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Il Garda vuole rinunciare al cicloturismo?

Il Garda vuole rinunciare al cicloturismo?
Cicloturisti sulla Gardesena [foto scattata da una persona in automobile e apparsa sul Bresciaoggi]

Nei giorni scorsi alcuni amici mi hanno inviato un articolo uscito su Bresciaoggi lo scorso 17 aprile*. L’articolo corredato da foto lamenta il fatto che una famiglia di turisti pedali sulla Gardesana Occidentale, nei pressi di Limone del Garda. La foto è uno scatto rubato dall’abitacolo di un’auto, accompagnato dal consueto coro di proteste per le “lunghe code” e il “pericolo” causato da chi viaggia a 15 all’ora.

Leggendo l’articolo (e i suoi commenti), ho provato un profondo senso di disappunto, non solo come persona che usa la bici, ma anche come cittadina che crede nel valore della strada come spazio pubblico condiviso e non come esclusivo dominio delle automobili.

La Gardesana Occidentale (SS 45 bis) è sì una strada complessa: unico collegamento tra Salò e Riva del Garda, in molti punti stretta e tortuosa, con gallerie e spesso trafficata, specialmente in primavera e in estate. Ma c’è un punto fondamentale che non può essere ignorato: è una strada dove si può pedalare. Non esiste alcun divieto che impedisca a chi usa la bici di percorrerla.

Il tono dell’articolo è senza dubbio figlio di una cultura autocentrica ormai insopportabile. Si punta l’indice contro la “disinvoltura” di questa famiglia, colpevole di aver generato rallentamenti. Ma quelle persone in bici non stavano compiendo alcun illecito: percorrere la Gardesana, per quanto stretta e trafficata, è consentito.

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Eppure, il linguaggio usato appare intriso di una forte ostilità, suggerendo una narrazione punitiva verso chi sceglie di muoversi in bici. Si parla di “proteste”, di “caos”, quasi che il diritto di chi guida un’auto sia superiore a quello di una famiglia di muoversi in sicurezza. Dobbiamo ribaltare la prospettiva che le strade siano ad uso esclusivo di chi guida un mezzo motorizzato, come nei Paesi dove si raggiungono i migliori risultati in termini di sicurezza stradale.

La legge del più forte sulla strada non regge più -e i dati sulla mortalità in strada in Italia parlano chiaro con oltre 3 mila morti all’anno. La priorità dovrebbe essere sempre la protezione della vita umana, specialmente quella delle persone più fragili, invece di colpevolizzarle perché occupano uno spazio che spetta loro di diritto.

Ordinarie immagini di traffico insostenibile sulla Gardesana Occidentale [credits foto: Giornale di Brescia]

L’illusione del “Cicloturismo Hot Spot”

C’è però un dettaglio fondamentale in quella foto: la posizione. Quelle persone si trovavano a pochi chilometri dalla famosa “ciclopedonale dei sogni” di Limone sul Garda. Ed è qui che emerge la miopia programmatica delle Istituzioni.

Da alcuni anni ci vendono la passerella di Limone – 2 chilometri sospesi sul lago – come “la ciclopedonale più spettacolare d’Europa”. Ma, grattata via la patina del marketing turistico, rischia di restare un’opera scenografica ma monca, un investimento ingente che resta isolato dal contesto. Una passerella panoramica di 2 chilometri ottima per foto e video da social, ma totalmente scollata dal resto del territorio, quindi priva di un collegamento serio e continuo con i centri abitati limitrofi.

Promuovere queste strutture senza garantire un collegamento sicuro si traduce in un’illusione comunicativa che si scontra con una realtà pericolosa. Le Istituzioni attirano i visitatori con l’immagine “wow” della pedalata sul lago, ma poi li abbandonano nel “girone infernale” della Gardesana per arrivarci. È il paradosso di chi promuove il turismo su due ruote senza conoscerne le basi: la continuità e la sicurezza dei percorsi.

