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45 anni fa la prima crisi petrolifera, l’Olanda ne è uscita pedalando

News, Storia • di 16 Ottobre 2013

Il 16 ottobre del 1973 gli stati produttori di petrolio aderenti all’OPEC bloccano i rifornimenti ai paesi dell’Occidente che appoggiano Israele nella guerra dello Yom Kippur. E’ l’inizio della prima crisi energetica globale, ma per qualcuno anche l’occasione di cambiare abitudini. Come l’Olanda, che dà il via ad una rivoluzione del trasporto urbano sotto il segno della bicicletta.

crisi-energetica

Un’immagine tratta dalla prima pagina de “La Stampa” del 18 settembre 1973

Tutti conosciamo i Paesi Bassi anche come il paese dove circolano più biciclette. Ed effettivamente è vero. Ma ci siamo mai chiesti il motivo per cui vediamo gli olandesi sempre in bicicletta, anche in inverno? E quando hanno preso quest’insolita abitudine?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro di 40 anni, al 16 ottobre 1973, quando i Paesi Bassi, dopo un periodo di prosperità, inaspettatamente si sono trovati di fronte ad un grave problema di natura politico-economica, la cosiddetta “crisi energetica”. Si parla di una crisi globale, in quanto non ha colpito solo i Paesi Bassi, ma anche tutti gli altri stati che si affidavano ai paesi arabi aderenti all’OPEC per il rifornimento petrolifero, a causa del boicottaggio da parte di questi ultimi nei confronti dei paesi che durante la guerra dello Yom Kippur si sono schierati a favore di Israele. Tra cui anche i Paesi Bassi. Una “ripicca” che è costata molto agli olandesi, ma che non si sono persi d’animo.

Il discorso che fece l’allora premier Joop Den Uyl nel dicembre 1973, tranquillizzò gli olandesi e li spronò ad assumere uno stile di vita più “pulito”. I primi provvedimenti presi furono l’acquisto della benzina solo tramite voucher e la domenica come giorno in cui vietare la circolazione delle automobili. A seguire i diversi consigli su come ridurre al massimo il consumo di energia futile, come ad esempio un minor utilizzo di auto in generale, fino al più semplice rimedio dello “spegnere la luce quando non serve”.

Era una realtà con la quale gli olandesi hanno dovuto convivere. Una realtà che si è presentata in un periodo di scontri e proteste per le morti di bambini causate dall’incidentalità stradale. Era fortemente necessario tornare alle condizioni che c’erano prima della Seconda Guerra Mondiale, a strade meno trafficate, ad un minor consumismo, ad un utilizzo più assiduo di biciclette e al conseguente potenziamento della rete ciclabile a loro dedicata.

La crisi del petrolio ha fatto sì che tutte queste proteste venissero ascoltate e prese seriamente in considerazione. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Già prima della Seconda Guerra Mondiale gli olandesi utilizzavano le biciclette, anche se non avevano delle corsie dedicate continue e ben tenute, anzi… Non erano né asfaltate né collegate, creando a volte dei disagi. Dopo la Guerra, i Paesi Bassi si sono rialzati molto velocemente, diventando un popolo talmente ricco da poter cominciare a permettersi beni di lusso. Tra tutti l’automobile. Traffico, parcheggi ovunque, strade intasate, ma soprattutto incidenti mortali. Le percentuali di morti in strada in quel periodo erano altissime, e tanti di loro erano dei bambini.

Cominciarono quindi le proteste conosciute sotto il nome di “Stop de Kindermoord (“Fermiamo l’infanticidio”), a favore di una revisione e ricostruzione della rete stradale anche per coloro che volevano essere liberi di andare in bicicletta, piuttosto che in macchina.

Manifestazione Stop de Kindermord

Manifestazione “Stop de Kindermoord”

Ma la vera svolta si ebbe solo in seguito alla crisi del ’73, quando il boicottaggio del petrolio spinse il premier Joop Den Uyl a chiedere ai suoi cittadini un aiuto collettivo per poter andare avanti senza gravare ulteriormente sull’economia del paese. Da qui, oltre ai rimedi sopra citati, cominciarono a dare vita a una vera e propria risistemazione urbanistica della rete stradale, includendo questa volta anche le piste ciclabili. Come dice il detto “la necessità aguzza l’ingegno”. Svilupparono percorsi più lunghi per collegare diverse città, potenziarono quelli già esistenti e chiusero al traffico i centri storici delle principali città olandesi, fino ad arrivare a quello che abbiamo oggi. Una fittissima rete di piste ciclabili che attraversano in lungo e in largo tutti i Paesi Bassi, con importanti collegamenti tra le varie città. Questo sistema di comunicazione stradale viene costantemente potenziato, con innovazioni e rinnovamenti, proprio perché la bici oggigiorno è il mezzo di spostamento principale.

Anche gli altri paesi colpiti dal boicottaggio hanno adottato dei rimedi per poter far fronte alla crisi, anche se più morbide, come ad esempio le targhe alterne, ma solo i Paesi Bassi sono riusciti a trasformare una soluzione in un simbolo nazionale. Com’è che si dice? Non tutti i mali vengono per nuocere!

How the Dutch got their cycle paths (Come gli olandesi hanno ottenuto le piste ciclabili)

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