Upcycle: bike cafè a Milano

5 Dicembre 2013

Era l’estate del 2011 e mi trovavo a Londra per Summer in the City, album di Joe Jackson sì ma nel mio caso prima edizione della summer school a TSOL. La domenica, gironzolavo perdendomi per le strade di Londra quando languore e curiosità in uno si sono soffermati prima su una di quelle fioriere in metallo colorato con i manici forti e un’icona eloquente: parcheggia pure qui la tua bici. Poi, alzato lo sguardo, ecco l’insegna: Look Mum No Hands.
E’ stato amore. Per due o tre volte in quell’estate. Mi piaceva l’atmosfera rilassata e gioiosa, mi piaceva che ci fossero i bloster a disposizione dei clienti per legare le bici, mi piaceva la macchina spara-bolle nel cortiletto attiguo dove la domenica sul grill si cucinava il british lunch, come nei film di ken loach (non proprio, ma la letteratura cinematografica fa i suoi danni invero), mi piaceva il mix naturale tra hipsters e famiglie con bambini, mi piacevano i cappellini e le magliette brandizzate Look Mum No Hands. Per non dire della piccola cucina, della programmazione, degli oggetti, dei libri e dello spazio espositivo. E, ovvio, come poteva non piacermi il “Guarda mamma senza mani!” di cui ben conosciamo l’esito.
Tornata in Italia, per un po’ ho continuato a parlare di questo bike café e di come sarebbe stato bello averne uno qui a Milano. Poi me ne sono dimenticata fino a marzo 2013, quando è nato Upcycle. Che si ispira pure a Look Mum No Hands!

Upcycle
Credits S’Notes

Abbiamo intervistato Barbara Bonori, socia fondatrice di Upcycle, responsabile della programmazione e organizzazione degli eventi e incontri.

Come nasce Upcycle?
Upcycle s.r.l. è nata a gennaio 2013 da un’idea della società Avanzi s.r.l., che ha contagiato, nella persona del suo presidente Matteo Bartolomeo, una ventina di amici appassionati della bicicletta nel progetto ‘bike cafè’.
Dopo lungo brainstorming ha trovato il suo nome in Upcycle Milano Bike Cafè.
Upcycle è un urban bike cafè di ispirazione nordeuropea che unisce ai tipici servizi di un caffè con cucina le funzioni di spazio per incontri e dibattiti su viaggi, esperienze e stili di vita sostenibili, per stimolare la diffusione della cultura della bicicletta e della mobilità dolce. Raduna gli appassionati per assistere alle grandi gare di ciclismo; fornisce informazioni per la manutenzione bici; è luogo di aggregazione dove lavorare, mangiare, bere, leggere, riparare, imparare… O anche solo sedersi e risposare facendo due chiacchiere, senza assilli di tempo e consumazione. Nasce da e per gli amanti della bici ma è democratico e aperto a tutti.
Upcycle è il prolungamento metaforico ma anche fisico del distretto di co-working e innovazione sociale di Avanzi, Sostenibilità per Azioni. E gli spazi si contaminano a vicenda con nuove idee e buone energie.

Chi sono i fondatori e quante persone lavorano da Upcycle?
I soci fondatori di Upcycle sono una ventina (e tra questi, 5 sono donne! Una rappresentanza di quote rosa del 25%, quasi record nazionale in materia ciclistica) con competenze e professionalità diverse: liberi professionisti, creativi, consulenti…
In generale i soci non sono soci lavoratori, tranne due che si occupano del bar/ bistrot. Nel complesso, da Upcycle lavorano 11 persone, tra cucina e bar/ bistrot.
I soci intervengono e sostengono dell’attività con prestazioni prevalentemente volontarie di tempo e competenze.

Chi frequenta Upcycle?
La clientela delineata a oggi è molto eterogenea e va dai 20 ai 70 anni.

Ci potete già dare qualche dato economico o gli obiettivi di fatturato annuo? Qual è stato l’investimento iniziale? Di natura privata?
L’obiettivo che ci siamo dati è di raggiungere un fatturato annuo di 600 mila euro.
Il capitale sociale è privato e di 100 mila euro.

Qual è il modello di business? Avete sperimentato forme di partecipazione o sponsorizzazione di alcun tipo? Fundraising o crowdfunding su specifiche linee o attività del progetto?
Il modello di business non è ancora disponibile e la sostenibilità economica del progetto è una delle grandi sfide. Non abbiamo fatto ricorso a strumenti di reperimento fondi o sponsorizzazioni, almeno per ora.

A chi avete guardato per dare vita al vostro progetto?
La matrice dei bike cafe che ci ha ispirato è chiaramente nordica. Nei paesi nordeuropei i bike caffè sono una realtà da diversi anni e sono molto diffusi e frequentati. In particolare, il debito di ispirazione di Upcycle è verso “Look Mum No Hands” di Londra, che ci ha motivati e convinti ad “alzarci sui pedali e cambiare passo”.

Perché non avete pensato a una cucina più del territorio, a chilometro zero per un progetto legato alla mobilità e agli stili di vita sostenibili?
Per due ragioni: la prima è la natura dei bike café: il modello è nordeuropeo e la cucina ne è stata la derivazione naturale. E poi, banalmente, per differenziarci dall’esistente.

