Mauro “Selvatiko” Vanoli, professione “viaggiatore particolare”

3 Dicembre 2013

La ricerca degli sponsor è una tappa comune di molti cicloviaggiatori che desiderano affrontare lunghi viaggi in bici e rientrare almeno delle spese. Mauro Vanoli è riuscito nell’impresa ancora più ardua di trasformare la sua passione – le avventure a pedali – in un lavoro. Ci ha raccontato come.

Mauro Vanoli

Mauro Vanoli, mountain biker e tester di attrezzatura, giusto?
In realtà “nasco” stradista (adoro la bici da corsa) e la mtb è venuta in seguito, perché ideale per viaggiare e per esser caricata come un mulo e ovviamente adatta ad “uscire dall’asfalto”.
Tester di attrezzatura è vero, capita, ma è una “conseguenza”, così come capita di correre delle gare (rientrato da due stagioni alle gare di endurance, in solitaria).
Mi definirei meglio come “viaggiatore particolare”, semplicemente :)

Presentati in breve.
Mauro Vanoli, comasco, classe ’74. Un quasi 40enne che torna bambino in sella e anche giù dalla bici quando si mette a pianificar un viaggio, “particolare”, ovviamente.

Che lavoro fai?
Semplificando: mi metto in testa una destinazione, penso alla bici adatta (non sempre nell’accezione vera del termine) e comincio, aggiungendo di volta in volta qualcosa di curioso (e che sia in grado di catturare l’attenzione), a pianificare un’avventura.
Capita anche l’inverso, che sia una bici “strana” a catturare la mia attenzione e che quindi sia a studiare come e dove ambientare una “storia”accattivante. Avventure che nascono “libere” (detto io tempi, luoghi e condizioni) e che propongo ad aziende potenzialmente interessate a sostenerla. Non necessariamente marchi legati al settore ma con un “gancio logico”, legato al territorio, all’obiettivo, a quel qualcosa che caratterizza l’idea.

Mauro in Nepal

È la tua unica attività?
Tralasciando una saltuaria collaborazione con un’agenzia di viaggi e incentive (organizziamo congressi importanti), sì, a oggi è la mia unica attività.

Ci si vive bene?
Diciamo che “monetizzando” ce la si fa, è diventata dura complice anche la crisi globale, ma ce la si fa (poi onestamente io devo pensar alla mia pancia e a quella del mio cane, non ho dalla mia grossi altri “impegni”).
Se ci si dimentica invece del solo “cassetto” posso dire che si vive benissimo, libero di organizzare il mio tempo libero. E questo non ha prezzo.

Sei un dipendente o un libero professionista?
Assolutamente libero e “Selvatiko” – e mai nick name (affibbiatomi dalla nonna che ero bimbo) fu più azzeccato.

Come si è trasformata la tua passione per la bici in un lavoro?
Anni fa avevo messo in piedi un team amatoriale, una semplice ASD, raccogliendo in una decina di giorni i soldi per realizzar le divise per una ventina di soci cominciando a contattare anche le aziende del settore. Col tempo (e lo sa bene chi gestisce dei gruppi) le pretese dei tesserati aumentavano (una divisa fa sentire molti come dei professionisti alle volte) a fronte di un impegno sempre minore (non parlo di gare e/o di risultati, ma dello spirito giusto, della voglia di far gruppo).
“Smaronato” decisi di pensar dunque al mio orticello…

Come hai trovato i tuoi primi sponsor?
Tralasciando qualche azienda che avevo come detto contattato “in nome” della squadra, proprio il render particolare e comunque differenti le mie partenze è stata ed è la chiave per ricevere il supporto necessario, allora e pure oggi. Sottolineando anche che diverse sono state e sono a tutt’oggi le porte in faccia.

Quali sono quelli attuali?
Tra le diverse aziende che abbracciano le singole stagioni avventure (e che spesso non compaiono nemmeno sotto forma di “adesivo”) devo citare “Rose Bike” (marchio di biciclette, un colosso tedesco che fa della vendita on-line il suo punto di forza – hanno un catalogo infinito), “Tucano Urbano”(marchio italiano leader nell’abbigliamento per motociclismo), “Buff” (marchio spagnolo conosciutissimo per la sua bandana multifunzione), NW Sport, Smp Selle, Salice e altri ancora minori e/o a progetto e come dicevo non necessariamente legate al mondo del pedale.

Mauro Vanoli al TG1 (2010)

Come hai sviluppato le competenze necessarie per fare il tester di materiali e attrezzatura?
Mettiamola sul semplice. Alle aziende ancor più del possedere un “motore” in grado di performance da podio o di capacità di guida eccelse servono attenzione, dedizione, onestà e predisposizione nel fornire una onesta relazione, raccontando senza filtri anche cosa è da bocciare di un dato prodotto. Questo è quello che interessa realmente.
Va detto che a prescinder da un opinione sui loro materiali, le aziende ricevono materiale fotografico e video per ogni mia avventura. Immagini dedicate e libere da diritti che possono impiegare per loro cataloghi, fiere, altro. Materiale che da soli non riuscirebbero a produrre con un identico budget e che io riesco a coprire proprio con l’aver dalla mia più marchi.

