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Sempre più caos nell’industria della bici: le associazioni tedesche staccano la spina a Eurobike

Sempre più caos nell’industria della bici: le associazioni tedesche staccano la spina a Eurobike

Per due decenni Eurobike è stata la fiera di riferimento dell’industria della bicicletta, qui è dove si è incontrato per più di 30 anni il mondo dei produttori per fare innovazione e presentare nuovi prodotti ma, da quando la sede della manifestazione è stata trasferita da Friedrichshafen (sul Lago di Costanza) a Francoforte nel 2022 da più parti si è sostenuto che qualcosa si fosse rotto.

“Troppo tedesca”, “troppa mobilità elettrica”, “troppo cara”, “troppo caotica” sono alcune delle critiche mosse agli organizzatori e i numeri confermano le perplessità: nel 2025 la platea di visitatori trade è scesa da 35.080 a 31.720, mentre il pubblico consumer è passato da oltre 33.000 presenze a 30.420.

Ieri sembra essere arrivato il colpo di grazia le associazioni tedesche ZIV – Die Fahrradindustrie e Zukunft Fahrrad hanno deciso di terminare la cooperazione con Eurobike*. Nel loro comunicato ufficiale si legge che, dopo una serie di trattative intensive per rendere la fiera “a prova di futuro”, “non si intravede nessuna realistica possibilità di raggiungere questo obiettivo” perché mancherebbe l’impegno di Eurobike di supportare le misure chiave richieste.

Eurobike 2025

Dove il modello Eurobike è andato in crisi

Il modello di Eurobike è stato messo in discussione da più fronti:

  • Costi in crescita: il costo medio per la partecipazione di un brand senza particolari velleità egemoniche sul mercato sia aggira tra i 60.000 e i 100.000 euro, denaro che in molti ritengono sia meglio investito realizzando eventi proprietari.
  • Mescolanza di target: performance bike, urban bike, e‑mobility convivono – ma non sempre armonicamente. Nel caos totale dei padiglioni, può capitare che un brand di bici rivolte al mondo performance si sia ritrovato accanto a biciclette del bike sharing.
  • La mancanza dei soliti noti: grandi marchi non partecipano più con presenza piena, perché valutano che l’investimento non renda più come un tempo e non sia realmente internazionale.
  • La crisi del settore: nel momento di difficoltà della bike industry in molti si aspettavano un aiuto da parte della fiera di riferimento che, però, è mancato.

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“Non siete più in grado di interpretare i bisogni”

Le associazioni e molti addetti ai lavori stanno lanciando un’accusa forte: Eurobike non è più capace di interpretare i bisogni dell’industria delle biciclette. Le priorità di oggi – catene globali di fornitura ancora instabili, pressione sulla sostenibilità, e‑mobility & micromobilità che emergono – richiedono una fiera che sappia innovare e reagire velocemente. Ma la scelta del format, l’investimento richiesto, la direzione assunta non convincono. O, come riporta il comunicato congiunto di ZIF e Zukunft Fahrrad, “l’industria non vede più Eurobike come la propria piattaforma strategica”.

Non tutto è perduto?

Gli organizzatori di Eurobike dichiarano ovviamente che intendono rimanere in un dialogo costruttivo con i rappresentanti del settore e che alcune misure del piano di revisione dell’evento sono state accettate. Ma sembrano dichiarazioni di circostanza anche perché il numero di brand mancanti, il calo della partecipazione, la fuoriuscita delle associazioni sono chiari indicatori che la fiducia si è incrinata. Se Eurobike non riuscirà a dare un segnale forte di rinnovamento, rischia di essere superata o addirittura sostituita.

Chi prenderà il posto di Eurobike?

Se Eurobike vacilla, all’orizzonte però sembra mancare un soggetto in grado di rilevarne la posizione di egemone e quindi l’industria del ciclo si trova davanti a un bivio: continuare ad affidarsi a una piattaforma che sembra in crisi o costruirne una nuova, più agile, più focalizzata, più in sintonia con i bisogni reali. Le associazioni tedesche hanno detto chiaramente che la ricerca di una nuova “piazza” per il business del ciclo è già partita ma non è detto che la loro scelta sarà assecondata dai produttori internazionali che potrebbero essere stanchi dei capricci dei tedeschi.

Nubi fosche all’orizzonte

Eurobike – un tempo simbolo di innovazione, network e rilancio dell’industria della bicicletta – oggi si trova ad affrontare una spaccatura interna, un calo di credibilità e una pressione crescente da parte di chi la industria la vive ogni giorno. Le associazioni – che rappresentano marchi, produttori, fornitori – hanno alzato la mano e annunciato: basta. Se Eurobike vuole sopravvivere, deve dimostrare non solo di esserci, ma di essere utile, di capire, di guidare.

Per il 2026 si prospetta quindi un grande vuoto e ancora più caos e tutto questo porterà grandi cambiamenti di scenario per un’industria già in seria difficoltà.

*[Fonte]

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Commenti

  1. Massimo ha detto:

    spostate tutto al bike festival di riva del Garda, più genuino e autentico.

  2. Alessandro ha detto:

    buongiorno, la bici è sempre stata un mezzo di trasporto per poveri, l’avete trasformata in un mezzo per ricchi sfaticati che hanno bisogno di un motore per pedalare. Stendo un velo pietoso sulle bici cosiddette da corsa… ciao da un ex ex ex corridore che comunque pedala sempre con le sue vecchie bici. 🫡🤗😅

  3. Riccardo ha detto:

    Dopo gli entusiasmi iniziali di ZIV e Z.F.
    https://www.ziv-zweirad.de/ziv-auf-eurobike-2025/ (tradurre l’ articolo da browser)a causa degli organizzatori, Eurobike non è stata in grado di supportare le visioni futuristiche della ZIV e Z F.
    Pare abbiano l’ opinione che Eurobike voglia rimanere un’ expo fine a se stessa.
    Questa è l’opinione (plausibile) della rivista on-line Velototal. Ma staremo a vedere cosa accadrà. Cosa ne pensano aziende come B&M, Rose, Mahle, Ortlieb, Vaude, SKS eccetera, non si sa
    https://www.velototal.de/2025/10/30/ziv-und-zukunft-fahrrad-beenden-zusammenarbeit-mit-eurobike/

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