Politiche

Il caro petrolio è un’opportunità da non sprecare

Il caro petrolio è un’opportunità da non sprecare

Non per vantarmi, ma sono un privilegiato.

Sono un privilegiato perché, anche se lavoro a 17 km da casa, quando mi sveglio posso decidere in totale libertà il mezzo che più desidero per andare in ufficio: ci sono giorni in cui prendo l’automobile, giorni in cui vado in treno, giorni in cui inforco la bici e mi faccio una bella pedalata usando le belle ciclabili che attraversano le campagne della Brianza, passo per il parco di Monza e il centro storico pedonalizzato di una città meravigliosa.

Sono un privilegiato perché, anche adesso con la benzina che punta ai 2 euro al litro, posso scegliere se pagare la tassa sull’ultima guerra del petrolio oppure no.

Personalmente preferisco di no.

Sono un privilegiato perché vivo in una zona che mi permette di scegliere, perché dove vivo io hanno lavorato dei politici abbastanza illuminati da aver previsto che le persone potessero muoversi anche senza l’automobile.

Io sono un privilegiato, proprio come molti altri europei che hanno visto dei politici usare il tema della mobilità non come una clava ideologica, ma come uno dei molti modi per migliorare la vita dei propri cittadini.

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Spesso, invece, in Italia la politica funziona in modo diverso e invece di trovare soluzioni, preferisce trovare nemici contro cui puntare il dito per compattare la propria base elettorale contro qualcuno o qualcosa, senza pensare troppo al futuro.

Ma il futuro è oggi e oggi ci sono paesi come la Danimarca e l’Olanda che hanno sfruttato la crisi petrolifera del 1973 per liberare i propri cittadini dalla necessità di muoversi in automobile. Oggi quei paesi pagano meno di altri il prezzo dell’ultima guerra per il petrolio.

Il futuro è oggi e oggi l’Italia detiene imbattuto il record europeo di 70 auto ogni 100 abitanti ed è per questo che paghiamo più caro di tutti l’aumento del prezzo del petrolio. Perché? Perché i nostri governanti hanno deciso di costruire un paese partendo dal presupposto che il prezzo del petrolio sarebbe sempre stato super economico. E hanno pensato che permettere ai bambini di andare a scuola da soli a piedi o in bicicletta fosse una scelta ideologica e ideologicamente hanno deciso di andare in direzione ostinata e contraria.

“Quella scelta ideologica l’abbiamo pagata cara”

Per questo per gli Italiani andare al lavoro, portare i figli a scuola, andare a fare la spesa costa di più che per tutti gli altri. E quella scelta ideologica l’abbiamo pagata cara.

È come se l’Italia fosse costretta a comprare e leccare francobolli per inviare solo lettere di carta, mentre il resto del mondo è già passato alla posta elettronica.

È una scelta.

È la scelta di chi siede in Parlamento e nei Consigli Comunali.

La nuova crisi petrolifera ci dà l’opportunità di fare scelte diverse, di entrare nel Terzo Millennio riformando le inefficienze che ancora ci legano al XX secolo. Oppure lavorando ad accise mobili per rimandando nuovamente il problema.

“Mai sprecare una buona crisi”, diceva Winston Churchill.

P.S. Per approfondire cosa hanno fatto gli altri paesi d’Europa per fronteggiare la crisi petrolifera, qui su Bikeitalia abbiamo creato una nuova sezione che si trova in home page e che si chiama “Crisi petrolifera“: ci sono un po’ di ricerche che abbiamo condotto nel corso degli ultimi anni e che possono essere utili per orientare le scelte in questo momento che, se non affrontato di petto, rischia di essere molto drammatico e molto salato per tutti quanti.

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Commenti

  1. Giuliano ha detto:

    Invidiando i danesi, che non sanno cos’è la crisi petrolifera:
    https://www.facebook.com/reel/25224243643918237

  2. Giuliano ha detto:

    Per l’italiano medio in bici si va ad Amsterdam o Copenaghen, dove non si preoccupano del caro petrolio. Hanno sfruttato la crisi del 1974, in seguito alla guerra dello Yom Kippur (il 50 anniversario fu scelto da Hamas per la strage) oltre all’indignazione per la strage di bambini.
    Di grosse crisi energetiche ne abbiamo avute almeno 4: 1979, 2022, e quella attuale. Ma siamo refrattari: l’auto è uno strumento indispensabile, un diritto sacro e intoccabile per molti italiani.
    La sovranità energetica, la salute, l’aspetto economico non ci interessano.
    Ma a PARIGI c’è un’importante novità, sviluppatasi negli ultimi anni: per CIASCUNO SPOSTAMENTO IN AUTO ce ne sono TRE IN BICI. Molti parigini si spostano in bici (oltre che in metro). Molte vie sono state liberate dai parcheggi e sono state create delle aiuole fiorite. Non ci sono statistiche complessive, ma ci sono vie, come Boulevard de Sébastopole, con 5 milioni di passaggi annuali!!! E Parigi non è l’unica città con mobilità ciclistica molto sviluppata. Lione, Strasburgo e tante altre grandi città sono prevalentemente ciclabili. Da un punto di vista di cultura ciclistica sono molto più avanti. Ma è inevitabile in un periodo di grande crisi, riflettere su scenari diversi.
    In Italia diciamo che, se UN MILIONE di persone si spostasse in bici in città con una percorrenza annua di 3.000 km si risparmierebbero quasi 400 milioni di euro. E circa 160.000 tonnellate di petrolio (1,3 milioni di barili). Probabilmente questa è la situazione attuale.
    Se gli italiani a spostarsi in bici fossero DIECI MILIONI, il risparmio sarebbe dell’ordine dei 4 MILIARDI DI EURO. Circa 1,6 milioni di tonnellate di petrolio ( o 13 milioni di barili).
    Tuttavia lo stato incasserebbe meno accise: 130 milioni nel primo caso; 1,3 miliardi nel secondo. Ma spenderebbe meno in cure sanitarie.

  3. giordano ha detto:

    Perché i nostri governanti hanno deciso di costruire un paese partendo dal presupposto che il prezzo del petrolio sarebbe sempre stato super economico…..NO. L’italia era uno dei maggior produttori di automobili e questo ha influito sulle scelte.

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