Spagna, ciclisti chiedono “asilo” alle ambasciate europee

25 Marzo 2013

spagna-asilo-ciclistaEra il 20 aprile del 2012 quando, a poco più di un mese dalla sua nascita, il movimento #salvaiciclisti inviava una lettera aperta all’ambasciata della Gran Bretagna per chiedere simbolicamente “asilo politico” in occasione della manifestazione del 28 aprile, e richiamare l’attenzione sulla sicurezza di chi pedala nelle città italiane. Per uno strano scherzo del destino, la stessa sorte è toccata 365 giorni dopo ai ciclisti spagnoli che, preoccupati dall’eventualità dell’entrata in vigore di quelle che definiscono norme “anti-ciclismo”, hanno chiesto accoglienza alle ambasciate di Olanda, Germania, Danimarca e Francia in aperto contrasto con il governo iberico.

L’associazione spagnola di difesa del ciclismo, ConBici, ha organizzato manifestazioni per invocare l'”asilo ciclista” in diverse città: Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia, Saragozza, Marbella e Palma di Majorca.
I diplomatici dei quattro Paesi hanno incontrato i ciclisti spagnoli che hanno esposto uno striscione con la scritta: “Siamo europei. Stop alla legge anti-ciclismo” in lingua inglese, francese e tedesca. Il pacchetto proposto dall’Autorità Nazionale del Traffico di Spagna contiene diverse misure restrittive nei confronti dei ciclisti: obbligatorietà del casco, di pedalare sul lato destro della carreggiata, divieto di utilizzo dei rimorchi su piste ciclabili e di percorrenza di alcune strade. “Si tratta di provvedimenti non in linea con nessun Paese europeo – spiega Antonio Llopez, del gruppo ciclistico “Valencia in bici'”, che aggiunge: ciò scoraggerà molte persone ad andare in bici e renderà le strade ancora più pericolose per quei pochi che continueranno a farlo“. Attualmente l’uso della bicicletta in Spagna è a livelli minimi, si parla dell’1,6%, non mancano però alcune esperienze virtuose, come Siviglia, dove la media quotidiana ha raggiunto il 6%.

Ulteriore preoccupazione è destata dalle sorti di uno degli itinerari cicloturistici più battuti al mondo, il Cammino di Santiago. Si temono cali delle presenze e contraccolpi all’economia locale, e considerando che il volume d’affari attorno a el Camino è di 1,5/2 miliardi di euro l’anno, con i tempi che corrono e la Spagna in crisi c’è il timore che l’approvazione della nuova legge possa rivelarsi un autogol.

A questo link le foto della manifestazione organizzata dal gruppo “Valencia in bici”.

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