Questo è il mio primo viaggio in bici.
Sono partito dalla Cina con un’idea semplice: tornare a casa, a Narni, pedalando. Non avevo mai fatto nulla di simile prima. Nessuna grande esperienza alle spalle, solo la voglia di capire se quella linea sulla mappa fosse davvero percorribile.
All’inizio è stato tutto più mentale che fisico. Imparare a stare da solo, a gestire il tempo, a convivere con l’incertezza. Poi, chilometro dopo chilometro, è diventato naturale.

Ho attraversato la Cina, poi il Vietnam, il Laos e la Thailandia. Lì il viaggio aveva un ritmo diverso: caldo, umidità, giornate che iniziavano presto e finivano con un piatto condiviso con qualcuno incontrato poche ore prima. Ricordo un uomo in Vietnam che mi ha fermato mentre cercavo acqua: non parlavamo la stessa lingua, ma ha insistito per offrirmi da mangiare e farmi riposare all’ombra. Sono rimasto più del previsto, senza sapere bene come ringraziarlo.
In Laos una famiglia mi ha invitato a dormire sotto il tetto della loro casa su palafitte. Abbiamo cenato insieme, seduti per terra, scambiandoci sorrisi più che parole. In Thailandia, invece, erano spesso piccoli gesti: qualcuno che si fermava per chiedere se avessi bisogno di qualcosa, un negoziante che mi riempiva le borracce senza voler nulla in cambio.
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Poi è arrivato un cambio netto. Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakistan. Strade lunghe, vento, distanze vere. Lì la fatica si sentiva di più.
In Tajikistan, lungo una strada isolata, un camionista si è fermato solo per offrirmi del tè caldo. In Uzbekistan, invece, sono stati dei ragazzi incontrati per caso a insistire perché mi fermassi con loro a mangiare un gelato per poi invitarmi a casa loro per cena.
Ora sono in Azerbaijan. Davanti ho ancora Georgia, Turchia, i Balcani e poi l’Italia. Il viaggio non è finito, ma una cosa è già chiara.

In un mondo in cui spesso si parla più di guerra che di pace, io in questo viaggio ho cercato l’umanità. E l’ho trovata ovunque. Non nei grandi gesti, ma nelle cose semplici: acqua offerta senza chiedere nulla, un invito a sedersi, qualcuno che si ferma solo per assicurarsi che tu stia bene.
Viaggiando così, lento, senza filtri, ti accorgi che le persone sono molto più simili di quanto sembri. Cambiano le lingue, le abitudini, i paesaggi. Ma certi gesti restano uguali.

Questo viaggio è partito come una sfida personale. Capire se fossi in grado di arrivare fino in fondo. Ma lungo la strada è diventato altro. Un modo per vedere il mondo da vicino, senza intermediazioni. E per rendermi conto che, nonostante tutto, c’è molto più spazio per la gentilezza di quanto pensiamo.
Sto ancora pedalando verso casa. Ma una parte importante del viaggio, quella che cercavo davvero, l’ho già trovata.
[Carlo Caso]

















Ciao Carlo, mi sono commosso a leggere le tue parole..anch’io vado in bicicletta e sto preparando un viaggio da Lourdes a Santiago de Compostela, quando si leggono storie come le tue ed altre esperienze di viaggi soprattutto in bicicletta o a piedi, ci si rende ancora conto che il Mondo può ancora cambiare..e non sprofondare in violenze e Guerre che disumanizzano tutto e tutti.Ti auguro di Cuore di proseguire nel tuo splendido viaggio..ritrovando sempre quell’Umanita’ che ti ha accompagnato fino ad ora..riscoprendo quei valori che sembra di aver perso in questi Anni..Buon Viaggio Ragazzo…e grazie per averci resi partecipi della tua splendida esperienza!! Giacomo.
E’ molto bello sapere che ci siano persone e giovani come Te alla ricerca del bello e del buono che ci e stato reso disponibile su qs ns terra. E il bene e la condivisione di qs esperienze ti accompagnino sempre nella vita e nelle persone che incontriamo Grazie Andrea
Bellissimo! Ciao Carlo, è molto bello il tuo racconto, ancora nel mondo c’è molta umanità.
L’ho sperimentato anche io pochi giorni fa in Calabria, un viaggio molto, che in confronto al tuo è una passeggiata, ma ho potuto verificare quello che tu hai raccontato.
Buon proseguimento,
Giorgio da Terni.