Odio le piste ciclabili

8 Marzo 2011

ciclabile-nel-nulla

Punto primo. La logica della pista ciclabile è quella della riserva indiana. Ci sono spazi (i marciapiede) riservati ai pedoni, ci sono spazi (le ciclabili) riservati alle biciclette, ci sono spazi (tutte le strade) riservate alle automobili. Una tale ripartizione territoriale convince gli automobilisti che chi pedala non ha diritto di condividere la stessa strada: “cazzo ci fai qui, vai sulla ciclabile”.

Punto secondo. Chi usa la bici come mezzo di trasporto deve potersi spostare da un qualsiasi punto “x” a un qualsiasi punto “y” di una città. Visto che i sindaci costruiscono le ciclabili dove c’è spazio (ovvero dove non sottraggono spazio alle automobili) e non dove servono (sui percorsi più trafficati) è inevitabile l’inutilità di tantissime (oserei dire la maggior parte) ciclabili urbane.

Punto terzo. A chi e a cosa serve principalmente la ciclabile? Principalmente serve al sindaco per dimostrare che anche la sua città ha piste ciclabili (che è un po’ come dire che la mia città ha un’alta proposta culturale perché ha tre teatri… fa niente, poi, se la programmazione è una merda!). Quante volte la usa il sindaco? Fondamentalmente una soltanto. Va lì per tagliare il nastro inaugurale e farsi immortalare in bicicletta da fotografi e tv. Vi siete mai chiesti perché ci sono ciclabili urbane lunghe anche soltanto poche decine di metri? Ecco la risposta: nell’inquadratura, se il cameraman è bravo, non si nota, per l’inaugurazione basta un piccolo spezzone, purché di un bel rosso mobilità sostenibile!

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