Ciclista double-face

17 Ottobre 2012

Tra i commenti a un post, ho trovato questo piccolo trattato di ciclosofia urbana, firmato Camillo. Bella storia, la ripubblico.

doubleface

Stamattina, come raro accadimento, mi sono recato al lavoro in macchina. Abito a RM, non uso quasi mai la macchina per andare in ufficio, tranne rarissime occasioni (e stamane era una di quelle, avevo diversi giri da fare fino a tarda sera e mi era impossibile andare in bici e complicato con i mezzi pubblici). In genere uso i mezzi pubblici e, ogni volta che posso, la bici. Mi reputo quindi un “quasi” ciclista urbano, se non in frequenza almeno in filosofia di vita e di trasporto. In questo periodo sto leggendo 3 libri, in contemporanea, sulla filosofia e pratica ciclistica, Bike Snob di Eben Weiss, No Bici di Alberto Fiorillo e salva i ciclisti di Pietro Pani, oltre a frequentare vari blog e gruppi di ciclisti sul web. Insomma, sono addentro alla materia. Stamattina quindi, proprio dietro il parabrezza e seduto al volante, guardano gli sparuti ciclisti che mi passavano accanto (pochi, troppo pochi…), mi chiedevo se in quel momento, guardando loro me, mi odiassero come appartenente alla categoria di “automobilista” o mi amassero, magari intuendo che in quel momento non li stavo tradendo, ma avevo solo la necessità di andare in macchina, ma nell’animo e nello spirito ero lì in mezzo alla strada a pedalare con loro. Insomma, tutto questo per dire che, a volte, per caso o necessità, dobbiamo ridiventare automobilisti anche noi. L’importante è esserlo con coscienza e con rispetto per gli altri, a qualunque categoria essi appartengano.

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