnessi è il prerequisito essenziale per favorire la transizione modale.
L’auspicio di chi pedala è che queste segnalazioni vengano accolte in un’ottica costruttiva, per apportare i miglioramenti necessari e dotare la città di Catania di un’infrastruttura davvero funzionale.
[Fonte]




















In realtà le cose stanno in maniera diversa: il disastro di questa ciclabile (che comunque andrebbe valutato a lavori finiti, non in corso) deriva non dalla qualità di tecnici e direttori dei lavori che hanno fatto un ottimo lavoro di progettazione peraltro, ma dall’ingerenza della politica populistica anti-ciclisti e anti-ciclabili locale che ha COSTRETTO i tecnici a modificare il percorso per non ridurre i posti auto e lo spazio concesso alle auto!
La riflessione penosa è in relazione alla qualità degli ingegneri progettisti e direttori dei lavori. Che tristezza. L’università si dovrebbe costituire parte civile nel processo penale contro tali “professionisti”.