Albania in bicicletta: Valona, il passo di Llogara e Butrint

16 Agosto 2013

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Dopo un anno e mezzo dal primo viaggio in bici in Albania (dicembre 2011) ho deciso di tornarci, in una stagione decisamente più accogliente. A differenza di quel Capodanno, trascorso pedalando per lo più su strade di montagna dissestate e ghiacciate (l’entroterra nei dintorni di Tirana, fino al lago di Ohrid) questo itinerario si è snodato lungo tutta la costa meridionale del Paese, da Valona a Butrint, sito archeologico divenuto da qualche anno patrimonio dell’umanità UNESCO.

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Sono diversi i motivi che mi hanno spinto a tornare in Albania (stavolta non da solo), alcuni legati al fascino dei luoghi, sbirciati inizialmente dalle foto durante le ricerche su internet precedenti al viaggio, altri più pratici, e non di poco conto. Partirei da questi ultimi.

– L’Albania è comodamente raggiungibile dall’Italia in traghetto, soluzione relativamente economica (70 euro da Brindisi) che consente di trasportare la bici senza doverla smontare ed insaccare come accade invece in aereo (e in treni non regionali).
– L’Albania è molto economica, e ciò consente di permettersi qualche lusso in più senza intaccare troppo le proprie finanze, che di questi tempi fa sempre piacere. Noi non ci siamo voluti far mancare nulla: notti sempre in alberghetti, cene in taverna (un paio di volte anche i pranzi) e visite nei luoghi più interessanti. In cinque giorni, tre di pedalata e due per le visite (Valona e Butrint, partenza e arrivo del viaggio) abbiamo speso circa 250 euro in due. Per una camera doppia di un buon hotel in una località turistica si spendono sui 30 euro o meno, per una cena abbondante (carne o pesce) per due persone si superano difficilmente i 15 euro.
– L’Albania è ancora immacolata dal turismo di massa, quel turismo che nell’ultimo decennio ha investito la Croazia e che comincia e farsi sentire anche nel vicino Montenegro. La maggior parte dei turisti sono locali, a cui si aggiungono pochi italiani soprattutto nel sito archeologico di Butrint (una cosa va riconosciuta ai turisti italiani all’estero: sono i maggiori “consumatori” di cultura, al contrario di inglesi e tedeschi che invece sono più spesso in spiaggia o sotto gli ombrelloni dei bar).

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Spesso la prima domanda che ti fanno quando dici che vai in Albania in bici è: “ma non è pericolosa”? No, affatto, e non lo è stata nemmeno un anno e mezzo fa in una zona molto più povera e meno turistica. I pericoli più grossi che abbiamo corso sono stati farci rifilare due toast a 4000 leke (circa 30 euro, scampato dopo aver fatto notare al gestore che i toast non erano placcati in oro) e farsi arrotare un paio di volte sulle strade di Valona. Ma noi italiani non mi risulta siamo maestri né di guida sicura né, spesso, di onestà di prezzi nei confronti dei turisti, quindi se proprio dovessi definire un grado di pericolosità dell’Albania, direi che lo è come l’Italia, né più né meno. Senza contare poi le volte che ci sono stati dispensati lungo la strada acqua, fichi e calorosi saluti e sorrisi.

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L’itinerario

Arrivati a Valona la mattina, dopo aver viaggiato la notte in traghetto da Brindisi, abbiamo occupato il primo giorno per la visita della città.

Cosa vedere a Valona? Il Museo dell’Indipendenza (di cui è ricorso il centenario nel 2012) nella vecchia sede del governo (Valona era la capitale), dove se siete fortunati un archeologo albanese vi farà da guida parlando in perfetto italiano. Costo 100 leke (meno di 1 euro). E poi la moschea di Muradie, la tomba di Ismail Qemali (primo premier albanese e padre dell’indipendenza dall’impero ottomano) ed un paio di imponenti piazze tra cui quella con il monumento all’indipendenza.