Quali sono i canali di comunicazione che utilizzi per dare visibilità alle tue spedizioni e ai tuoi sponsor?
Dal quotidiano locale al magazine settoriale diciamo che ogni “occasione” è buona per tener viva l’attenzione, con presentazioni (prima di ogni partenza), redazionali (capita di raccontar una avventura in corso di svolgimento) e report conclusivi per quel che riguarda la carta stampata. Poi vi son le radio e le tv, minori e importanti, interviste, ospitate e via discorrendo.
Ho ovviamente delle mie pagine web (www.selvatiko.com) con richiami ai social network che oramai ci condizionano la vita e ci permettono di interagire in diretta (prima raccontavo le mie avventure attraverso un seguitissimo blog) ma credetemi, è maggiore il lavoro “nascosto”, quello delle immagini fotografiche e video che finiscono direttamente nelle mani delle aziende che mi sostengono. Materiale che le stesse poi utilizzano per cataloghi, fiere proprie, altro.
In ultimo ci sono le serate video, occasioni vetrina che seppur mi imbarazzino ancora alle volte, son quelle che preferisco, a contatto con le persone così da spiegar loro che quella data “impresa” e’ davvero “solo” un viaggio particolare e che tutti possono imbastire.

Il tuo sito è uno di questi?
Il mio sito è un biglietto da visita, cosi come lo è la pagina fan su Facebook e o quello che e’ stato il mio blog (c’e’ ancora e ricordo accessi pari a 1600 visite quotidiane quando i social network non erano ancora così in uso e io mi trovavo in Nepal nel 2008 “a raccontarla”, per esempio) ma non va preso come un’equazione logica “accessi = sponsor”. Questo lo dico sulla base di stagioni e stagioni bussando alle aziende.
Caratterizzare un partenza e renderla appetibile a un pubblico più eterogeneo quello sì che fa la differenza, quello si’ che in termini di riscontro oggettivo può servire a un marchio/azienda.
Traducendo con un banalissimo esempio: se un brand del settore investe migliaia di euro per esser presente in qualità di fornitore/sponsor in una squadra da Tour de France è assolutamente certo che io io non sarei in grado di competere con loro in termini di visibilità. Arrivare però, con una avventura “differente”, nelle case di chi un Tour de France nemmeno se lo fila ma si appassiona a una mia partenza è un obiettivo raggiunto. E questo alle aziende piace, serve, e interessa.

Mauro

Ti alleni? Descrivici la tua giornata tipo.
Diciamo subito che in due anni e mezzo esatti ho subito due identici e stupidi infortuni ad un ginocchio (l’ultimo non per colpa mia – investito che ero fermo sugli sci).
Questo mi ha limitato (a giugno scorso dovevo cimentarmi nel Tour Divide) e limita tuttora ma che, come dicevo, avrei tempo libero sufficiente per poter pedalare quasi 7 giorni su 7.
Fino a qualche anno fa era consuetudine allenarsi con i dilettanti e/o i professionisti della mia zona (lago di Como) praticamente ogni mattina.
Alterno bici da strada (mia passione) alla mountain bike (la chiamo “salvavita” visto il traffico imperante e la gente nevrotica sulle strade), e non ci sono tabelle di sorta, solo “la voglia di uscire”. E se il tempo non lo permette, non parlatemi di rulli o cose del genere. La bici deve essere un piacere, non solo esercizio fisico (mio modestissimo modo di vederla).

In Italia sei uno dei pochi a fare questo lavoro di tester mentre all’estero è più diffuso?
Onestamente non saprei darvi una risposta. Diciamo che molte aziende oltre a ordinarie sedute cad/cam e calcoli ingegneristici vari (se parliamo di bici o componenti etc) o di schizzi/progetti e taglia & cuci sartoriali (se parliamo di abbigliamento etc) hanno persone addette che si sciroppano chilometri e/o ore di test nelle diverse condizioni.
Ma sono anche parecchi i marchi che non se lo possono permettere e che “delegano” di fatto. Spesso quindi una sponsorizzazione di natura tecnica ad atleti o a team di ogni livello permette loro comunque di raccoglier feedback veritieri che il più delle volte ritengono sufficienti.
Una terza via è quella che offro loro io, considerando anche un quid aggiunto dato dall’aver maturato diverse esperienze in proposito e dal non aver filtri o problemi di sorta nel ribadire quel che eventualmente “non va”.

bimbi

Cosa deve fare unna persona che vuole intraprendere la tua professione?
Esser curioso, creativo e proporsi. Ho conosciuto un sacco di gente coi “numero giusti” (intendo con oggettive capacità di valutazione e conoscenza, non con 500 watt per gamba come argomento) che semplicemente non ci provano o che si arrendono al primo rimbalzo da parte dal responsabile marketing di una data azienda che, sovente ricopre un ruolo senza aver un briciolo di passione in quello che fa (e qui mi si scopre il nervo, e qui mi fermo, risulterei antipatico e brontolone :)

Fino a che età si può fare questo lavoro? Cosa farai quando “non avrai più il fisico”?
Diciamo che mi sento un giovincello pur avvicinandomi ai 40 e che non metto limite alcuno; probabile che un domani possa diventar un ottimo testimonial di un prodotto geriatrico… inforcando una bicicletta :)
E diciamo anche, un po’ più seriamente, che da un anno esatto sto lavorando a qualcosa di diverso pur sempre nell’ambito delle due ruote a pedali.
Una struttura ricettiva in Sardegna (terra della mia fidanzata), a Cagliari, dove i ciclisti saranno non solo i benvenuti ma i…protagonisti. Siamo in dirittura d’arrivo e se non già col prossimo periodo di Natale sarò pronto con i primi mesi dell’anno venturo.
Mi riserverò di raccontarvela in una prossima intervista, se sarete dell’avviso di ospitarmi.

Ancora grazie, Mauro.

Mauro-V

Bikegnomics – Mauro Vanoli

mauro

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