La ciclopedonale di Limone, presa d’assalto dal turismo [credits foto: Giornale di Brescia]

Quella famiglia, probabilmente attirata da queste campagne promozionali, è rimasta vittima di un “cicloturismo hot spot” che promuove il singolo tratto scenografico ma ignora la realtà: per raggiungerlo le persone che usano la bici sono costrette a percorrere chilometri di inferno tra gallerie buie e veicoli a motore che sfrecciano a pochi centimetri. Una promozione che è l’opposto di quanto avviene invece alla Fiera del Cicloturismo.

Non è disinvoltura, è mancanza di alternative

Così sui giornali locali, e di conseguenza sui social, si preferisce parlare di turisti “disinvolti” o “disinteressati al traffico”, ma la verità è che queste persone sono spesso del tutto ignare della mancanza di infrastrutture di collegamento. È il solito gioco: prendersela con l’anello più fragile della catena per non guardare al fallimento collettivo.

Chi viene dall’estero è abituato a standard di infrastrutture e stili di guida diversi; non può immaginare che un paradiso del turismo come il Lago di Garda non offra un modo sicuro e sostenibile per spostarsi da un paese all’altro se non sfidando la sorte sulla carreggiata ordinaria.

Il nuovo ponte Kruunusillat Bridge ad Helsinki, dove è vietato il traffico veicolare motorizzato privato

Il problema è complesso: la mobilità della Gardesana è una delle conseguenze dell’iperturismo motorizzato in un territorio che non offre alternative sostenibili. Parliamo di un sovraffollamento che, specialmente nei mesi estivi, tocca picchi insostenibili: oltre 18 milioni di presenze che compromettono la vivibilità locale, l’ambiente e la viabilità di un ecosistema estremamente fragile.

Invece di indignarci per una famiglia che pedala su una strada, dovremmo chiedere conto di investimenti pubblici che privilegiano l’estetica alla sostanza come segmenti di ciclopedonali isolati e che ignorano totalmente il potenziamento del trasporto pubblico.

Finché continueremo a vedere chi usa la bici come un ostacolo al flusso del traffico e non come un utente vulnerabile che ha il diritto di tornare a casa sano e salvo, non faremo passi avanti. La strada è di tutti, a partire dai più piccoli. E se una famiglia in bici crea una coda, il problema non è la velocità di chi si muove sulle due ruote: è una viabilità progettata solo per il traffico motorizzato privato ma che ha dimenticato gli esseri umani.

*[Fonte]

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Commenti

  1. FEDERICO ha detto:

    Abito in un paese che dista una ventina di chilometri dal basso Garda, ciclista amatoriale, ho la possibilità di percorrere sia la sponda Bresciana che quella Veronese. Le batto spesso entrambe e vi do una notizia….ma già in molti passandoci avranno notato i lavori…a breve (secondo me ai primi di giugno sarà pronta) sarà completata la ciclopedonale che parte da Peschiera fino a Torri del Benaco. Nel periodo estivo tantissimi turisti stranieri, soprattutto Tedeschi ed Olandesi, vengono sul Garda in macchina, durante le vacanze utilizzano quasi esclusivamente la bici, per poi riprendere la macchina quando ritornano a casa. Il problema della viabilità sta solo nella parte occidentale (sponda Bresciana) dove la ciclabile non esiste. (Mi spiego…nei mesi di punta la coda di macchina che parte da Peschiera fino a Garda in entrambe le direzioni ci sarà sempre…ma per le bici ci sarà la possibilità di viaggiare abbastanza…in sicurezza). La maggior parte dei turisti stranieri si sposterà per le vacanze sulla sponda Veronese…eeee…sorpresa…i commercianti, hotel, bar…ecc. ecc. della Gardesana occidentale cominceranno a lamentarsi….ma dai….a quel punto le amministrazioni comunali dei paesi che partono da Desenzano verso Limone forse si sveglieranno….