Oltre all’offerta di cucina bistrot, wi-fi gratuito, piccola libreria selezionata Ediciclo, Upcycle nasce con l’obiettivo di essere il punto di riferimento per il mondo che gira attorno alla bicicletta, proponendo una maniera diversa di intendere la mobilità, la città, lo stare insieme, l’incontrarsi e il confrontarsi. Come realizzate questi obiettivi ambiziosi?
Stiamo mano a mano ‘registrando’ e mandando a regime una serie di proposte e di servizi che esistevano sin dal progetto su carta ma che necessitano di tempi diversi per essere implementati.
Accanto al bar-bistrot, abbiamo realizzato uno spazio esterno (la rampa) per il parcheggio delle biciclette e una zona coperta per l’auto-riparazione (con pedana, braccio in alluminio e cassetta degli attrezzi); il martedì è il giorno dedicato agli appuntamenti e agli eventi legati alla bicicletta: presentazioni dei libri, racconti di viaggi con ospiti speciali titolati per parlare di bici ma anche incontri tra gruppi di persone, associazioni, enti per affrontare problematiche e tematiche legate alla bicicletta.
Vorremmo dare spazio a tutti per mantenere la natura democratica precipua della bicicletta. Di recente, ad esempio, abbiamo ospitato una cinquantina di persone di “Vado a scuola in bici” (la piccola critical mass che accompagna i bimbi a scuola e vuole sensibilizzare verso questa tematica ndr), che si sono trovate qui per discutere dell’efficacia e dei prossimi step dell’iniziativa. Ci saranno anche il comitato per il Vigorelli, le associazioni sportive milanesi e numerosi altri gruppi che si aggregano sulle più diverse tematiche di diritto alla mobilità.
Gli eventi pubblici sono svariati, dalla serata dedicata a La bicicletta di bambù di Matteo Sametti con Marco Pastonesi e Gino Cervi sul viaggio dall’Africa Nera alle Paralimpiadi di Londra per costruire una scuola in Africa, alle cene tematiche dedicate agli “eroici”, alla possibilità di seguire i grandi eventi ciclistici in compagnia.
In linea con la filosofia della bicicletta e del locale, stiamo anche pensando a un format di incontro libero e non condotto, in cui chiunque possa avere uno spazio che sia sempre un momento interessante di condivisione e di ispirazione.

Quanto è grande Upcycle?
Abbiamo 170 m2 più lo spazio all’ingresso di 40m2 e la rampa del parcheggio. Inoltre, l’attiguo spazio di Avanzi, dotato di sedute, schermo, proiettore etc.. ci consente una certa modularità ed elasticità in base alle esigenze e al numero di partecipanti alle iniziative.

Chi arriva da Upcycle può trovare informazioni su viaggi, itinerari, letteratura di viaggio, ciclomeccanica? Che merchandising avete selezionato?
Per quanto riguarda le informazioni cartacee sugli itinerari, da Upcycle non ci sono cartine o altri materiali al di fuori dei libri della libreria che stiamo ampliando e che probabilmente troverà uno spazio più consono e comodo per chi voglia consultarle e acquistare i libri. Uno dei nostri soci, grande esperto di biciclette, Roberto Peia, è ora più presente fisicamente in Upcycle quindi sarà più facile trovare informazioni sulla bici.
Inoltre vogliamo istituire una bacheca per facilitare lo scambio di informazioni, richieste, proposte, appelli…
Per quanto riguarda il merchandising a marchio Upcycle, è in previsione, nei prossimi mesi. Non credo prima di Natale. Come strenna natalizia ci saranno invece le nuove City Cycling, le guide turistiche per gli amanti della bicicletta pubblicate in Italia da Ippocampo in collaborazione con Rapha di Londra.

Avete pensato di creare anche una community virtuale online che sia l’alter ego del bike café e dove le persone si possano scambiare informazioni, itinerari, tracce gps, informazioni di viaggio, competenze?
Per ora no. Ci sono già ottimi siti che fanno questo, la nostra proposta sarà la bacheca fisica in Upcycle per lo scambio di informazioni.

Istituirete una ciclofficina?
Non pensiamo a una ciclofficina vera e propria. Abbiamo già il corner di auto-riparazione e ci sono stati un paio di workshop con le istruzioni su come aggiustare alcune parti. Ci piacerebbe però istituire un appuntamento fisso, magari il sabato mattina, per la piccola manutenzione del proprio ciclo.

In futuro, un franchising?
Qualcuno lo nomina all’interno. Se ne parla, ma già solo per scaramanzia non diciamone nulla. Vediamo come va. Posso dire che comunque si pensa in grande. Si è partiti in grande e in tempi molto rapidi. Calcola che la prima riunione plenaria dei soci si è tenuta nel novembre 2012. Il 27 marzo 2013, pochissimi mesi dopo, la serata delle Fiandre, “Aspettando la Ronde al Milano Bike Cafè”, ha segnato l’apertura ufficiale di Upcycle.

Upcycle
Credits S’Notes

Bikegnomics – Upcycle

UpSycle

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