Non so se vi ricordate quanto successo in epoca Covid nel settore della bicicletta, per i più distratti, lo riassumo brevemente di seguito.
Nel 2020 la pandemia ha costretto tutti a casa e ha fermato la produzione nelle aziende di biciclette e componenti e questo ha interrotto il normale flusso di approvvigionamento della catena distributiva (cioè i negozi non ricevevano più materiale).
In quasi tutti i paesi del mondo la bici era una delle poche attività fisiche che era concesso svolgere e la mobilità in bicicletta è stata fortemente incentivata (non in Italia) per evitare la congestione sui mezzi di trasporto pubblico.
Molte persone hanno colto l’occasione per comprarsi una bicicletta nuova e questo ha creato un cortocircuito: mentre le fabbriche erano ferme, i consumatori chiedevano biciclette come se non ci fosse un domani e questo ha portato all’aumento dei prezzi delle biciclette che abbiamo tutti quanti riscontrato (è una legge economica: se la domanda cresce e l’offerta si riduce, i prezzi aumentano).
In Italia, perché noi siamo bravi, abbiamo pensato di mettere la ciliegina sulla torta introducendo degli incentivi all’acquisto delle biciclette.
Sta per succedere di nuovo, ma questa volta la colpa non sarà di un virus.
Come i più attenti avranno notato, il 28 febbraio scorso gli USA hanno attaccato l’Iran che ha reagito chiudendo lo stretto di Hormuz, uno dei canali di transito più importanti per il trasporto di diverse merci tra cui il petrolio.
Questo ha portato a un aumento del prezzo dell’oro nero e i paesi di tutto il mondo hanno dovuto accedere alle proprie scorte di greggio. Adesso, con il protrarsi della guerra, quelle scorte stanno finendo.
L’Unione Europea ha già consigliato ai paesi membri di prepararsi a interruzioni delle forniture di energia, questo significa che tra non molto capiterà di andare a fare benzina e che i distributori siano vuoti.
Per la cronaca, non è la prima volta che succede.
L’ultima volta è avvenuto nel 1973 in occasione della 4° guerra arabo israeliana e in Italia come reazione vennero introdotte le domeniche a piedi e le strade si riempirono di bici (per l’occasione Olanda e Danimarca decisero di convertirsi definitivamente alla bicicletta perché non si sa mai).
Poi finita, la guerra, in Italia tutto tornò alla normalità e tutti tornammo a dare da mangiare alla FIAT.
Questa volta la grande differenza, però, è la dimensione del mercato: nel 1973 praticamente tutto quanto consumavamo era prodotto a poca distanza, oggi la maggioranza delle merci che acquistiamo è prodotto a migliaia di km di distanza.
Per noi che ci occupiamo di biciclette, uno dei maggiori centri produttivi è il sud est asiatico che si è sempre più specializzato nella produzione di componenti per biciclette come deragliatori, ruote, freni, pneumatici, solventi, etc.
Durante l’ultima fiera di Taipei è circolata tra gli addetti ai lavori una comunicazione allarmante: se non si risolve la guerra in Iran in fretta, tra meno di due settimane le industrie della bici resteranno a secco di energia e di materie prime e dovranno interrompere la produzione.
Lo scenario alle porte è lo stesso dell’era Covid: aumento della domanda + contrazione dell’offerta = aumento dei prezzi.
Ora, io non so quando si risolverà quell’orribile pasticcio in Medio Oriente ma so che chi ha una bicicletta da mettere a posto dovrebbe farlo subito perché tra qualche mese potrebbe non trovare più neanche i pezzi di ricambio.
Speriamo che almeno questa volta a nessuno salti in mente di mettere degli incentivi all’acquisto.



















Con qualsiasi bici ,pur di pedalare ,ci andavo anche all’asilo,ma in quegli anni il traffico era inesistente,al liceo andavo in bicicletta,finchè è arrivata la ricchezza e l’ostentazione dell’auto di lusso,che allora ci si poteva ancora permettere.Ora abbiamo un traffico enorme,l’inquinamento inumano del suolo e dell’aria. Anche in bicicletta non si respira che fumi e sporcizia.
