Preghiera del ciclista viaggiatore

17 Luglio 2012

preghiera-ciclista-viaggiatoreLa strada è un bene di tutti: ogni veicolo ha lo stesso diritto di percorrerla.
Sono grato a chi l’ha costruita e a chi la usa con correttezza e con rispetto.
Esploro il mondo, senza l’assillo del ritorno, raggiungo una nuova meta ad ogni pedalata, e così fino alla fine della giornata.

Assaporo la sensazione del vento contro il corpo, i momenti di esaltazione atletica, quelli di maggiore sofferenza e di fatica, la soddisfazione e il sollievo di raggiungere il traguardo.
Seleziono severamente il necessario dal superfluo, per ridurre il peso del bagaglio, adeguo le mie abitudini di conseguenza, nella consapevolezza che non mi occorrono tante cose che ritenevo indispensabili.
Sperimento la resistenza fisica e psicologica dello sforzo prolungato e che la temperatura, anche torrida, è una semplice variabile, una sfida in più che il corpo sostiene e la verifica del suo benessere.

Verifico che il corpo ha risorse molto maggiori rispetto alle aspettative e ripaga, con gli interessi, dell’allenamento prolungato cui è stato sottoposto.
Osservo i benefici che il fisico trae in tutte le sue funzioni da un movimento costante e prolungato.
Divento consapevole che fummo creati per resistere con le nostre sole forze, ad ogni tipo di minaccia e pericolo che esiste in natura, e che osserviamo oggi uno stile di vita sedentario che mortifica e atrofizza il corpo.

Comprendo cosa significa spostarsi da un luogo ad un altro con le sole forze muscolari (dell’uomo o dell’animale), il tempo e la fatica che sono necessarie, rivaluto di conseguenza il viaggio ed il diverso pregio di ogni località.
Sono grato del progresso che mi permette di infrangere i limiti umani e percorrere distanze grandi in tempi irrisori, ma esalto la bicicletta, macchina antica e semplice, che mi consente di moltiplicare il rendimento muscolare e di raggiungere un’apprezzabile velocità.
Vedo aumentare la sicurezza in me stesso come autore dell’impresa sportiva, l’audacia, il coraggio, l’ardimento.

Percepisco il continuo movimento come sinonimo di vita: vedo crescere il mio senso di indipendenza, fin quasi all’autarchia, comprendo il valore della sfida e dell’antagonismo.
Godo i momenti di pausa e di intervallo, necessari dopo la “fatica”.
Li godo anche da solo, che le forze da ritemprare non gradirebbero altro compagno che l’inattività.
Allora mi abbandono al riposo meritato, pregusto un buon pasto, sorvegliando la dieta e senza eccessi, pensando al viaggio che verrà domani.
Che riparte entusiasta, in vista di nuove mete, nel fresco del mattino presto….libero, se non altro impegno che pedalare, e godersi fatica e libertà.

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