Durante l’ultima edizione della Fiera del Cicloturismo, i Bikeitalia Talks sono stati uno spazio di incontro e confronto per chi il viaggio in bici lo vive davvero: storie, consigli, idee e visioni raccontate dal vivo da chi il cicloturismo lo vive per davvero.
Da quest’esperienza live è nata la volontà di portare il format anche per iscritto, trasformandolo in una serie di interviste per approfondire temi, percorsi e punti di vista.
Oggi approfondiamo il viaggio di Tommaso Toldo, che sul palco della Fiera del Cicloturismo ha raccontato del suo viaggio in Giappone in bicicletta.

Come è nata l’idea di partire per il tuo viaggio? Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa destinazione?
L’idea di questa avventura è nata per caso. Mi ero imbattuto in un documentario, “Il Giappone visto dall’alto”, nel quale veniva mostrato un lato forse meno conosciuto del Paese del Sol Levante, quella parte più nascosta e meno ricercata, spesso messa in ombra dalle grandi città come Tokyo, Osaka e Kyoto, collegate fra loro dai famosi Shinkansen (treni ad alta velocità).
Questo programma mostrava, invece, antiche foreste di criptomerie, villaggi abbandonati, aspre salite, baie nascoste, montagne dove la neve non si scioglie mai e coste sferzate da venti della Siberia. Dovevo vedere tutto questo. Inizialmente il mezzo che avrei voluto usare era il treno, intervallando con alcuni tratti in macchina nei luoghi meno collegati dai trasporti pubblici. Tuttavia, in maniera del tutto spontanea, mi dissi “Perché non farlo in bici?”, sarei stato completamente libero di spostarmi, campeggiare e visitare secondo la mia volontà, senza alcun vincolo di parcheggio o di ultime corse dei treni.
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Durante il viaggio hai incontrato persone o vissuto situazioni che ti sono rimaste particolarmente nel cuore?
Se, prima di partire, mi avessero fatto conto di tutti gli incontri unici ed indimenticabili a cui ero destinato, avrei fatto una gran fatica a credergli. Solo viaggiando si può veramente capire quanto bene e spirito di condivisione ci possa essere tra persone che spesso non parlano neanche la stessa lingua. Ho vari ricordi di anziani che, nei luoghi più disparati, mi parlano in giapponese ed io che, a gesti, cerco di farmi intendere indicando la mia bicicletta ed in un giapponese molto stentato spiego che sto facendo il giro di tutto il Paese.
Ho incontrato persone che viaggiavano come me, ad esempio Hiroshi che incontrai due volte lungo le strade dell’Hokkaido, l’isola più a nord del Giappone, che ormai viveva in Nuova Zelanda e ogni anno tornava in patria per fare un viaggio in bici.
Noriyuki lo incontrai la prima volta in un birrificio artigianale ad Hakodate, la porta del Nord, ci mettemmo a parlare perché lui, scoprendo fossi italiano, mi fece vedere lo screensaver del suo telefono dove figurava la band dei Maneskin. Bevemmo svariate birre tutte offerte da lui, dicendo che, essendo io ospite nel suo Paese, fosse giusto così. Lo rividi un mese dopo a Tokyo dove viveva. Lui e suo fratello mi mostrarono quello che era per loro la città, facendomi vivere un’esperienza vera e fuori dai soliti canoni turistici.
Credo però che l’esperienza più significativa sia avvenuta dopo aver attraversato il Passo di Shiretoko in Hokkaido. Vicino al campeggio si trovava un onsen (terme naturali), Kuma no Yu Onsen (L’Onsen degli Orsi). Essendo l’unico occidentale a trovarsi lì, avevo richiamato l’attenzione. Parlando con le persone del luogo a proposito delle mie origini, ci fu un giapponese che mi disse di essere stato più volte in Italia, si chiamava Atsuhiko. Viaggiava lungo tutto l’Hokkaido con la sua Suzuki Jimny bianca, dormendo nelle aree di sosta lungo il tragitto.
Ci scambiammo i contatti e dopo essere tornato in Italia un giorno mi scrisse che sarebbe stato per un mese in Europa, e che magari ci si sarebbe potuti vedere. A poco più di 1 anno da quando ci incontrammo andai in stazione a prenderlo, come lui mi mostrò il Giappone io potei ricambiare il favore mostrandogli le Dolomiti e altre bellezze locali. Penso che questa esperienza si possa definire la vera essenza del viaggio, il ciclo non si chiude finché tu stesso non puoi trasmettere la stessa emozione e i ricordi annessi ad essa a qualcun altro.