  2. Manuel ha detto:

    Sono un cittadino che abita nella zona oggetto dell’articolo e vorrei segnalare un’ imprecisione che mina il senso di tutto il suo ragionamento: nella parte di strada in questione il collegamento dedicato alle biciclette esiste. Passa dalla parte storica del paese di Limone e si collega alla famosa ciclabile (che nulla ha di sostenibile). Quindi, la famiglia della foto ha tutto il diritto di transitare su quel tratto di Gardesana ma è una loro scelta, non la loro unica possibilità, a differenza mia che,dovendo muovermi per lavoro con un furgone carico di attrezzature, non posso certo muovermi in bicicletta.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  3. Lorella ha detto:

    sarebbe auspicabile che :
    a)tutte le bici avessero le luci. cosa che spesso non accade
    b) che i ciclisti imparassero ad andare in fila perché spazio per due ciclisti che conversano in parallelo ed un auto non c’è n’è
    c) che evitassero di imprecare quando suoni per avvisarli; certamente sono atteggiamenti che non fanno simpatia

  4. Giovanni Rossi ha detto:

    ho percorso più volte il tratto Limone Riva del Garda in bicicletta. Poi mi è capitato di farlo in auto e mi sono reso conto del pericolo che ho corso e che tutti corriamo in bicicletta. In attesa di soluzioni futuribili mi chiedo se non si possa fare come si propone anche per i passi dolomitici. Almeno un giorno alla settimana la strada dovrebbe essere vietata alle auto private, almeno per 12 ore diurne. Impossibile?

  5. Andrea ha detto:

    Leggetevi questo: https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/emergenza-ciclisti-sulla-gardesana-gardone-pronta-a-provvedimenti-drastici-problemi-di-sicurezza-e-bloccano-il-traffico-perdiamo-residenti-e-turisti-anche-per-questo

    Fa ancora più tristezza, quella strada è trafficatissima da anni, bloccata costantemente nei weekend e soprattutto nei ponti, una volta il 2/6 ho impiegato 2 ore da Limone a Riva (proprio per visitare la famosa ciclabile sospesa) e da allora mai più… e il problema del traffico sarebbero le biciclette? E invece di pensare di limitare le auto questo pensa a limitare le bici! Veramente quando leggo ste cose mi chiedo se ci sono o ci fanno perché è un pensiero fuori da ogni logica. Dette da un sindaco sono parole ancora più gravi.

  6. InBiciSempre ha detto:

    Sottoscrivo tutto quanto detto nell’articolo.
    Non dimentichiamoci che le automobili ” moderne” sono larghe mezzo metro in più della 500 del dopoguerra e non sono compatibili con molte strade italiane (es. Gardesana, e i centri storici), poi si dice che i ciclisti stanno larghi.
    Nella città in cui vivo Monza ho notato che le famiglie in bici procedono sul marciapiede sia per maggiore sicurezza che per non “intralciare” gli automobilisti; in questo modo la mobilità non può migliorare.
    Molti sfottono i ciclisti, ma la verità è che troppe persone non sanno procedere in bici ( ma neanche in auto) in sicurezza e nel migliore dei modi e ragionano da automobilisti anche quelle due domeniche all’anno che usano la bici con la famiglia.
    Si dovrebbe integrare qualche ora in bicicletta alle guide per la patente dei veicoli a motore.
    Se si continua così, mi trasferisco in un Paese più civile.

  7. Lenny Dielen ha detto:

    Abito a Riva del Garda, dove regna la totale anarchia per quanto concerne le biciclette. Se ne infischiano delle regole e, che è peggio, non c’è nessun controllo . Biciclette senza fanali, contromano, sui marciapiedi etc. Ho già scritto una volta al comune e per risposta mi hanno detto che le regole ci sono ma….se non vengono rispettate!!!! Sono d’accordo con l’articolo che ha commentato la foto della famiglia in bicicletta. E un territorio difficile ed per questo bisogna rispettare i “diritti” di tutti. Viva la bicicletta.

