Durante l’ultima edizione della Fiera del Cicloturismo, i Bikeitalia Talks sono stati uno spazio di incontro e confronto per chi il viaggio in bici lo vive davvero: storie, consigli, idee e visioni raccontate dal vivo da chi il cicloturismo lo vive per davvero.
Da quest’esperienza live è nata la volontà di portare il format anche per iscritto, trasformandolo in una serie di interviste per approfondire temi, percorsi e punti di vista.
Oggi approfondiamo il viaggio di Fabrizio Masi, che sul palco della Fiera del Cicloturismo ha raccontato della sua esperienza nei Balcani in bicicletta.

Come è nata l’idea di partire per i tuoi viaggi in bicicletta? Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa destinazione?
I miei sono viaggi a corto e medio raggio, mi piace esplorare ed indagare la frontiera – i territori dove si sviluppano contaminazioni tra uomini e culture, dove si incrociano lingue, tradizioni e mentalità che raccontano di come siamo e di come eravamo. Scoprire soprattutto le aree che stanno a est del nostro confine orientale – quelle che ai tempi della nostra infanzia erano terre invalicabili, lontane e oscure: i Balcani.
C’é anche qualcosa di personale che motiva la spinta per puntare le ruote verso sud-est: un desiderio di scoprire la storia e i legami sentimentali con queste terre.

Durante il viaggio hai incontrato persone o vissuto situazioni che ti sono rimaste particolarmente nel cuore?
Certamente sono tanti gli incontri importanti che hanno contraddistinto i miei viaggi. Molti di questi incontri sono diventati temi di racconto nel mio libro ‘Istria, Storie oltre i confini’ (ed. Ediciclo) e in ogni viaggio sono continuamente alla ricerca di storie e persone con cui imbastire dei dialoghi. La bicicletta sa essere uno strumento straordinario per raggiungere le persone nei luoghi a loro confortevoli, dove è più facile raccogliere le loro storie.

Qual è stato il momento più difficile che hai affrontato e in che modo sei riuscito a superarlo?
I momenti più complessi probabilmente sono quelli che devo affrontare quando organizzo e guido dei gruppi in bicicletta in queste terre. La mancanza di punti di assistenza, la complessità e ruvidità dei tracciati e la poca confidenza delle persone con luoghi diversi da quelli ‘domestici’. Queste situazioni restituiscono comunque un’esperienza autentica a chi viaggia in queste terre.
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Per chi sogna di intraprendere esperienze simili, quali consigli daresti sulla pianificazione del viaggio, la navigazione e la scelta del percorso?
Se si viaggia in autonomia, suggerisco di dotarsi dei componenti di ricambio essenziali per risolvere gli eventuali imprevisti, pianificare solo quanto necessario, la traccia possiamo programmarla prima della partenza – poi lungo il percorso è bello farsi sorprendere, scegliere di divagare e prendere una strada diversa. Le sorprese sono l’anima vera del viaggio. Quello che pensavamo prima di salire in sella lo possiamo riconfigurare giorno dopo giorno. La bicicletta è analogica e non ha bisogno di eccessiva programmazione.

Ci sono ciclovie o itinerari che consiglieresti particolarmente a chi vuole avvicinarsi al cicloturismo? E per te, hai già in mente la meta del tuo prossimo viaggio?
Il mio suggerimento per chi non ha ancora intrapreso un viaggio in bici è di partire da casa propria in sella. Per qualsiasi direzione, non è importante il dove. Chiudersi la porta alle proprie spalle e iniziare a pedalare scoprendo paesaggi diversi e sognare un obiettivo che magari abbiamo nel cuore o ricordiamo di aver raggiunto da bambino con altri mezzi. Scopriremo il ‘nomade’ che abbiamo dentro.
Un suggerimento per una ciclovia: dico la Parenzana – in Istria tra Italia, Slovenia e Croazia – un’avventura wild ma piuttosto semplice senza allontanarsi troppo da casa. Il mio prossimo viaggio parte domani – Un tratto della TransDinarica in Croazia, oltre la Ciceria, il Quarnero e la Lika fino alla Dalmazia tra il mare e l’interno. Dopo il tratto in Bosnia-Erzegovina desidero scoprire altri luoghi fuori dalle rotte.
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Ci sono viaggiatori, esploratori o creator che segui sui social e da cui trai ispirazione per le tue avventure?
Ammiro e rispetto molto chi compie viaggi estremi ma non nutro desideri di emulazione o competizione. Viaggio da oltre quindici anni in sella, prima dell’epoca dei social e dei digital ambassador. Il mio riferimento rimane il reportage di Paolo Rumiz, Francesco Altan ed Emilio Rigatti con cui ho avuto la fortuna di pedalare. ‘Tre uomini in bicicletta – da Trieste a Istanbul’ ha dato la stura al mio percorso in sella e suggestioni per scoprire il nostro ‘Oriente vicino’ con la leggerezza, la curiosità e gli occhi del ragazzo che vive dentro me.



















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