Con la primavera tornano festival ed eventi a tema bici

12 Maggio 2014

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In questo periodo dell’anno, negli sprazzi di primavera che il meteo ci riserva – solitamente dal lunedì al venerdì, per poi piovere immancabilmente nel fine settimana – sono numerosi gli eventi e i festival dedicati alla bicicletta e al ciclismo più in generale, che si susseguono e che animano ponti, fine settimana e ricorrenze varie.

Sto parlando di festival, happening o eventi che attraggono ciclisti, appassionati e curiosi, in qualche modo vicini al mondo della bici e alle sue forme di espressione. Festival ed eventi che non hanno nulla a che vedere con i villaggi expo o commerciali allestiti alle granfondo anche se – in certi casi l’occasione fa l’uomo ladro – durante queste tre-quattro giorni di evento è possibile che si gareggi e ci siano spazi dedicati anche agli amatori agonisti, ma di fondo, la natura organizzativa, gli obiettivi e l’essenza sono diversi o almeno dovrebbero esserlo.

Lo stare insieme condividendo una passione o quanto meno un’interesse comune è il filo conduttore, mentre il cronometro, il passo e le prestazioni ci sono, ma non sono le priorità.

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Qualcuno riesce nell’intento, altri un po’ meno, l’importante è che questi eventi continuino a crescere e a trasmettere il messaggio che il ciclismo e la bicicletta possono essere anche qualcosa che non c’entra esclusivamente con la competizione.

Due su tutti, quelli che ho visitato e frequentato: Over The Hills, alla fine di aprile e il Bike Festival di Riva del Garda nei primi giorni di maggio. Mi sarebbe piaciuto molto anche fare un salto al Catania Bike Festival, ma non ce l’ho fatta. Anzi qualcuno sa com’è andata?

Il primo, Over The Hills, tre giorni di bicicletta nel paddock dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola e nel parco delle Acque Minerali, interamente monopolizzati dalle due ruote a pedali; l’esperienza di calpestare la pit-lane ed entrare in pista, la stessa che fino a qualche tempo fa ospitava anche la formula1, in bicicletta è divertente e affascinante.

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Chiaramente ispirato al Sea Otter Classic, così come dichiarato dagli stessi organizzatori, che hanno concentrato in tre giorni: esposizione, possibilità di testare per davvero le bici su una moltitudine di percorsi, eventi di bmx, trial e freestyle, intrattenimento di contorno con musica e animazione, ampio spazio per i più piccoli con un risvolto anche educativo sopportato dalla Polizia Municipale (scuola guida, nozioni di codice della strada, ecc) e gare, in una location unica e per la prima volta in Italia (è vero anche in altri autodromi si può girare in bicicletta, ma solo in alcune occasioni e sotto forma di “prove libere”, un po’ diverso da quello che si poteva trovare qui).

Una prima edizione che è stata anche un modo per sentire il polso degli addetti ai lavori e valutare la risposta del pubblico ad eventi del genere, ai quali non siamo molto abituati. Una prima edizione con tanti dettagli da sistemare e tiri da correggere (il biglietto di ingresso è una barriera e se l’area paddock fosse stata allestita sulla pit-lane l’impatto forse sarebbe stato diverso), come è logico che sia, ma tutto sommato, dal mio punto di vista positiva.

Tanti i punti di forza: la location come già detto, sopra tutti. Avere a disposizione l’autodromo e respirarne la storia e il suo glorioso passato, anche per chi non segue la formula1, è impressionante. Pedalare al Tamburello e vedere la bandiera brasiliana appesa lì da quel giorno, ti ferma per un attimo il respiro e l’emozione è tanta – tra le altre cose dopo qualche giorno ricorreva il ventesimo anniversario della scomparsa di Ayrton Senna – ma oltre a questo, oggettivamente e senza farsi coinvolgere dall’aspetto emotivo, l’opportunità di girare in pista con la bici ha lasciato molti increduli fino a che non lo hanno provato di persona.

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La possibilità di avere un impianto di quel calibro a disposizione, i servizi concentrati in un solo posto e un livello di sicurezza molto alto ha convinto espositori e pubblico, anche se lo spazio è davvero enorme e riempirlo tutto era una sfida molto difficile da vincere. La risposta degli addetti ai lavori è stata tutto sommato buona. Alcuni tra i più importanti marchi di biciclette, componenti e abbigliamento hanno scommesso su questa prima edizione ed hanno gettato le basi per far crescere questo evento negli anni a venire.

Se Over The Hills è stata una novità, il Bike Festival di Riva del Garda (Trento) ha visto anche quest’anno un consolidamento di quello che rappresenta questa festa dell’offroad, grazie anche alla conformità del territorio in cui è nato ed è cresciuto: la punta settentrionale del Lago di Garda, perfettamente incastonata tra le montagne del Trentino farebbe sembrare una cartolina anche una foto qualsiasi scattata con uno smartphone.

La leggenda narra che tutto è nato da un gruppo di turisti tedeschi in vacanza sul Lago di Garda, che ha pensato di organizzare qualcosa per stare insieme e passare una bella vacanza, nel tempo è diventato quello che è oggi: uno degli appuntamenti più importanti in calendario nel settore del ciclismo. In qualche modo è rimasto qualcosa di “german-oriented”, tant’è che la lingua ufficiale tra gli stand e tra i visitatori è il tedesco, anche se ormai ha una connotazione molto internazionale.

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Presenza massiccia di tutti i produttori di biciclette (la cosa curiosa e che dà l’idea del sapore internazionale del festival è che partecipano direttamente le case produttrici e non le filiali o gli importatori italiani, per quanto si svolga in Italia) con le loro MTB, bici da discesa e da enduro affiancate da Brands di abbigliamento e componentistica che completano il festival e non lasciano nulla da invidiare alle fiere più importanti del settore – per quanto non ci siano ancora le anticipazioni del prossimo anno – con la differenza che in questo contesto, il clima di festa e la voglia di “stare lì, insieme” si percepisce costantemente e ovunque, tanto che il pubblico non è solo di specialisti dell’offroad o di agonisti, ma è anche composto da famiglie, ragazzi e cicloturisti. Gli organizzatori lo hanno già capito perché tra gli espositori non mancavano bici di genere diverso e accessori non propriamente dedicati all’offroad spinto, così come attività ludiche. Quando si dice essere sul pezzo.

Come dicevo sarei andato volentieri anche al Catania Bike Festival e se non posso lamentarmi del meteo di Imola o di Riva del Garda, che alla fine non ha inciso troppo negativamente, sono sicuro che in Sicilia avrei trovato uno scenario diverso e magari avrei assaporato un anticipo d’estate. Ma presenziare a tutto oltre che impossibile è anche controproducente, il rischio è di standardizzare ed omogeneizzare perdendo molti dettagli interessanti.

Il bilancio è positivo: ben vengano i festival e gli eventi di questo tipo che aprono le porte a molte persone e anche a chi non usa la bicicletta solo come uno strumento agonistico, ma la vive in modo diverso, alternativo o con altre finalità, una fascia di utenti appassionati e interessati molto ampia, eterogenea e in crescita, che chiede sempre più attenzione, perché la bicicletta è di tutti e la passione non si misura solo con il cronometro o con i metri di dislivello salvati sul ciclocomputer.

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