Mobilità

Quando l’Olanda si ispirò all’Italia per cambiare le proprie città

Quando l’Olanda si ispirò all’Italia per cambiare le proprie città

Quando pensiamo ad Amsterdam oggi, l’immagine che ci viene in mente è sempre la stessa: fiumi ininterrotti di biciclette, piste ciclabili perfette e piazze silenziose restituite ai pedoni. Ma non è sempre stato così. Negli anni ’60 e ’70, la capitale olandese era una città letteralmente soffocata dallo smog e dalle lamiere, con le piazze storiche ridotte a enormi parcheggi a cielo aperto, esattamente come accadeva in molte metropoli (e come accade tuttora in Italia).

Cosa ha innescato uno dei cambiamenti urbanistici più radicali della storia moderna? Due fattori: una grave crisi globale e una geniale intuizione tutta italiana.

1973: lo choc petrolifero che svegliò l’Olanda

La vera scintilla del cambiamento fu un evento traumatico: la grande crisi petrolifera del 1973. A seguito dell’embargo dell’OPEC, il prezzo del greggio schizzò alle stelle in tutto l’Occidente. Il governo olandese, trovatosi improvvisamente a corto di carburante, fu costretto a istituire le famose “domeniche a piedi”.

Quella crisi fu uno choc culturale prima ancora che economico. Gli olandesi capirono sulla propria pelle quanto fosse fragile e pericoloso un sistema di mobilità totalmente dipendente dal petrolio estero. Fu in quel preciso momento storico che l’amministrazione di Amsterdam decise che bisognava cambiare rotta.

Il sindaco Samkalden e la rivoluzione del traffico

A guidare Amsterdam in quegli anni cruciali (dal 1967 al 1977) c’era il sindaco Ivo Samkalden. Sotto la sua amministrazione, il dibattito cittadino subì una sterzata epocale: si smise di pensare a come far “scorrere” le automobili costruendo nuove arterie, e si iniziò a mettere al centro la vivibilità urbana, la priorità ai pedoni e la sicurezza dei ciclisti.

Il capolavoro politico di questa visione prese forma nel 1976 con il Voorontwerp Verkeerscirculatieplan (VCP): un piano rivoluzionario pensato per allontanare il traffico di attraversamento dai quartieri residenziali e dalle aree centrali. L’idea era semplice ma potentissima: creare una città “autolimitata”, dove l’auto fosse un’ospite e non la padrona assoluta dello spazio pubblico.

Focus ➡️ Leggi tutti gli articoli di Bikeitalia su Amsterdam

Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!

Il “Piano di Circolazione”: come Amsterdam espulse le auto

Il cuore tecnico di questa rivoluzione fu il Voorontwerp Verkeerscirculatieplan (VCP), il “pre-progetto del piano di circolazione” presentato nel 1976 sotto il mandato del sindaco Ivo Samkalden. Fino ad allora, Amsterdam aveva ragionato seguendo la logica dello “scorrimento”: più auto ci sono, più strade dobbiamo costruire. Il VCP ribaltò tutto. Il piano si basava su un concetto tanto semplice quanto drastico: eliminare il traffico di attraversamento.

Il centro città venne diviso in settori: le auto potevano entrare in un settore, ma non potevano passare direttamente a quello adiacente. Per farlo, dovevano tornare sulla rete viaria principale esterna. Attraverso l’uso strategico di sensi unici, restringimenti stradali e la posa dei famosi Amsterdammertjes (i tipici dissuasori di metallo marroni che ancora oggi vediamo sui marciapiedi), il sindaco rese il transito automobilistico nel centro storico così tortuoso e lento da renderlo, di fatto, sconveniente. In questo modo, lo spazio liberato dalle auto fu immediatamente destinato a una rete ciclabile capillare e sicura. La bicicletta smise di essere considerata un “intralcio” per diventare il perno della mobilità urbana, salvaguardando quel 30% di cittadini che ancora la usava nonostante il dominio delle macchine.

Il segreto di Amsterdam? L’ispirazione senese

Ma da dove arrivò l’illuminazione per questo cambio di paradigma? La risposta è un pezzo di storia che dovrebbe inorgoglirci profondamente: dall’Italia, e precisamente da Siena.