  8. Ikbo ha detto:

    Come sempre chi commenta lo fa da altri paesi e luoghi e non conosce per niente il contesto di quella zona. In particolare quell’area del lago di Garda è paesaggisticamente spettacolare ma anche molto complessa, gli spazi sono estremamente ridotti, la montagna composta da pietra molto franosa e instabile. Per questo in decenni è stato praticamente impossibile allargare la strada o creare una pista ciclabile. Inoltre il tratto sospeso della ciclabile di Limone, come detto giustamente nell’articolo, è stato costruito senza cognizione, col progetto ipotetico di creare una pista lungo tutto il lago ma senza tenere conto i costi esorbitanti, la pericolosità causa frane e la fattibilità, infatti al momento non si è proseguito come ipotizzato perché i costi sono elevati e inoltre ci sarebbe un vincolo naturalistico e paesaggistico, quella ciclabile sospesa è in realtà uno scempio, una cicatrice nella natura così per come è stata realizzata. Inoltre per quanto riguarda la presenza di auto, è tanto facile fare paragoni con città e luoghi totalmente diversi. Le auto ci sono non solo per turismo, ma perché la strada serve molte frazioni, paesi e zone anche interne non raggiungibili diversamente! Vedi ad esempio il comune bresciano di Tremosine sul Garda. In ogni caso, vi sono molte strutture, frazioni, paesi che non sarebbero raggiungibili diversamente, sono presenti gli autobus ma ogni altro collegamento risulta impossibile perché la zona è troppo impervia! Gran parte del traffico su quel versante comunque è causato da chi si reca ad Arco e in provincia di Trento; vasterebbe sbarrare l’accesso, chiudere il confine visto che sono anche autonomi e utilizzassero l’autostrada. Non è comunque un problema di facile soluzione, ed entrambi hanno ragione sia automobilisti preoccupati di non investire qualcuno sia ciclisti preoccupati di non farsi investire.

  9. Alessandro ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  10. Luca ha detto:

    ciclopedonale inutilizzabile. pericolosa da raggiungere in bici. Ancor meno a piedi per mancanza di parcheggi.

  11. Chicca ha detto:

    Cara sigra, La ringrazio per la Sua “analisi”.
    Le ricordo che la gente che si muove in macchina non sempre lo fa perché va a passeggiare sul lago ma perché va a lavorare e trovarsi gruppi di ciclisti che invadono la corsia e il passaggio non è molto simpatico …e quando suoni il clacson x avvisare di stare attenti dietro di loro e di spostarsi un pochino ti mandano pure a quel paese.
    probabilmente Lei sarà bravissima in bici ed educata ma tanti, anzi tantissimi ciclisti e turisti in bici non lo sono ed è per questo che ci sono le proteste.
    chicca chicchi

  12. Simone ha detto:

    Abito sul Garda e, al netto della famigliola ai 15 km/h nell’alto lago (zona bresciana verso il Trentino), vi assicuro che per il resto — da Maderno in giù sulla sponda bresciana e da Torri in giù su quella veronese — spesso siamo noi ciclisti a 40 km/h a doverci fermare o a dover sorpassare le auto costantemente in colonna.
    ​È paradossale: molti automobilisti, esasperati dalle code, effettuano sorpassi pericolosi e ravvicinati non appena ne hanno la possibilità, salvo poi ritrovarsi nuovamente fermi dopo cento metri a causa dell’ingorgo successivo. È assurdo prendersela con chi sceglie una mobilità agile mentre migliaia di vetture rimangono immobili per ore, paralizzando l’intera zona.
    Simone

  13. Francesco Santini ha detto:

    Sono completamente d’accordo con quanto riporta l’articolo. Aggiungo che è purtroppo un limite culturale di chi si alterna a governarci, di avere sensibilità per la sicurezza di chi pedala in bici.
    Il territorio italiano, collinare, montagnoso e spesso privo di spazi di “respiro”, mal si presta alla creazione di infrastrutture dedicate alla mobilità leggera nel breve termine e nessun governante ha la lungimiranza di immaginare quale sarebbe il risultato di investimenti a favore della mobilità leggera.
    Sarebbe un’utopia pensare che d’incanto l’Italia cambi marcia e investisse in ciclabili e messa in sicurezza delle strade anche per chi ci pedala.
    Non sarebbe più semplice, e qui vengo alla proposta, investire da parte del Ministero dei trasporti, su due elementi:
    1. segnali stradali installati su tutte le strade d’Italia che ricordano l’obbligo di sorpasso di un ciclista a un metro e mezzo;
    2. promozione di una campagna di informazione mediatica che, coinvolgendo personalità dello sport, dello spettacolo, dell’arte, della politica, sostenesse e valorizzasse quei segnali.