Ora a 72 anni ho capito che è meglio andare per colline e boschi,in MTB muscolare od elettrica non importa ,le gambe e l’aspetto ancora atletico c’è ancora per il mio passato da sportivo; ora vedo giovani con auto,moto potenti ,obesi e poco portati al movimento sano .Come è cambiato in peggio il nostro mondo!
tantissime biciclette nei garage a prendere polvere ma pochi ciclisti, non servono nuove biciclette, ma strutture adeguate dove pedalare!
I costruttori europei (italiani in testa)di componenti per autoveicoli, anziché lamentare contrazioni alla produzione, non potrebbero diversificarla? ad esempio, la Brembo, anziché costruire freni solo per automobili e camion, non potrebbe sfruttare il suo patrimonio tecnologico e le sue capacità industriali in campo ciclistico, per buoni prodotti di massa? la Dallara oltre ai veicoli a motore da competizione, fabbrica anche biciclette per atleti paraolimpuonici. Possibile che nessun costruttore come Ford, Gm, Toyota non faccia lo stesso per le biciclette di serie?
L’incentivo per l’acquisto poteva avere senso per dare lo strumento nuovo e funzionante a quanta più gente possibile. Doveva però seguire un impegno da parte dei governi e delle amministrazioni locali per usare quello strumento. Invece a 6 anni dalla pandemia l’odio per i ciclisti è al suo massimo. In questa situazione chi può aver voglia di iniziare a usare la bici?
Dare la possibilità di assicurare le bici contro il furto è inoltre qualcosa che in Italia manca totalmente rispetto ai paesi del nord Europa e che è un freno all’utilizzo della bici.
Mi è piaciuta la frase “Dar da mangiare alla FIAT”
Una bici in garage ce l’ha un sacco di gente e pochi la usano. Non c’è bisogno di spendere 2-3 mila euro per l’ultimo modello, ripulite la bici vecchia che è ottima per pedalare in città. Usare la bici non deve essere una moda né uno sport, deve diventare un’abitudine quotidiana.
I produttori di biciclette approfittano del fatto che il numero di produttori è scarsa ed infatti abbiamo dei cicli che hanno un prezzo superiore alle auto. Incentivi..pandemie… austerity…la speculazione è sempre attiva e vivace
per colpa dell’orribile pasticcio (guerra illegale di aggressione di usa e israele ad uno stato sovrano (non è l’ucraina) rischiamo di bloccare e deprimere la nostra economia. Alteo che ricambi per la bici (o forse era una battuta?).
Questo utente forse lavorava alla Fiat…
La frase “Dar da mangiare alla Fiat” oltre ad essere proprio ciò che è successo… è stupenda, raffigura tutto il nostro essere retrogradi e per prendere sempre le scelte più facili, quindi sbagliate.
regalare soldi alla fiat ti piace di più ?
Avete detto giusto la Fiat è diventata grande con le due guerre mondiali e gli aiuti statali. Hanno smenbrato tutte le casa automobilistiche e alla morte di Agnelli hanno portato via tutto dall’italia. Tornando al settore della bici è ormai costano più delle moto e delle automobili usate. È ridicolo. Infatti adesso I cinesi stanno vedendo l’alta gamma alla metà del prezzo delle compagnie occidentali. Credo che semplicemente ci sarà una maggior compravendita dell’usato. Inoltre le biciclette è un settore molto soggetto hai furti
Se le bici costassero meno , ne venderebbero di più. Una E MTB non può costare come o di più di uno scooter !!!
Il problema esiste da tempo…
Mario
L’ Occidente ( Capitalista ) ha spostato in Asia la gran parte dell’ produzione industriale per massimizzare i profitti e noi poveri cristi ( più o meno ) ne paghiamo le conseguenze che non riguardano solo l’ aumento dei prezzi delle bici a causa di guerre scellerate per il controllo dei pozzi petroliferi.
Vorrei continuare a godermi la Bici in Santa pace e in compagnia.
Dar da mangiare alla FIAT che a sua volta dà da mangiare ai loro dipendenti che a loro volta danno da mangiare ai loro familiari che potrebbero, se avanza qualche soldo per un hobby, comprare una bicicletta.
Dovremmo considerarci sempre in guerra, nella vita ! Si vivrebbe meglio tutti !
Per quanto io concordi, il commento su FIAT è gratuito e fuori luogo.