Già nel 1965, con straordinario anticipo sui tempi, l’allora sindaco senese Fazio Fabbrini prese una decisione che ai più sembrò un puro suicidio politico: istituì la prima vera Zona a Traffico Limitato (ZTL) d’Europa, chiudendo il magnifico centro storico medievale, e in particolare Piazza del Campo, alle automobili. Fabbrini scelse di tutelare il benessere dei cittadini, scontrandosi apertamente con gli interessi di chi riteneva la libertà di parcheggiare ovunque un diritto intoccabile.

Quell’esperimento coraggioso non passò inosservato, come ricostruito dal giornalista Giovanni Battistuzzi in un articolo pubblicato sul Foglio, l’eco di quella decisione varcò le Alpi. Il sindaco di Amsterdam, Ivo Samkalden, si presentò a Siena proprio con lo scopo di studiare da vicino “un modello virtuoso di gestione della mobilità cittadina”.

L’Olanda guardò all’Italia per capire che una città senza auto non muore, ma anzi rinasce. E quando, nel 1976, la giunta Samkalden presentò il suo storico piano di riforma del traffico (il VCP), lo fece rendendo onore all’ispirazione originaria, sottolineando esplicitamente come “Siena fosse l’avanguardia europea sulla gestione del traffico, un sistema efficace per il benessere dei cittadini”.

Una lezione per il futuro

L’Olanda prese quell’intuizione italiana e, unendola alla necessità dettata dalla crisi energetica del ’73, la trasformò in un sistema strutturale che oggi fa scuola nel mondo. Comprendendo che la bicicletta non era un intralcio, ma la spina dorsale di una nuova mobilità.

Amsterdam è oggi la capitale mondiale della bicicletta, ma il seme di quella rivoluzione della mobilità affonda le sue radici nelle strade lastricate di Siena. È un pezzo di storia affascinante che ci ricorda una grande verità: le soluzioni per avere città più vivibili, silenziose e a misura di persona le avevamo già in casa nostra oltre mezzo secolo fa. Dobbiamo solo avere il coraggio di tornare ad applicarle.

Commenti

  1. gianni barberi ha detto:

    In Olanda tutti i pedoni sono anche ciclisti e il paese è famoso per i semafori dedicati sia le bici che ai pedoni

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  2. Jules Albini ha detto:

    Poveri Samkalden e Fabbrini…! Non oso immaginare lo stress che dovettero subire per gestire le rispettive opposizioni!
    Erigerei un momento a questi due eroi!

  3. Massimo Stefani ha detto:

    Nella maggior parte delle città italiane che conosco io, i centri storici sono off limit per le auto e da un bel po’ di anni tra l’altro. Quindi smettiamo di piangerci addosso e cerchiamo di essere un po’ più fieri di noi stessi. Tra l’altro, l’Olanda, Paese che conosco molto bene, è un vero incubo per i pedoni, letteralmente in balia di ciclisti indisciplinati ed arroganti.

    [Gentile Massimo, l’articolo riporta il fatto che Amsterdam per dare il via alla sua rivoluzione ciclabile si ispirò all’Italia e in particolare a Siena, che già nel 1965 aveva istituito la prima Ztl d’Europa chiudendo il centro storico alle auto. E l’abbiamo orgogliosamente rivendicato proprio in questo articolo. Nessuno qui vuole piangersi addosso: rileviamo solo il fatto che poi in Olanda negli ultimi 55 anni hanno continuato su quella strada (limitazione alla circolazione delle auto e più spazi senza traffico) mentre invece in Italia le politiche per la mobilità urbana nella maggior parte dei casi vengono realizzate ancora pensando in massima parte a chi guida un’auto e molto meno a chi si muove a piedi e in bicicletta – Bikeitalia.it]

  4. Felice Pedalo ha detto:

    in italia siamo campioni della lamentela ma non pervenuti quando si tratta di fare qualcosa di concreto.
    concetto perfettamente espresso dal detto “In Italia si protesta sempre, ma appena c’è il calcio tutti zitti”

  5. Fabrixio ha detto:

    ci sarebbe molto da imparare x un futuro piu vivibile.

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *