In tutta Europa non esiste una strada transfrontaliera più alta del Colle dell’Agnello. Con i suoi 2744 metri, il valico che divide Italia e Francia è superato soltanto da Cime de la Bonette, Col d’Iseran e Passo dello Stelvio, tre ascese nelle quali entrambi i versanti si sviluppano all’interno dello stesso Paese.
Da Pantani a Scarponi, un santuario del grande ciclismo
Quando si arriva in cima all’Agnello a catalizzare l’attenzione dei ciclisti è proprio il cippo di confine, una maestosa pietra in lingua francese che separa Francia e Italia. Al centro del piccolo spiazzo prospiciente al cippo di confine è presente, dal 23 giugno 2018, un monumento che ricorda Michele Scarponi, il ciclista morto l’anno precedente in seguito all’investimento durante un allenamento.

Durante il Giro d’Italia del 2016, infatti, il corridore di Filottrano transitò per primo sul colle cuneese, ma al fondo della discesa mise piede a terra per attendere il capitano Vincenzo Nibali. Mettendo da parte la possibilità di un successo di tappa, con il suo lavoro Scarponi consentì a Nibali di incrementare il vantaggio sugli altri contendenti per la vittoria finale. Anche grazie alla generosità del corridore marchigiano, Nibali bissò il successo al Giro d’Italia con una clamorosa rimonta.
Sul tracciato della mulattiera seicentesca e della successiva strada militare, nel 1973 fu inaugurato il valico automobilistico. Un paio di decenni dopo, il Giro d’Italia transitò per la prima volta sull’Agnello. Nel 1994 fu Marco Pantani a tenere a battesimo questa salita con un attacco da lontano che s’infranse sui pedalabili rettilinei del Col du Lautaret. Da quel giorno il ciclismo professionistico è transitato altre cinque volte dall’Agnello: tre volte con il Giro (2000, 2007 e 2016) e due con il Tour (2008 e 2011).
La lunga risalita della Valle Varaita
Anche se l’imbocco di valle si trova a Piasco, un buon punto per cominciare la salita del versante italiano è Sampeyre. Fra l’Ufficio Turistico situato sulla SP8 e il Colle dell’Agnello c’è una distanza di 31,6 km, un dislivello di 1782 metri e una pendenza media del 5,6%.

Nei primi 10 km la pendenza media è del 3,3%, un facile falsopiano che si incattivisce per mezzo chilometro nei quattro tornanti in prossimità della borgata di Caldane. Ad eccezione di questa serpentina, il primo terzo della salita è una blanda ascensione in cui la catena può rimanere sul “padellone”.
Dai tornanti di Casteldelfino fino al bivio per Villaretto la salita si fa impegnativa, con una punta massima dell’11% quando si transita a Rabioux. Le pendenze si attenuano quando la strada sfiora il Bosco dell’Alevè e si raggiunge Castello. Davanti alla Cappella dell’Assunta c’è una suggestiva fontana alla quale si può rabboccare la propria borraccia prima di pedalare sulla seconda metà dell’ascesa.

Un chilometro e mezzo di strada pianeggiante lungo la riva del Lago di Pontechianale conduce sino alla località eponima. Superato l’abitato di Pontechianale con un paio di rampe che raggiungono una pendenza massima dell’11%, i successivi 3,4 km propongono un pedalabile falsopiano dove non si supera mai il 5%. Si giunge così alla vecchia dogana, punto nel quale il Colle dell’Agnello diventa la salita che tutti temono.
Un finale da scalatori puri
Negli ultimi 9,5 km di salita – quelli preclusi al traffico motorizzato nei due appuntamenti estivi delle Scalate leggendarie nelle Terre del Monviso – si supera un dislivello di 926 metri, dato che equivale a una pendenza media del 9,7%.

Già dal secondo tornante, in una parte ancora ombreggiata, le pendenze superano ampiamente la doppia cifra. D’estate non è raro incrociare lo sguardo indolente di mucche e vitelli al pascolo. A poco più di 6 km dalla vetta un cartello annuncia una pendenza del 14%. È in questo rettilineo nel quale inizia a scorgersi la meta che il gradiente aumenta sino al 16%.

Un altro chilometro interamente rettilineo all’11% conduce sino ai 2300 metri di quota. In prossimità delle Grange del Bersagliere inizia una sequenza di otto tornanti che si sviluppa per due chilometri con pendenza oscillanti fra il 7% e il 13%.
Non fatevi trovare impreparati
Quando si affronta una salita del genere è bene non farsi trovare impreparati perché alle pendenze lungamente in doppia cifra si somma l’aria rarefatta dell’alta quota. Soltanto ai 2560 metri del lago del Pic d’Asti si può rifiatare con pendenze più abbordabili. Nel finale le percentuali tornano fra l’11% e il 13%, ma la meta ormai a portata di pedale sembra mitigare ogni fatica.

Che lo sguardo ripercorra a ritroso il tratto terminale della Valle Varaita o si perda nell’irrequieto serpentone che si allunga fra le alture del Queyras, l’emozione della conquista è enorme.
Col Agnel, il versante francese

La denominazione transalpina non vuole la preposizione ed è molto semplicemente Col Agnel, nome che si ritrova anche nel corso d’acqua che scende verso valle: L’Aigue Agnelle. Punto di partenza della salita dal lato francese è la rotonda di Ville Vieille, località raggiungibile salendo da Guillestre oppure percorrendo in discesa il lato meridionale del Col d’Izoard. Per raggiungere la sommità dell’Agnel bisogna percorrere 20,75 km e superare un dislivello di 1377 metri, con una pendenza media 6,7%.
La prima parte dell’ascesa offre ai cicloturisti lo spettacolo della Demoiselle Coiffée, una formazione geologica che, a causa dell’erosione, svetta fra le conifere come una “signorina acconciata”. Superato questo spettacolare pinnacolo sormontato da un masso bruno, si arriva a Molines-en-Queyras, suggestivo villaggio d’alta quota. Situato a una quota di 1726 metri, questo borgo è caratterizzato dai fustes, abitazioni con il basamento in muratura e il piano superiore in legno di larice. Molines-en-Queyras è come fare un viaggio nel tempo, l’immersione in un paesaggio montano fermo al secolo scorso.
Si continua a salire

Lasciato alle spalle il capoluogo del comune, la strada continua a salire con pendenze intorno al 7% attraversando le borgate di Pierre Grosse e Fontgillarde, ultimo centro abitato con punti acqua dell’ascesa. A quota 2000 le conifere scompaiono lasciando spazio a praterie che, nei mesi estivi, sono frequentatissime dalle marmotte. Fra le tante salite alpine che ho frequentato negli ultimi dieci anni, l’Agnel è sicuramente quella che dà le maggiori garanzie di incontro ravvicinato con questi mammiferi.
Più abbordabile dell’epilogo sul lato italiano, quello francese ha un tratto davvero impegnativo fra i -5,5 km e i -0,5 km dallo scollinamento. In questi 5 chilometri la pendenza media è dell’8,9% e quella massima del 12%, ma c’è un altro fattore di cui tenere conto: l’alta quota e la lunghezza della valle de L’Aigue Agnelle favoriscono una frequente e intensa ventilazione che può rendere più complicata l’ultima parte dell’ascesa.

Dal Refuge de l’Agnel allo scollinamento mancano 2000 metri che si fanno via via più pedalabili. L’ultimo tributo di fatica prima di godersi un panorama davvero splendido.











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