Mobilità

Quanto scaldano le auto parcheggiate a bordo strada?

Quanto scaldano le auto parcheggiate a bordo strada?

Quante volte, camminando in città durante un’assolata giornata estiva, vi è sembrato di attraversare un forno a cielo aperto? Spesso diamo la colpa esclusivamente all’asfalto o alla mancanza di alberi. Eppure, ignoriamo uno dei fattori più ingombranti e diffusi nei nostri centri urbani: le automobili parcheggiate a bordo strada.

Sappiamo bene che un’auto passa oltre il 90% della sua vita utile ferma in sosta, occupando spazio pubblico prezioso. Ma quello che spesso sfugge è che questi blocchi di metallo non rubano solo spazio alla socialità e alla mobilità attiva, ma contribuiscono attivamente a surriscaldare le nostre città.

L’effetto forno delle lamiere: i dati

Quando parliamo di isole di calore urbane (quel fenomeno per cui in città si registrano temperature nettamente superiori rispetto alle aree rurali circostanti), pensiamo subito al cemento e all’asfalto. Tuttavia, recenti studi dimostrano che le carrozzerie delle automobili giocano un ruolo drammatico.

Una ricerca condotta dall’Università di Lisbona e pubblicata sulla rivista scientifica City and Environment Interactions, ha misurato l’impatto termico delle auto in sosta. Il risultato? Le lamiere sottili si scaldano molto più velocemente dell’asfalto, irradiando calore direttamente nell’aria circostante.

“Immaginate migliaia di automobili parcheggiate in tutta la città, ognuna delle quali agisce come una piccola fonte di calore o un vero e proprio scudo termico”, sostiene Márcia Matias, ricercatrice dell’Università di Lisbona

I dati sono inequivocabili: in una giornata estiva, un’auto scura parcheggiata al sole può innalzare la temperatura dell’aria circostante fino a 3.8°C in più rispetto al vicino asfalto. Se moltiplichiamo questo effetto per le centinaia di migliaia di veicoli fermi lungo le nostre strade, diventa chiaro come lo spazio occupato dalle auto sia un vero e proprio generatore di calore che soffoca i quartieri.

E le auto chiare? Attenzione al “greenwashing termico”

Viene spontaneo chiedersi: se le lamiere scure sono dei termosifoni, un’auto bianca risolve il problema?

Lo stesso studio ha dimostrato che le auto chiare, grazie a un’elevata riflettanza solare (respingono fino all’85% dei raggi), scaldano molto meno. In alcuni casi, l’aria vicino a un’auto bianca è risultata addirittura leggermente più fresca di quella a contatto con l’asfalto nudo. Tuttavia, accontentarsi di questo dato sarebbe un pericoloso caso di “greenwashing termico”.

Promuovere l’uso di auto chiare non è la soluzione per le nostre città, perché un’auto in sosta, a prescindere dal colore, porta con sé problemi molto evidenti:

  • Ruba spazio vitale: occupa 10-12 metri quadri di suolo che andrebbero destinati a marciapiedi o corsie ciclabili.
  • Richiede asfalto: per sostare, le auto hanno bisogno di superfici impermeabili (il bitume) che intrappolano il calore e impediscono il deflusso dell’acqua piovana.
  • Ostacola la visuale: file ininterrotte di lamiere rendono gli incroci pericolosi per pedoni e chi usa la bici.

La soluzione, insomma, non è cambiare il colore delle lamiere, ma toglierle dalle nostre strade.

Cosa dovrebbero fare i Comuni per mitigare il calore

Di fronte a estati sempre più estreme e a ondate di calore anomale, le amministrazioni locali non possono più limitarsi a consigliare ai cittadini di “bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde”. Servono interventi strutturali sullo spazio pubblico.

Ecco le azioni fondamentali che i Comuni dovrebbero intraprendere:

  • Depaving (Deimpermeabilizzazione): rimuovere l’asfalto inutile e le distese di parcheggi per restituire permeabilità al suolo. Sostituire il bitume con aree verdi drenanti non solo abbassa le temperature, ma previene gli allagamenti in caso di eventi atmosferici estremi.
  • Piantare alberi lungo le strade: le alberature sono l’antidoto naturale alle isole di calore. L’ombra di un albero può abbattere le temperature percepite al suolo in modo drastico, fornendo riparo a pedoni e ciclisti.
  • Ridistribuire lo spazio pubblico: eliminare le fasce di sosta per allargare i marciapiedi e creare piazze pedonali, riducendo le superfici metalliche riflettenti delle auto e favorendo la ventilazione naturale a livello stradale.
Parigi Rue Vegetale
Parigi, esempio di Rue Vegetale: al posto delle auto sono in sosta sono state realizzate delle aiuole con alberi e piante

Focus ➡️ Liberare il suolo dall’asfalto: il depaving nella moderazione del traffico

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La soluzione passa per le ciclabili (anche quelle “fresche”)

Togliere spazio alle auto in sosta per realizzare infrastrutture ciclabili è già di per sé un’azione di mitigazione ambientale: si riduce l’inquinamento, si incentiva la mobilità attiva e si tolgono “stufe di metallo” dalle strade. Ma si può fare un passo in più, lavorando sui materiali.

Oggi le piste ciclabili possono essere realizzate con i cosiddetti cool pavements (pavimentazioni fresche), materiali o vernici speciali ad alta riflettanza solare che immagazzinano meno calore rispetto all’asfalto tradizionale nero.

Un esempio virtuoso a livello internazionale ci arriva dalla città di Tucson, in Arizona. Come riportato nei documenti del National Transportation Library (ROSA P) del Dipartimento dei Trasporti USA, la città ha avviato progetti pilota utilizzando prodotti “asphalt rejuvenator” chiari per trattare strade e corsie ciclabili lungo tratti come la Country Club Road. I risultati dei monitoraggi hanno confermato un abbassamento della temperatura superficiale, migliorando drasticamente il comfort termico per chi si sposta in bicicletta.

Elemento UrbanoImpatto TermicoLa Soluzione per le Città
Auto scura in sostaAumenta l’aria circostante fino a +3.8°CEliminazione stalli parcheggio a favore di spazio pubblico
Asfalto tradizionaleTrattiene calore e lo rilascia di notteInterventi di depaving e riforestazione urbana
Pista Ciclabile (Cool Pavement)Riduce l’assorbimento termico stradaleUtilizzo di materiali chiari (es. modello Tucson)

Le nostre strade non sono immutabili. Ridisegnare lo spazio urbano dando priorità alle persone e alle biciclette significa non solo rendere le città più sicure e vivibili, ma letteralmente più fresche. In poche parole: le auto parcheggiate non sono solo “lamiere ferme” che rubano spazio alla mobilità attiva e alla socialità, ma sono moltiplicatori attivi di calore urbano che ci impediscono di piantare alberi, deimpermeabilizzare il suolo e rinfrescare concretamente le nostre strade.

È tempo di smettere di asfaltare le nostre città per parcheggiare auto che rendono il caldo ancora più insopportabile e iniziare a progettare strade a misura di persona.

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