Frankie hi-nrg mc e la bicicletta: un’intervista.

19 Marzo 2014

L’ho dovuto tartassare un bel po’ su Twitter prima di riuscire ad avere un appuntamento per poter fare una chiacchierata con lui. Sicuramente il mio post di commento alla canzone che ha portato a Sanremo (“Pedala“) non ha giocato a mio favore. In ogni modo, alla fine ce l’ho fatta e ieri pomeriggio ero finalmente al telefono con uno dei più grandi rapper della scena italiana: Francesco Di Gesù, aka Frankie HI-NRG MC.

Frankie hi nrg mc_foto di Alfonso Catalano_SGP_8297_b

CIAO FRANKIE, QUAL È IL TUO RAPPORTO CON LA BICI?

La utilizzo come veicolo per spostarmi, qualche volta ci faccio delle passeggiate, ma non sono un appassionato di ciclismo o di bicicletta in sè. Quando c’è una bella giornata e devo fare non troppi km preferisco prendere la bicicletta piuttosto che l’automobile o girare a piedi, ma è appunto un rapporto di fruizione di un veicolo che ti permette di attraversare una città in maniera veloce e snella. Io ho la fortuna di vivere in una città (Cremona) non troppo trafficata ma purtroppo non troppo sensibile alle esigenze dei ciclisti, nonostante sia stata recentemente aperta una zona 30 in centro, però si tratta di interventi estemporanei e che mancano di una visione complessiva totale che sappia riportare le città a una dimensione più umana.

A PROPOSITO DI ZONE 30: AL MOMENTO SI PARLA MOLTO DI MODİFİCARE İL CODİCE DELLA STRADA İNSERENDO İL LİMİTE Dİ 30 KM/H İN TUTTE LE AREE URBANE. TU COSA NE PENSİ?

Io credo che la velocità nelle nostre città non sia superiore ai 30 km/h, siamo troppo spesso intruppati. Nonostante questo la riduzione dei limiti di velocità mi sembra una una cosa saggia, però mi sembrerebbe utile dare una pennellata di educazione anche a chi non va in macchina perché c’è un’indisciplina nel traffico che veramente fa paura e che è lo specchio dell’Italia. Se da un lato si mette il limite a 30 e dall’altro si rendono responsabili le persone su qualunque veicolo (ivi comprese le scarpe) si va a migliorare. In una città della Germania hanno eliminato la segnaletica orizzontale, qui uno guida essendo costretto a guardarsi intorno e prestare attenzione, negli USA ogni incrocio è dotato di 4 stop: uno arriva all’incrocio e si ferma.

QUANDO ERAVAMO RAGAZZINI CI IMMAGINAVAMO LE CITTÀ DEL 2000 TRAFFICATE DA AUTO VOLANTI E INVECE C LE RITROVIAMO TUTTE A TERRA E CHE SI BLOCCANO VICENDEVOLMENTE. COME SI MUOVERANNO LE CITTÀ NEL 2050?

Io non lo so come si sposteranno, ma spero che ci si sposti perché la tendenza è sempre più all’immobilità e alla non fruizione degli spazi pubblici: chi te lo fa fare di andare al cinema o di andare a teatro o anche di andare in un locale? La tendenza ormai è questa: ci vediamo, stiamo a casa, stiamo su Facebook, ci incontriamo sempre nelo stesso locale. Mi sembra che non ci sia una propensione alla mobilità nonostante ci si sposti tutti i giorni: ogni giorno 10 persone vanno al lavoro in un’altra città ciascuno a bordo della propria automobile da soli, senza trasformare il viaggio in un momento sociale, senza considerare il risparmio derivante dall’utilizzare la auto in modo condiviso. Quindi la speranza è che ci si continui a muovere ma con un po’ di saggezza e ci si renda conto che esistono altri modi di muoversi come il trasporto pubblico, però un po’ più funzionale.

ALL’ULTIMO FESTIVAL DI SANREMO HAI PRESENTATO UNA CANZONE DAL TITOLO “PEDALA”: DA DOVE VIENE L’IDEA DI QUESTA CANZONE?

“Pedala” l’ho scritta perchè un giorno mentre andavo a prendere la bicicletta che fu di mio padre ho iniziato a ragionare che da quel momento sarei stato io a continuare la storia della vita di quella bici e poi mi sono reso conto che sarebbe stata quella bici a scrivere dei pezzi della mia vita. Un po’ come tutte le altre biciclette che ho avuto in passato hanno scritto una parte della mia vita, nonostante siano poi andate perse, abbandonate, regalate o rubate. Molte volte mi capita di ricordare qualcosa della mia vita passata e di ritrovarmi in sella a una bicicletta nella mia memoria, proprio come credo avvenga pressoché a tutti. Mi sono reso conto non solo di come la bicicletta si presti a interpretare una una metafora della vita, perché nella vita si parte e si arriva, ci sono le salite e le discese, ma anche di come il concetto che sta dietro a una squadra di ciclisti si presti a interpretare la società ideale: qui ciascuno ha un ruolo ben definito, ma deve essere anche in grado di mettersi in gioco prendendosi le proprie responsabilità scegliendo anche di non vincere per far vincere la squadra. “Pedala” è nata proprio alla luce di queste considerazioni

C’È UN VERSO IN QUESTA CANZONE CHE È DI DIFFICILE INTERPRETAZIONE: “COMPITO DEL PIGNONE È FARE LA RIVOLUZIONE” COSA SIGNIFICA?

C’è un gioco di parole all’inizio della strofa che dice “se è libero il pignone lo vuole la corona”. La libertà di opinione è sotto la corona, dove la corona è il meccanismo che controlla, attraverso la catena, la libertà di movimento del pignone (che fa la rivoluzione in senso fisico). Questo significa che solo chi è controllato può fare la rivoluzione intesa sia da un punto di vista fisico, sia da un punto di vista sociale, ovvero come rivolta o insurrezione in cui la volontà di un gruppo sovrasta la volontà di un altro gruppo che di solito è numericamente inferiore ma è economicamente più potente, cioè la corona.
Gli unici che possono portare un cambiamento, non sono i parlamentari, i re o i nobili, ma sono i cittadini, i sudditi, gli schiavi, ovvero quelli che tutti i giorni pedalano, ma solo a condizione di liberarsi dalla catena che li lega alla corona.

E SECONDO TE LA BICICLETTA PUÒ AVERE UN POTERE RIVOLUZIONARIO?

Un signore cinese aveva delle opinioni precise in proposito e le sue idee ebbero un certo successo dalle sue parti. La bicicletta può essere uno strumento di rivoluzione perché è scarsamente controllabile, ma ha anche molti limiti. La puoi usare come e quando ti pare a un prezzo diverso ogni volta che la utilizzi. Se ci sono -20°, tre dita di ghiaccio e sta nevicando a stravento puoi uscire in bicicletta, ma sono anche cazzi tuoi. Io non credo che la bicicletta possa sostituire altri mezzi e che non sia neppure auspicabile perché se è vero che ti offre una libertà da una parte, hai un’enorme limitazione dall’altra: comunque sia puoi visitare il mondo solamente in funzione di quanta forza hai nelle gambe e questo è un po’ limitante.

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