Qual è stato il momento più difficile che hai affrontato lungo il percorso e in che modo sei riuscito a superarlo?
Una mattina mi sveglio nella mia tenda, faccio colazione, preparo le borse e monto in sella pronto ad affrontare uno dei passi più famosi del Giappone, quello di Shiretoko. Dopo poco più di 1km la ruota posteriore è a terra. Mi sembrava strano perché la camera d’aria era stata cambiata solo qualche centinaio di chilometri prima, ma non ci faccio troppo caso. La cambio, faccio 50m e si fora di nuovo. Inizio a preoccuparmi che il copertone, ormai molto consumato, non riuscisse più a reggere il mio peso e quello delle borse. Mi restava una sola camera d’aria e nel mezzo del nulla sarebbe stato troppo rischioso montare anche l’ultima.
Mi guardo intorno e vedo un signore che sta lavando la sua macchina, gli chiedo informazioni a proposito di un negozio di biciclette. Quello più vicino si trovava a 60km da dove mi trovavo in quel momento, in direzione opposta al mio percorso. Sarei dovuto tornare indietro con un treno portandomi la bici appresso: troppo complicato. Usando Google Maps provo a cercare qualcosa simile e trovo un negozio di moto. Il locale era gestito da un vecchietto con cui “parlo” tramite il traduttore del telefono. Lui non vende materiale per bici, ma conosce un posto dove ce ne sono.
Lascio la bici col vecchietto per muovermi più in fretta, dato che la gomma era a terra, e arrivo davanti a un magazzino agricolo; entro e davanti all’entrata ci sono copertoni e camere d’aria per biciclette. Compro quello della mia misura e torno per montarlo. Smontato tutto scopro che le misure non sono corrette per il cerchione che io utilizzo. Torno al magazzino per dirgli che non posso montare quel copertone, il ragazzo gentilmente si offre di dare un’occhiata alla bici. Per fare più in fretta a portare la bici monto l’ultima camera d’aria e la spingo senza salire in sella. La gomma si fora lo stesso, adesso mi trovavo senza camere di scorta in un posto dove non ce n’era l’ombra nel raggio di più di 50km. Non molto bella come situazione.
Il ragazzo mi sta aspettando fuori, mi dice che vendono kit per la riparazione delle camere d’aria forate e che può vedere di metterle a posto. Mentre tolgo la camera dal copertone noto qualcosa di metallico all’interno, la punta di un chiodo conficcata per quasi 5mm nella gomma. Avevo trovato la causa del problema. Ero sollevato però allo stesso tempo arrabbiato con me stesso, perché non avevo controllato. Delle tre camere d’aria riesco a salvarne due, una la monto mentre l’altra mi farà da scorta.
Torno al campeggio da dove ero partito la mattina perché ormai si era fatto pomeriggio e non avevo più tempo per fare il passo di montagna. Solo dopo più di 300km e quasi una settimana raggiungerò il primo negozio di bici a Kushiro, dove sostituirò il copertone e prenderò una camera di scorta.
Questa esperienza mi ha insegnato molto. Calma e lucidità durante i momenti di difficoltà risultano fondamentali, non bisogna agitarsi perché la soluzione, per quanto complicata, c’è sempre. l’importante è non abbattersi.

Per chi sogna di intraprendere un’esperienza simile, quali consigli daresti sulla pianificazione del viaggio, la navigazione e la scelta del percorso?
Credo di essere un viaggiatore un po’ fuori dagli schemi, cerco cioè di lasciarmi molta libertà di organizzare il viaggio mentre sono sulla strada, mi prefiggo delle tappe e dei punti in cui devo essere entro in un certo periodo, ma senza che mi influenzino troppo.
Quando decisi di fare questo viaggio in bici mi informai e raccolsi informazioni tramite una guida della Lonely Planet per capire i punti più interessanti che avrei potuto vedere.
Mi prefissai un massimo di 90 giorni di permanenza in Giappone in bicicletta, la durata del visto classico, e tramite Google Maps iniziai a vedere delle tracce del percorso. Calcolai una media di 70km al giorno, con alcuni giorni di riposo per poter avere il tempo di visitare i luoghi in cui sarei passato. Alla fine del viaggio avrei percorso più di 5200km in 86 giorni.
Un elemento che ritengo fondamentale durante il mio viaggio è l’uso di un ciclocomputer, nel mio caso un Garmin, per potermi orientare e creare le tracce che avrei percorso. Il tragitto lo sviluppavo la mattina quando mi svegliavo in base a quello che avrei voluto vedere o che mi consigliavano le persone del posto, la deviazione più importante che mi consigliarono fu quella di non passare per Osaka, ma attraverso le selvagge strade vicino al Kumano-Kodo, una serie di vie di pellegrinaggio che si snodano a sud di Kyoto.
L’idea che si è rafforzata anche dopo questo viaggio è che non importa se qualcosa che uno vuole vedere esce dal proprio itinerario: bisogna trovare il tempo per farlo. Chissà se passerai mai da quella strada un’altra volta. La cosa peggiore sarebbe rimanere con il rimpianto di non averla vissuta. Lo dice una persona che ha aggiunto 30km ad una traccia che ne durava già più di 100, solo per vedere una statua di un bambino che urina da un precipizio, consigliata da persone del luogo. Ne è valsa la pena? Forse, però se non l’avessi vista non lo potrei raccontare.


Ci sono ciclovie o itinerari in Italia che consiglieresti particolarmente a chi vuole avvicinarsi al cicloturismo?
Vivendo in Trentino, non posso non citare la ciclabile che passa proprio davanti a casa mia: la Ciclabile della Valsugana, un percorso che collega Pergine Valsugana con Bassano del Grappa. Lungo questa strada sono cresciuto e ho mosso i miei primi passi in bicicletta, ormai la conosco come il palmo delle mie mani.
La Ciclopista della Valle dell’Adige che dall’Austria scende fino a Verona e la Ciclovia dell’Alta Val di Non, un giro ad anello di 25km che passa per i borghi più caratteristici dell’omonima valle e i suoi celebri meleti. Entrambi sono percorsi ben segnalati e mantenuti che possono essere inseriti in un percorso più lungo.
Com’è stato pedalare in Giappone?
Per quanto riguarda il Giappone in bicicletta, anch’esso negli ultimi anni si è molto impegnato nello sviluppo di una rete ciclistica lungo tutto il Paese per favorire anche il turismo in zone meno frequentate. Non si può non iniziare parlando di quella che viene, giustamente, considerata una delle ciclabili più belle del mondo, la Shimanami Kaido. 70 km che attraversano sei isole collegate da ponti all’interno del Mare Interno di Seto, pedalando attraverso frutteti di limoni e arance mentre si scorgono le miriadi di isole che punteggiano il mare. E’ presente un campeggio libero a circa metà del percorso su di un’isola, dove io ho dormito una notte cullato dal rumore del mare.
Molto panoramica è anche la Tottori Uminami Road, 150km lungo parte della costa OVEST dell’isola di Honshu, la strada si alterna tra grandi dune, foreste di pini marittimi e piccoli villaggi di pescatori. La salsedine riempie i polmoni e la brezza marina tiene a bada il calore estivo.
Un posto che non ti aspettavi di trovare?
Per terminare vorrei parlare di una delle zone probabilmente meno conosciute e percorse, l’Arcipelago di Amakusa. Questo gruppo di isole si trova a SUD di Nagasaki, tramite un traghetto si arriva sull’isola principale Shimoshima da dove si possono scegliere vari percorsi, all’interno delle isole oppure lungo le coste frastagliate. Sono assicurati grandi tramonti e albe indimenticabili sul mare con il primo Sole che abbraccia l’arcipelago.
E per te stesso, hai già in mente la meta del tuo prossimo viaggio?
E’ dall’anno scorso che sto pensando ad un prossimo progetto di viaggio che sarebbe ancora più lungo del precedente, partire da casa mia per arrivare a Calais, prendere un traghetto che mi porti nel Regno Unito e percorrerlo interamente dal punto più a SUD a quello più a NORD. Spostandomi poi in Irlanda per percorrere la Wild Atantic Way, un percorso di 2500 km lungo le coste.
Ci sono viaggiatori, esploratori o creator che segui sui social e da cui trai ispirazione per le tue avventure?
I primi tra tutti sono sicuramente i miei genitori che mi hanno trasmesso la passione per il viaggiare, fin da quando sono nato abbiamo visitato mezza Europa in camper, siamo stati in Sud Africa, Argentina e, quando avevo solo cinque anni, in Australia.
Prima di questo viaggio seguivo abbastanza Lorenzo Barone con le sue avventure in giro per il mondo, ma nessuno in particolare riguardo il cicloturismo, mi ero informato molto su internet tramite i siti più disparati. Solo dopo essere tornato a casa dal viaggio ho scoperto quanto la community di cicloviaggiatori fosse grande e che non ero l’unico pazzo che scambiava una comoda vita sul divano con un lungo viaggio in bici, dormendo su un materassino in una tenda. Dei viaggiatori che seguo abbastanza ultimamente sono Dino Lanzaretti e Pietro Franzese in quanto mi piace il loro format, semplice e dritto al punto, cose chiare senza particolari fronzoli.




















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