Dalla carlinga di un aereo smantellato alla rinascita di una comunità colpita da un disastro naturale: una storia in cui la bicicletta diventa il crocevia di ingegneria estrema, innovazione e, soprattutto, una solidarietà senza confini
Tutto ha inizio nell’autunno del 2024, quando il ciclone Dana si abbatte con una violenza inaudita su Valencia e su 75 comuni della provincia. Un disastro idrogeologico imponente che ha causato oltre 230 vittime, danni incalcolabili al territorio e la distruzione di più di 100.000 veicoli, intrappolati in un fango denso e pericoloso dal punto di vista sanitario.
In quello scenario apocalittico, con strade bloccate e auto accatastate l’una sull’altra, emerge la figura di Juan Dual. Atleta di ultra-endurance valenciano, Juan è un miracolo vivente: per prevenire una grave forma di cancro, nel corso degli anni ha subito l’asportazione di gran parte degli organi interni (stomaco, colon, retto e cistifellea), tanto da guadagnarsi il soprannome di “Empty Juan”. Nonostante l’altissimo rischio che un’infezione causata da quel fango batterico potesse essergli letale, Juan non ha esitato. In sella alla sua bici gravel Vielo e con uno zaino in spalla, ha percorso 800 chilometri facendo la spola per distribuire medicinali, cibo e beni di prima necessità, arrivando a coordinare un instancabile gruppo di 100 ciclisti volontari.
Dall’aviazione alla cargo bike: l’idea
Le gesta di Juan hanno lasciato il segno in Inghilterra, in particolar modo in Trevor Hughes, co-fondatore del marchio britannico Vielo Bikes che già supportava l’atleta. Cercando un modo per aiutare concretamente Juan e il territorio valenciano, Hughes ha unito le forze con l’ingegnere Jens Buder, membro dello staff scientifico della Chemnitz University of Technology, nell’est della Germania.
L’intuizione è stata tanto geniale quanto tecnicamente affascinante: affidare agli studenti del dipartimento di ingegneria sportiva un progetto volto a recuperare materiali provenienti dagli aerei Airbus A380 in fase di smantellamento per dar vita a quattro cargo bike solidali.

Il risultato è un vero capolavoro ingegneristico. Parliamo di una cargo bike che pesa soltanto 13 kg – meno di moltissime biciclette pieghevoli in commercio – ma capace di trasportare in totale sicurezza oltre 70 kg di carico.
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Il segreto del peso piuma: 70% di carbonio, 30% di resina
Il telaio è stato interamente realizzato utilizzando i tubi in fibra di carbonio da 55 mm di diametro che, originariamente, fungevano da supporto per il pavimento dell’area passeggeri degli Airbus. A differenza della stratificazione del carbonio usata per le normali biciclette (in genere 30% di fibra e 70% di resina, per limare i pesi assottigliando le pareti), i tubi aeronautici riciclati ribaltano la formula: 70% di struttura densa in carbonio e solo 30% di resina.
Una configurazione che li rende incredibilmente robusti e virtualmente indistruttibili.
Gli studenti universitari si sono messi all’opera realizzando i disegni CAD e costruendo le dime necessarie. I tubi, una volta carteggiati dal loro rivestimento blu aeronautico per riportare alla luce il carbonio grezzo, sono stati tagliati e uniti con un mix di resina epossidica. Le giunzioni sono state poi letteralmente “fasciate” con uno speciale tessuto in carbonio denso – rinforzando in più direzioni le zone più critiche, come quella del movimento centrale – per garantire una rigidità strutturale senza compromessi.
Dettagli tecnici e una rete di partner
La cargo poggia sulla solidità della forcella V+1 Gravel di Vielo, adattata per ospitare un setup di ruote asimmetrico: una ruota da 700c all’anteriore e una più piccola da 650b al posteriore, scelta fondamentale per mantenere basso il baricentro del portapacchi ed equilibrare il carico. I passaggi ruota permettono inoltre di montare copertoni generosi fino a 50 mm di sezione.
Per completare l’assemblaggio di questi quattro mezzi speciali, diverse aziende del settore si sono fatte avanti donando la componentistica:
Token ha fornito le ruote e ha realizzato su misura le parti in alluminio fresate al CNC (inserti e forcellini).
- Cambrian Tyres ha donato copertoni e camere d’aria Goodyear
- Satori ha equipaggiato i mezzi con manubri, attacchi e reggisell.
- Tektro/TRP ha inviato i gruppi trasmissione ED9
- WTB ha messo a disposizione selle e manopole
L’ultimo viaggio: 4.200 km verso sud
Assemblate le biciclette in Germania, restava un ultimo ostacolo: recapitarle in Spagna. Dopo il forfait di un partner logistico, lo stesso Trevor Hughes si è messo al volante del suo van. Partito da Newcastle Upon Tyne, ha raggiunto l’università di Chemnitz in Germania per il collaudo e il carico, scendendo poi fino a Valencia.
Un lungo viaggio on the road di quasi 4.200 chilometri, documentato splendidamente passo dopo passo in un video documentario di 57 minuti pubblicato su YouTube.
I mezzi sono stati presi in consegna proprio da un commosso Juan Dual e donati a due amministrazioni locali, che li destineranno a chi ha perso i propri veicoli da lavoro durante l’alluvione.
Questa è la dimostrazione palese di come la bicicletta, se unita alla tecnologia e ai nobili fini, riesca ad abbattere qualsiasi barriera geografica trasformandosi in un potente motore per la ripartenza di un’intera comunità.
[Fonte]





















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