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Velocity 2013: bicicletta al femminile

News • di 13 Giugno 2013

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Secondo giorno di Velocity 2013. Nella lussuosa Vienna sono le sette e mezza ed è appena finita l’ultima presentazione di un’esperta di Biologia Umana, che ha richiamato l’attenzione su come l’attività fisica migliori le capacità intellettive, in particolare sul lungo termine, studi scientifici alla mano. La presentazione è terminata con una immagine di Albert Einstein in bicicletta, sorridente. Prima di lui un sociologo e scrittore ha parlato della percezione della paura del ciclista , del dibattito intorno all’uso dell’elmetto per i ciclisti. Cosa provoca una visione di ciclismo urbano come un’ attività di cui aver paura e da cui proteggersi? Stimolante.

Andiamo a ritroso. Alle tre di pomeriggio, in una piccola stanza del palazzo reale di Vienna si è parlato di donne in bicicletta nel meeting ‘ Frocks on bike: Mainstreaming Women’s Cycling. Tre interventi hanno dato luce a diverse realtà in cui la donna e la bicicletta sono le due facce della stessa medaglia.
Il primo intervento è stato un breve excursus storico, un’esperta di bici al femminile ha spiegato come l’uso della bici e del suo progresso tecnologico cominciato nel remoto IXX secolo siano stati frutto di un’ esigenza sociale. Infatti tra le donne della upper class di quell’epoca c’era la necessità di affermare la propria libertà e di esprimere il piacere della pedalata, l’eleganza dei vestiti indossati pedalando, e soprattutto di scoprire un modo di passare il tempo in movimento, molto più divertente cha lavare i panni in casa. Emancipazione.

Subito dopo direttamente dalla Nuova Zelanda , Christina Bells ha parlato della sua esperienza come fondatrice del movimento femminile (attenzione non femminista) ‘Frocks on bikes’’ (letteralmente ‘vestitini in bicicletta’). Un gruppo di 4 donne , tra cui Christina, han dato il via ad una tendenza che cerca di ‘colorare’ la visione del ciclismo urbano locale. Infatti in Nuova Zelanda il ciclismo è visto come uno sport fisicamente impegnativo, praticato da uomini neozelandesi sani , forti e competitivi: i classici macho man ! L’idea di Christina e del suo gruppo ha seguito i seguenti princìpi . Primo, mostrare donne in bicicletta, vestite casual. Secondo, assecondare e ascoltare la loro voglia di amare i benefici dell’andare in bici, da sole o in gruppo, per fare shopping, o per il semplice piacere di godersi delle pedalate . Senza più associare la bicicletta ad un’attività che richiede fatica e spirito di competizione. Con questo modo gioioso di vedere la bicicletta , si è creata un’empatia unica tra le donne neozelandesi tanto che in 4 anni il gruppo ha raggiunto più di mille iscritti. Lezione imparata: mai dimenticare di comunicare (per qualsiasi campagna di promozione) il piacere che proviamo per la nostra bicicletta e per quello che pedalare ci offre anche come mezzo per esprimere un’estensione della nostra personalità.

Esperienza simile è stata quella del Giappone, dove il termine ‘cool’ (tendenza) ha preso piede per diffondere l’immagine della donna in bicicletta. Una rivista di moda e le biciclette pieghevoli di colori sgargianti hanno fatto breccia nel genere femminile del ciclismo urbano, portando ad un aumento di biciclette nelle strade del Giappone.
Inoltre abbiamo intervistato velocemente una neonata associazione cilena, di Santiago: Macleta, presente a Velocity 2013. In Cile la bicicletta al femminile è un simbolo di conquista sociale e democrazia, come ci dice Patricia, fondatrice. L’associazione sud Americana vuole contribuire a cambiare la cultura cilena , per molti versi auto centrica e conservatrice, ma attraversata da un vento di cambiamento.
Si chiude cosi questa giornata intensa, baciata dal sole. Pedaliamo verso il penultimo giorno di Velocity 2013.

Video Velocity 2013







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