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A Milano nasce l’Officina Ciclante: riparazioni a domicilio

News • di 8 Ott 2013

Se avete una gomma a terra, un freno rotto o qualunque problema con la bicicletta e non avete tempo o voglia di portarla a riparare dal vostro meccanico di fiducia, nessun problema: basta chiamare l’Officina Ciclante.
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Ho prenotato l’appuntamento con un paio di giorni di anticipo e venerdì mattina alle 10, Rudy arriva puntuale in sella alla sua officina itinerante davanti alle Colonne di San Lorenzo a Milano. La mia bici non ha particolari poblemi, ma pur di fare una chiacchierata con lui mi invento un’ipotetica ruota storta.

Rudy Reyngout ha 55 anni, è nato in Belgio, per motivi familiari è arrivato in Italia all’età di 13 anni e dopo un periodo trascorso a Trieste si è trasferito a Milano. Nel corso della sua vita ha svolto molti lavori e si è reinventato più volte: fonico, tecnico del suono, montatore, educatore. La sua ultima avventura è un’esperimento unico in Italia: Rudy adesso ripara biciclette e la sua officina è una bicicletta da carico con la quale svolge riparazioni a domicilio nell’area di Milano.

Rudy estrae gli attrezzi da lavoro dal cassone della bici, li sistema ordinatamente sul bancone bloccandoli con una calamita e inizia a raccontarsi: “il mio rapporto con la bici inizia molto presto: ho iniziato a pedalare molto prima che a camminare. Da bambino avevo dei problemi motori e per risolverli mia mamma mi legava i piedi ai pedali del triciclo. Come vedi, ha funzionato benissimo.” Dice sorridendo. “E una volta iniziato a pedalare non ho più smesso: in Belgio ogni mattina facevo 5 km per andare a scuola costeggiando le dune del lungomare.”.

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Estrae il trepiedi e lo apre davanti a me, prende la mia bicicletta e l’assicura per il tubo reggisella, dà un’occhiata alla ruota posteriore, poi a quella anteriore e mi lancia un sorriso complice. Gli chiedo come si svolga una sua giornata tipo e mi dice: “La mattina la prima cosa che faccio è caricare la bicicletta con i pezzi di ricambio che mi possono servire per eseguire le riparazioni della giornata, poi parto da Monza (dove attualmente abito) e raggiungo i miei clienti o a domicilio oppure sul posto di lavoro. Il cliente può decidere se stare con me, oppure attendere in casa o sul posto di lavoro che io effettui la riparazione, ma io preferisco stare con lui: se c’è una riparazione ulteriore da effettuare, non voglio imporla, ma voglio consigliarmi con lui e comunicargli, per esempio, che i pattini hanno ancora due mesi di vita.”

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Qualcuno si ferma a guardarlo e a scattare una foto: le Colonne di San Lorenzo sono spesso teatro di situazioni strampalate, ma un meccanico di biciclette in plein air è una novità assoluta. Rudy non si scompone e va avanti: “ E se c’è da sostituire un pezzo, voglio sempre suggerire il prodotto adeguato alla persone che lo utilizzerà: i copertoni antiforatura, ad esempio, sono costosi e non tutti possono permetterseli. Inoltre, mi piace che le persone stiano in sella bene e voglio sempre controllare la postura di chi usa quella bicicletta: si vedono ancora troppe persone che girano con la sella troppo bassa o troppo avanzata.”

Con la mano sinistra gira le pedivelle per azionare la ruota posteriore, con la mano destra invece fa scorrere tutti i rapporti e ascolta attentamente il suono che ne proviene, come se dovesse “accordare” il cambio. Gli chiedo perché abbia deciso di utilizzare proprio la bicicletta per spostarsi e non un normalissimo furgoncino: in fondo il materiale che si porta appresso è pesante e d’inverno Milano sa essere una città molto fredda. “Perché la bicicletta è la parte essenziale del progetto”, mi dice “ma soprattutto perché in bici posso fare sempre la strada più breve: se faccio prima a passare per Piazza Duomo, non ho problemi, non pago l’Area C, nessun problema di parcheggio e mi fermo sempre sotto casa del cliente con tutto il necessario sottomano. E poi perché la bicicletta è veloce: alle volte ho dei tempi strettissimi tra un appuntamento e l’altro e non posso perdere tempo in mezzo al traffico.”

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Inoltre la mia bicicletta è un ottimo strumento di promozione: a Milano le cargo bikes sono ancora molto poche e quindi sono molto visibile. Spesso mi capita che qualcuno mi fermi per farmi delle domande sulla mia attività o, addirittura, per farmi delle foto che poi finscono su twitter, facebook, etc. È tutta pubblicità gratuita” afferma.

Mi comunica che il parafango è storto: è il minimo sindacale quando passi le giornate ad aprire e a chiudere la tua bici per caricarla su un treno o per portarla in ufficio. Prende una brugola e lo rimette in posizione. Gli chiedo quali siano gli interventi più frequenti e richiesti: “Le riparazioni più frequenti sono forature, regolazioni del cambio, dei freni… Sai, la bicicletta ha una meccanica semplice ma perfetta ed è fatta di pochi pezzi, anche se adesso le cose si stanno complicando, basti pensare alle dimensioni delle ruote: un tempo con una camera d’aria da 26” e una da 28” avevi la quasi certezza di essere pronto a qualsiasi evenienza. Oggi ti possono capitare biciclette da adulto con ruote da 20”, 24”, 26”, 27,5”, 28”, 29” e non posso pensare di portarmi appresso il materiale per ogni singola eventualità.”

E quindi?

“E quindi prima di andare da un cliente cerco di farmi dare tutte le specifiche del caso della bicicletta su cui dovrò intervenire e una volta sul posto scatto delle foto della bicicletta e la inserisco in archivio. In questo modo, anche a distanza di anni, posso ricostruire in un istante la storia e le caratteristiche della bicicletta.”

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La mia ultima domanda, viene da se: e le biciclette dei Milanesi come sono?

“Vedo tante biciclette che vanno benissimo per l’uso che se ne può fare in una città come Milano, ma molte altre che sono decisamente fuoriluogo. Ci sono tante persone che usano delle biciclette con 21 rapporti e copertoni scolpiti per pedalare sull’asfalto o al parco. L’ideale sono bici single speed oppure con un cambio interno che è resistente alla pioggia, alla neve e allo sporco, tre rapporti possono bastare. E poi copertoni lisci o poco scolpiti, possibilmente ad ampia sezione per attutire le buche, le rotaie e il pave. Un giorno” mi confida “oltre a fare riparazioni a domicilio vorrei anche cominciare a realizzare biciclette su misura, ma è ancora presto per parlarne, facciamo un passo alla volta.”

Rudy mette qualche goccia di olio sulla catena. Con lo stesso orgoglio con cui un cuoco mi parlerebbe di un selezionatissimo formaggio di origine protetta che sta per mettere in tavola, mi fa notare che l’olio che sta usando ha un altissimo potere lubrificante e che è integralmente biodegradabile: lo fa arrivare direttamente dal Belgio. Poi allenta la presa del treppiede e tira giù la mia bici.

Gli faccio ancora qualche foto mentre ripone i ferri del mestiere nella pancia della sua bicicletta da carico.

Poi ci salutiamo sapendo che ci rivedremo presto: Milano in fondo è una piccola città e le poche strade libere dal pavè rendono in qualche modo obbligati gli incontri tra ciclisti.





2 Risposte a A Milano nasce l’Officina Ciclante: riparazioni a domicilio

  1. fiorella ha detto:

    Interessante e ben scritto

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