    La continuazione naturale sarebbe la promozione di progetti nelle scuole, ma intanto sarebbe “vitale” raggiungere gli automobilisti che sono alla guida di quelle automobili sempre più grandi e potenti “oggi”.

  14. Sergio Demasi ha detto:

    So che è molto complesso costruire intorno al Garda una pista ciclabile, ma sono convinto se si voleva si poteva realizzare. Anche perché capisco che attraversare le gallerie in bici dove percorrono anche auto e altri mezzi di trasporto, poi peraltro buie, strette, ecc. Diventa pericoloso scocciante per tutti !! Si rischia la vita !! Cioè è pericoloso per tutti ! per cui motivo in più costruire una pista ciclabile!!! Si risolverebbero tanti problemi….! E tanti morti ( incidenti in meno )

  15. Sergio Demasi ha detto:

    Dico solo che é vergognoso che nel 2026…Ancora intorno al Lago di Garda non sono riusciti a realizzare una pista cilabile !!Abito in Svizzera in un paese limitrofe con la Germania vicino al Bodensee ( Lago) la pista ciclabile atrraversa tutto il Lago che bagna tre nazioni..A , D , CH. 270 km !Ma puoi attraversare tutta la Germania in Bici ,Austria Svizzera non solo il Bodensee!!É in Italia non riescono a realizzare ( costruire) una pista ciclabile in intorno a l Garda ! Con tutti i soldi che guadagnano dal turismo ??? Non ho parole si commenta da solo !!!

  16. Mario ha detto:

    come ciclista non posso che condividere, l’altra sera ho accompagnato mia figlia a piacenza e per attraversare la citta’ alle ore 18 ci ho messo piu’ di mezz’ora, tutti in macchina muti, nessuna protesta poi se trovano un ciclista e devono alzare 10 secondi il piede dall’acceleratore si scatena la fine del mondo.

  17. Carlo ha detto:

    tutti i giorni sento personalmente,o leggo,amici o lettori del perché non vietano le bici su strade pubbliche e di rimando chiedo perché nel periodo di sovraffollamento non vietano le auto private !!
    Penso che mi ritengano pazzo!
    Usare l’auto è un sacrosanto diritto e non si capisce perché una persona debba andare in bici.
    Ciò non debba meravigliarci è semplicemente la cultura italiana.
    Tristezza.

  18. Riccardo ha detto:

    Lago di Garda luogo bellissimo ma talvolta impossibile e non sempre accogliente con chi usa la bicicletta. Un vero peccato.

  19. Stefano ha detto:

    Purtroppo il problema è di tutta la zona del lago di Garda, invece di vietare le bici si dovrebbe iniziare a limitare i veicoli a motori o comunque iniziare a parlarne.
    Si sta costruendo una ciclabile ma temo che non sarà una soluzione adeguata.
    A chi mi dice “i ciclisti vadano sulla ciclabile che l’hanno fatta per loro” io rispondo “che le auto vadano in autostrada che è una strada dedicata ai veicoli a motore”, e poi i ciclisti si muovono senza inquinare a differenza delle auto. Ma su questo mi pare che la maggior parte delle persone non ci pensi neppure tanto sono abituate a respirare fumo, sono affezionati al rombo del motore e all’odore della benzina.

  20. Nicola Bianco ha detto:

    Complimenti per l’articolo.
    Analisi perfetta, concreta e propositiva sul turismo ciclo pedonale del Lago di Garda.

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