Nel pieno delle ondate di calore estive, molte città italiane si trasformano in vere e proprie isole roventi. La causa non è solo il cambiamento climatico, ma anche l’impatto locale dell’infrastruttura urbana, dominata da auto e asfalto.
Uno studio dell’Enea mostra che in alcune aree urbane la temperatura può essere fino a 4°C più alta rispetto alle zone verdi circostanti. Le auto parcheggiate e il manto stradale in asfalto agiscono da accumulatori termici: assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, impedendo il raffreddamento notturno.

A peggiorare il quadro, ci sono le emissioni termiche dirette dei motori endotermici: ogni auto in marcia produce non solo CO₂ ma anche calore, che contribuisce all’aumento della temperatura percepita.
Eliminare i parcheggi su strada e ridurre l’uso dell’auto privata significherebbe meno asfalto, meno motori accesi e più spazio per alberi, aiuole, piste ciclabili. Secondo l’Università di Berlino, una copertura arborea urbana del 20% può ridurre la temperatura fino a 2°C nei mesi estivi.

Diverse città europee stanno già invertendo la rotta. A Vienna, il programma “Cool Streets” trasforma temporaneamente alcune vie in oasi pedonali con alberi mobili e nebulizzatori d’acqua. A Monaco di Baviera, la strategia di “depavimentazione” ha portato alla rimozione di centinaia di metri quadrati di asfalto, sostituiti con superfici drenanti e vegetazione. Così come a Parigi, dove sono sempre di più le strade che vengono “vegetalizzate”, mettendo a dimora piante e alberi al posto delle auto parcheggiate per mitigare le ondate di calore.

Oltre a migliorare il microclima, queste trasformazioni favoriscono la mobilità attiva: meno auto significa più spazio per le bici. E una rete ciclabile capillare incoraggia spostamenti sostenibili, sicuri e salutari.
In sintesi: il caldo urbano non è solo una questione climatica, ma anche politica. Ripensare la città partendo dalla riduzione delle auto parcheggiate e dall’incremento di verde e ciclabili non è solo desiderabile. È necessario.





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