Buongiorno. Tutto vero ed anche preoccupante quello che viene citato nel vostro articolo. Ho da poco acquistato una bici di alta gamma e l’eventualità di dover ricorrere nuovamente ed in maniera pesante al portafoglio per la sostituzione di un pezzo o, peggio, la necessità di doverla anche tenere ferma in attesa dell’arrivo di questo pezzo, non erano certo tra i miei primi pensieri quando ho deciso di prenderla. Tuttavia, non è da adesso che mi capita di ragionare su alcuni degli argomenti di cui parlate. E non solo per le conseguenze sul mercato delle bici. Ad esempio, che il cambiamento climatico sia ormai un dato di fatto facilmente riscontrabile e sempre più attuale, e quanto l’intervento dell’uomo abbia contribuito in tal senso, ce lo dicono le cronache quotidiane, a maggior ragione in assenza di strategie in tema di mobilità sostenibile, strutturate e lungimiranti. In quel 1973 io già c’ero da circa un decennio, e ricordo quelle domeniche come delle parentesi di novità e bellezza, per noi che, ragazzini, ci appropriavamo, inusitatamente e con la spensieratezza dell’età, di spazi che sembravano esserci preclusi. Un esperimento di socialità non tradizionale. Ricordo però anche che chi “dava a mangiare alla Fiat”, lo faceva sì in quel periodo, ma altri avevano cominciato a farlo già parecchio tempo prima. Per molti ad esempio, anche meridionali come me, quello sradicamento dalla propria terra e dalle abitudini ed affetti familiari, significava una prospettiva di lavoro e di vita che, in realtà spesso caratterizzate da disoccupazione ed arretratezza economica e sociale, valeva la pena tentare. Spesso era l’unica di prospettiva. Ed un giovane, in quella situazione, probabilmente pensava meno agli effetti che la realizzazione della sua prospettiva avrebbe avuto decenni dopo, come il buco nell’ozono, e più alla possibilità di realizzarsi lavorativamente, mettendo contemporaneamente su famiglia e figli. Se poi la domenica si riusciva anche a portarla fuori porta, la famiglia, per una scampagnata con la macchina, meglio ancora. Ed in questo caso era la Fiat che dava da mangiare a chi “aveva fame” in senso lato. In conclusione, mi sembra di aver citato fatti paralleli storicamente avvenuti, di segno opposto, ma verificatisi e verificabili entrambi. Per cui credo che quello che è successo vada accettato come tale, nel bene e nel male, potendo influire poco sul passato e dedicando le migliori energie a regolarci meglio per il presente e per il futuro. Ciao.
il COVID e, tra le altre cose, la crisi ciclistica che ne è seguita mi hanno insegnato una cosa semplice. Avere una scorta di parti sempre fornita, ad esempio: cambio i dischi con la scorta e ne rimetto subito una coppia nello scatolone.
Ho un’intera guarnitura pronta, tubi olio, olio forcella, cuscinetti, o-ring, pneumatici per una bici.
Prima o poi serviranno comunque.
auguri a tutti 😅
Strano ho proprio letto ieri che il 2025 e 26 è stato un anno nero per le vendite delle biciclette pedalata assistita perché non si vendono. Abito in provincia di Milano e non ne vedo una. Contrariamente a quando vivevo in Germania dove le le biciclette erano tutte con la pedalata assistita e ne vedevo parecchie
Gli incentivi all’acquisto di una bici, avevano comunque risvegliato il desiderio di muoversi pedalando. Cosa che non succederà più con questo governo contrario alla “mobilità dolce”. Infatti ha perfino tagliato i fondi già stanziati per le piste ciclabili, per convogliarli sul Ponte sullo stretto.
per me perfetta, hanno mangiato si sono alzati e sono andati a digerire in Olanda….
da quello che ho visto finita la psicosi covid tutte quelle biciclette che trovavo in giro a tutte le ore e su qualsiasi posto sono sparite quasi tutte e sta gente ha ripreso a girare in moto e in auto in qualsiasi località ogni fine settimana e non solo perciò semmai prima tireranno fuori le biciclette accantonate chissà dove e al limite ne prenderanno di nuove sempre che ne abbiano la possibilità economica visti i prezzi in costante crescita al supermercato perché a differenza dell’epoca covid i carburanti costano per ora Giá moooolto di più
Le bici non si vendono perché costano care… La gente non se le può più permettere.
[Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]
Non mi è piaciuta la frase ”dar da mangiare alla Fiat”.