Le Cargo Bike: democrazia della mobilità

8 Luglio 2013

cargo

Ho scattato questa foto nella via dietro casa mia.

L’ho scattata subito dopo aver letto un articolo del Wall Street Journal in cui si sostiene che le cargo bike rappresentino la naturale evoluzione delle station wagon. Nell’articolo in questione si parla di manager in carriera che lasciano volontariamente la propria potentissima e gigantesca BMW X5 in garage per portare i propri figli a scuola utilizzando un fighissimo triciclo cassonato.

Quelli che vedete nella foto, ovviamente, non sono manager rampanti:  sono dei robivecchi che girano per la città alla ricerca di ferraglie da rivendere al kg. Sono una presenza costante nelle grandi città della Turchia, dove qualunque mezzo di trasporto a quattro ruote rischierebbe di rimanere imbottigliato per ore nei budelli più stretti. Loro non lo sanno, ma mentre a Izmir il loro mezzo di trasporto rappresenta la prova provata del loro basso status sociale, lo stesso triciclo (magari con qualche perfezionamento tecnico) a poche migliaia di km di distanza rappresenta la quintessenza dell’hipsterismo estremo.

A questo punto, credo sia d’obbligo una riflessione: se il ricco e il povero iniziano a utilizzare lo stesso mezzo di trasporto, alimentato dalle stesse identiche calorie per muoversi e per movimentare materiali e merci, allora anche la scusa eclatante del “tengo famiglia” e del “io la macchina la uso per lavoro” inizia veramente a fare acqua da tutte le parti.

Ma soprattutto, se il mezzo di trasporto dell’uomo di successo e dello sfigato dista solo poche centinaia (e non decine di migliaia) di euro, allora forse ci stiamo avvicinando ad un concetto di società in cui il culto dell’avere sta lasciando il passo al culto dell’essere.

Forse sono troppo ottimista, ma ho la sensazione che stiamo andando nella direzione giusta.

Commenti

3 Commenti su "Le Cargo Bike: democrazia della mobilità"

  1. andrea ha detto:

    Sono d’accordo con i commenti sopra… cmq l’impatto sull’ambiente non è da trascurare, in termini di inquinamento atmosferico ed acustico. Di certo con la bici in carbonio, in bambù o in ghisa [ :-) ] la vivibilità delle nostre città migliora, noi andiamo più lentamente, stiamo all’aria aperta, ci abituiamo a sudare, promuoviamo il commercio locale (ecco che torna l’utilità delle cargobike) e soprattutto prepariamo la via ai nostri figli per un futuro un po più easy. Che ne dite?

  2. Giuseppe ha detto:

    Tranquilli che se il futuro sarà questo vedremo comunque i ricchi su mega triciclo in carbonio da qualche migliaio di euro…. giusto per distinguersi!

  3. Massimo ha detto:

    Si, hai ragione, però basta fare questo classismo per cui se riesco a dimostrare che un certo tipo di attrezzo lo usa anche il ricco, allora va bene.
    E’ proprio l’eccessivo benessere che ci ha reso la vita impossibile (dopo avercela migliorata, ammettiamolo) e, spesso, il benestante di cui parli non ha rinunciato alla macchina, bensì si è tolto uno sfizio alla moda che durerà, se va bene, qualche mese.
    Dove abito io è pieno di pancioni che si fanno 80 kilometri il sabato sulla bici super tecnologica inguainati che manco Bitossi…, per poi inquinare per tutto il resto della settimana sui loro assurdi carrozzoni.

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