Bowling at Piazza Diaz: una minicar abbatte la Critical Mass

24 Dicembre 2013

minicar-ciclisti-milano
Foto di Repubblica Milano

Nell’ambiente la notizia è girata, ma farò un rapido riassunto per i meno informati: sabato 21 a Milano, in occasione della Critical Mass di San Lazzaro, poco dopo aver posato la ghost bike per Ahmed in c.so Europa, un automobilista impazzito si è intrufolato nel gruppone e, volontariamente, consapevolmente, ha investito tre ciclisti.

Mi spiego meglio: di fronte a lui c’era un muro di bici e invece di frenare ha dato gas. Punto. Niente urti accidentali, nessun errore di calcolo e neanche l’ombra di una svista. Il fenomeno ha sbroccato, ha pigiato sull’acceleratore e ha fatto strike. Solo una grossa botta di caso e le dimensioni ridotte della minicar elettrica sulla quale viaggiava hanno evitato che si ripetesse la sinistra scena di Porto Alegre, che i massers di tutto il mondo ricorderanno bene.

Nessuno si è fatto davvero male, solo qualche botta, un po’ di paura e tanta rabbia. Io c’ero e, confesso, ho perso la calma. Il caso ha voluto che qualcuno più lucido di me creasse un cordone di difesa attorno all’auto prima che alcuni dei ciclisti, giustamente inferociti, capissero il sistema per aprire le portiere. Sempre il caso ha decretato che, in un triste e freddo giorno di pioggia, la massa fosse corta e i vigili di scorta, che spesso si accodano, molto vicini al punto dell’impatto.

Insomma, il tema del giorno è la fortuna. Sfacciata e magnanima nell’occasione. La fortuna di uno sportello che non si apre, di un corpo che viene sbalzato verso l’alto invece di finire sotto, di un ginocchio che sbatte al posto di una testa. La fortuna di aver incrociato sulla nostra strada una vettura molto piccola, di avere come compagni di pedale qualcuno capace di non farsi condizionare dall’efferatezza di ciò che ha appena visto.

La lezione che ho imparato è che ci tocca affidarci alla fortuna: se i pianeti sono tutti allineati, le cose andranno bene. È bello sapere che tutti abbiamo una chance, no? Affidarsi ad altro, allo stato attuale, è un’illusione. Chi dovrebbe far rispettare la legge, chi dovrebbe creare le condizioni per l’avvento di una mobilità nuova, chi dovrebbe fare informazione senza imbastire cacce alle streghe e senza alimentare il clima di intolleranza nei confronti dei cittadini in bici, non ci aiuta. Tutori dell’ordine, politici e giornalisti sono troppo impegnati nel difficile gioco dell’equilibrismo per curarsi di ciò che accade. Col bilancino in mano, milligrammo dopo milligrammo, si sforzano di distribuire in modo equivalente le colpe, gli alibi, le ragioni e i torti: nessun responsabile, nessuna vittima, solo circostanze sfortunate e concorsi di sfiga. Una nuova forma di equità sociale, sembrerebbe, di redistribuzione della stronzaggine. Il “maancheismo” spopola, roba da azzoppare i grilli e da far apparire i forconi come minuscoli stuzzicadenti: “sì, ma anche i ciclisti…”, ” sì, ma anche i pedoni…” si sente ripetere senza sosta sui giornali, in tv, al bar.

Probabilmente neanche i fatti di sabato riusciranno a divincolarsi dal maancheismo, è solo questione di giorni. Nel frattempo è molto interessante raccontare cosa è successo subito dopo: i ciclisti della massa, ridotti a una ventina, sono stati scortati per tutta Milano da cinque auto e sei motociclette della polizia locale, oltre a un’auto di funzionari di polizia in borghese (tutti molto gentili e scrupolosi). Il simpatico tizio della scatoletta elettrica, invece, dopo essersi reso colpevole di tentato omicidio (o tentata strage, non so, non sono forte coi numeri) è tornato a casuccia per conto suo, con una tirata di orecchie e un po’ rotture di palle con l’assicurazione, probabilmente a raccontare all’erede di come un gruppo di ciclotalebani pulciosi e fancazzisti, in combutta coi vigili, la digos e l’assessore comunista, lo abbiano prima provocato, poi aggredito e infine tenuto in ostaggio per tutto il pomeriggio. Sì, avete letto bene: lui a casa da solo, noi in giro scortati da mezza polizia di Milano.

Il messaggio è chiaro: tira aria pesante. La città è una polveriera di intolleranza, disprezzo delle regole e certezza d’impunità; il ciclista è ancora visto come un corpo estraneo al traffico, un ostacolo da aggirare e, alle brutte, da abbattere. Siete avvisati.
Quindi invece di montare lucette e campanelli, o di indossare giubbotti catarifrangenti giallo fluo, compratevi un bel corno, rosso e grosso. Buon Natale e tanta, tanta fortuna.

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