Matteo Tricarico: “giro del mondo in bicicletta per i diversabili”

31 Gennaio 2012

Era tornato in Italia dopo due anni in bicicletta in giro per il mondo, pedalando per il progetto Travel For Aid, “per informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’infanzia disabile“. Ma domani dopo quattro mesi di pausa, Matteo Tricarico riparte e completa la seconda parte del cicloviaggio di 70 mila chilometri. Ritorno previsto: ottobre 2014.
matteo-giro-del-mondoChe vita facevi prima di questo viaggio?

Dalla fine degli studi universitari a Siena ho cambiato vari ambienti professionali cominciando a lavorare a Bruxelles con associazioni collegate alla Comunità europea, per poi passare al business del turismo in Egitto. Ancora, nei sei anni precedenti la partenza per la prima fase del Giro del Mondo in bicicletta, ho fatto l’agente di viaggio in Indocina.

E’ stato anche un modo per “mollare tutto”?

Credo di aver già varie volte in passato “mollato tutto”, almeno dal punto di vista della carriera professionale. In realtà, non la vedo in questo modo, mi sono semplicemente concesso una pausa di quattro anni per esplorare il mondo e, spero, di dare un aiuto concreto con la causa umanitaria collegata all’impresa sportiva.

Perché hai scelto la bicicletta?

Ho sempre utilizzato la bicicletta come primario mezzo di trasporto urbano e nell’ultima decina d’anni ho pedalato attraverso l’Asia scoprendo il piacere di procedere abbastanza lentamente da guardarsi bene intorno e sufficientemente veloce da percorrere migliaia di chilometri in pochi giorni. Ma quello che trovo affascinante nel viaggiare con la bicicletta è il senso di libertà e autonomia, oltre alla flessibilità del mezzo che può facilmente essere caricato su altri mezzi di trasporto.

matteo-tricaricoE perché la proprio la causa dei bambini diversabili?

Durante il mio periodo di servizio civile sono entrato in contatto con la realtà dei disabili e negli anni ho spesso prestato servizio di volontariato presso centri di riabilitazione. Con questo viaggio ho potuto unire il piacere di pedalare con una causa umanitaria a cui sono fortemente legato.

Hai dovuto seguire una precisa tabella di marcia fino ad ora?

L’itinerario originario della prima fase di viaggio dal Vietnam all’Italia è cambiato in funzione degli incontri negli istituti che man mano si sono aggiunti e delle condizioni stagionali che hanno fatto saltare ogni tabella di marcia disegnata a tavolino. Il problema maggiore è trovare le informazioni nelle vaste aree rurali che attraverso.

Quante lingue hai imparato almeno un po’ ?

Parlo le maggiori lingue internazionali e me la cavo con l’arabo ed il tailandese. Durante il viaggio mi sono imposto di imparare almeno le parole di saluto e ringraziamento nella lingua del paese che attraversavo, cosa che ha spesso fatto ridere i locali, credo soprattutto per la mia pronuncia.

Ti senti cambiato da quando sei partito?

Forse per i continui cambi di residenza mi sento in perenne cambiamento, e questo viaggio non sta facendo altro che accelerare il tutto.

Che hai fatto in questi quattro mesi in Italia? Saresti voluto rimanere di più o di meno?

matteo-in-biciPensavo di potermi riposare di più, ma, per fortuna, sono stato indaffaratissimo a raccontare la mia esperienza in vari incontri con associazioni umanitarie, culturali e sportive, in aule scolastiche e ospedali. La preparazione del proseguo dell’avventura mi ha anche tenuto occupato e oramai i tempi sono maturi per riprendere il cammino.

Ora riparti e torni ad ottobre 2014. Poi?

Torno a lavorare, se non si presenta niente di nuovo…

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