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Bulgaria: piste ciclabili finanziate dall’Unione Europea

News • di 14 Marzo 2014

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A Sofia, capitale della Bulgaria, è stato approvato un importante progetto di rilancio della mobilità ciclistica grazie anche al supporto dell’Unione Europea. Attualmente la percentuale di spostamenti in bici a Sofia è molto bassa, prossima all’1%, che in numeri vuol dire 16 mila ciclisti abituali su una popolazione totale di 1,6 milioni. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di incrementare il più possibile questa cifra ma per farlo dovranno essere garantiti ai cittadini più spazi e servizi per la ciclabilità. E grazie all’adesione al programma dell’Unione Europea “ENNEREG – Paving the way for Sustainable Energy in Europe”, il raggiungimento di quest’obiettivo è ora possibile.

L’operazione di rilancio della mobilità ciclistica della capitale bulgara passerà quindi attraverso le seguenti azioni:

– realizzazione di una rete ciclabile in cui tutte le piste e corsie sono interconnesse tra loro, sfruttando le poche già esistenti;
– collegamento tra loro di percorsi ciclabili e pedonali;
– realizzazione di piste ciclabili attraverso le zone verdi della città;
– collegamento di percorsi ciclabili a stazioni della metro e degli autobus;
– realizzazione di parcheggi per bici;
– realizzazione di una rete ciclabile propria per le grandi zone residenziali;

A giudicare dalla qualità delle corsie ciclabili esistenti a Sofia, questa operazione di rilancio della mobilità ciclistica sembra decisamente necessaria.

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Ma al di là della singola esperienza della capitale della Bulgaria, due parole vanno spese su un aspetto non marginale di tutta la vicenda: ovvero la partecipazione dell’amministrazione in oggetto al già menzionato programma dell’Unione Europea il quale le consentirà di spendere la cifra di 2 milioni di euro (non un’enormità, ma nemmeno bruscolini) per infrastrutture e progetti per la ciclabilità.

Già da qualche anno molti paesi europei in particolare quelli dell’est stanno usufruendo in larga misura dei finanziamenti UE per programmi legati alla mobilità sostenibile; tempo fa l’ECF (European Cyclists Federation) parlava di paesi come l’Ungheria e la Polonia come quelli più attivi ne, e allo stesso tempo parlava dell’Italia come uno tra quelli più disinteressati. Certo, l’Unione non regala soldi, ma garantisce una copertura di buona parte delle spese dedicate a tali progetti se ritenuti validi ed efficaci per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.







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