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Prima tappa: Valona – passo di Llogara: 40 km dal mare fino a 1000 metri di quota, una vera manna dopo una giornata di caldo e afa a Valona. Lungo l’ultimo tratto prima dell’arrivo al passo sono disseminati diversi alberghi dai prezzi per tutte le tasche. Noi ne abbiamo scelto uno con dei bungalow in legno molto carini e spartani per 25 euro.

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Seconda tappa: passo di Llogara – Himara. Il mattino seguente, dai 1000 del passo si scende lungo una serie di tornanti. Dietro uno di questi si affaccia una terrazza dove alcuni temerari prendono la rincorsa e poi il volo con il parapendio.

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Noi invece giù dritto fino a Dhermi, paesino a pochi chilometri dal mare e già in odor di Grecia. Che non inganni la strada lungo costa, perché piatta non è mai, certo le quote sono basse e sempre sotto i 300 metri, ma i saliscendi frequenti e le pendenze per nulla irrilevanti. L’arrivo è dopo 35 km a Himara (o Himare), località turistica balneare dove si ci può rilassare con un meritato bagno.

Terza tappa: Himara – Ksamil. 65 km da una località balneare all’altra, ok, ma con in mezzo sempre discrete alture. Su è giù, sali e scendi, alza e scala la marcia, la costa albanese è piatta come una palla è quadrata. Una tappa tutto sommato anonima nella sua prima parte, ci ha invece regalato incantevoli paesaggi sul finale, durante gli ultimi chilometri fino a Ksamil, costeggiando a est il mare e a ovest la laguna di Butrint. Ksamil, dove abbiamo alloggiato, dista ancora 3 km da Butrint, il sito archeologico UNESCO di cui sopra, che abbiamo raggiunto in autobus il giorno dopo per visitarlo con calma in mezza giornata. Non fatevi tentare dai tassisti che vi invitano a salire sulle loro auto per 1000 leke andata e ritorno (anche se 8 euro sono pochi) perché l’autobus passa, abbiate fede, uno all’ora ma passa. Vi porterà a destinazione per 100 leke A/R, e quel che risparmiate lo potrete spendere meglio di una corsa in taxi (che poi c’è sempre la bici, ma noi eravamo stanchi e di pedalare non ne volevamo sapere).

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Il sito archeologico di Butrint

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Foto | butrint.org

Senza dilungarsi troppo in descrizioni storiche che trovate tranquillamente su Wikipedia, val la pena accennare almeno che si trattava dalle sue origini di una città dell’Epiro, dal III secolo a.C. di un protettorato romano e poi di una colonia durante il periodo di Cesare. Dopo la caduta dell’Impero Romano passò nelle mani del primo Impero Bulgaro, dei Bizantini, degli Angioini, della Repubblica di Venezia, di Napoleone, e infine dell’Impero Ottomano prima di essere annessa all’Albania nel 1912 nell’anno della sua indipendenza. I resti del sito archeologico risalgono per questo a diversi periodi storici come indicato nelle descrizioni di fronte a ciascuna delle costruzioni della città.

Gli scavi di Butrint furono eseguiti durante il periodo fascista a partire dal 1928, quando Mussolini inviò una spedizione di archeologi non solo per effettuare gli scavi ma anche per consolidare la presenza italiana in Albania. All’interno di un piccolo museo a Butrint ci sono diverse immagini d’epoca che testimoniano il lavoro degli italiani alle prese con gli scavi.

Dal 1992 il sito archeologico di Butrint è divenuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO e dal 1997 inserito tra quelli “in pericolo”, a causa della poca cura con cui il sito è stato mantenuto e dei frequenti furti di reperti. Dal 2005 è stato cancellato da questa lista grazie ad un importante lavoro di promozione turistica che lo ha reso negli ultimi anni una delle mete più interessanti per visitatori locali e stranieri.
L’ingresso al sito è di 500 leke, circa 4 euro.
Sito ufficiale

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Questo viaggio è dedicato in particolare ad Andrea, incontrato alcune settimane prima su un treno Roma-Milano, che ha percorso lo stesso itinerario lo scorso anno in macchina e ce lo ha caldamente consigliato (in particolare Butrint).

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