Incompiuta 2014 – Viaggio in bici in Italia – Parte 1

3 Dicembre 2014

Mi lancio all’avventura nel mio primo viaggio in bicicletta e decido che sarà un personale giro d’Italia. Lo preparo per qualche mese al computer (grazie a OpenCycleMap e Bike Route Toaster) e sulla strada. Mi alleno per poco più di un migliaio di km, forse pochi penso, soprattutto perché li percorro tutti in pianura. Sono un neofita quasi totale, vado in bici da un paio d’anni ma percorrendo al massimo distanze brevi di 40 o 50 km.

Ho una settimana di tempo per raggiungere la Sicilia, quindi da Mestre pedalerò fino a Civitavecchia per prendere il traghetto e arrivare a San Vito lo Capo puntuale per le vacanze con gli amici. Dopo una settimana di ferie, per il rientro potrò prendermi il mio tempo. Sarò senza contratto dal 31 Luglio.

Compro un paio di borse da viaggio estremamente economiche e a inizio Maggio percorro con un amico la Parenzana, da Capo d’Istria a Parenzo e rientro lungo la costa via Umago. Il test va alla grande e nei mesi successivi affilo i coltelli per il primo d’Agosto, data della partenza. Eccone un resoconto super sintetico!

I tappa – Mestre (Ve) – Rosolina Mare (Ro) – 82,9 km

La sera del 31 faccio tardi prima a lavoro e poi al pub, così non ho il tempo per caricare la bicicletta come vorrei e lo faccio la mattina della partenza. Si fanno così le 12 ed è finalmente ora di partire. Dopo l’aperitivo, che qui vuol dire spriz.

Le chiuse del canale di Taglio, vicino a Mira (Ve), direzione Romea

Le chiuse del canale di Taglio, vicino a Mira (Ve), direzione Romea

La bicicletta ha una forma strana. In più ammortizzata davanti e dietro – amici ingegneri mi rimproverano per questo spreco di energie fisiche – pesa quasi 15 kg. I bagagli (compresi di tenda e materassino) ne hanno per 20. Uno sproposito, me ne accorgerò tardi. Assemblo il tutto per la prima volta e parto. Esteticamente non sono bello da vedere, ma funziona e mi piace così.
Esco da Mestre e Marghera attraverso la rete ciclabile. Per dirigersi a sud verso Chioggia la via più breve è la Romea (o SS309), una via pesantemente trafficata e pericolosissima in auto, figurarsi in bicicletta. Così le corro parallelamente lungo l’argine del canale di Taglio che le scorre accanto. Raggiungo questa via per la Riviera del Brenta attraverso Oriago e Mira, su ciclabili e strade poco trafficate.

L'argine che corre parallelo alla Romea, verso Chioggia (Ve)

L’argine che corre parallelo alla Romea, verso Chioggia (Ve)

Il percorso è quasi interamente ciclabile, solo per pochi tratti ci si ritrova su di un percorso misto ma dove transitano solo gli abitanti, quindi traffico davvero rado (io ho incontrato solo un trattore).
Raggiunta la strada e la laguna sud, barcamenandomi tra gigantesche rotatorie e zone industriali, arrivo a Chioggia per pranzare nel pomeriggio con un panino e fare due passi in centro.

Chioggia (Ve)

Chioggia (Ve)

Pedalo a ovest di Sottomarina e scavalco il Brenta, ritrovandomi tra le terre d’acqua che si stendono tra i grandi fiumi di quest’area a sud della laguna. Tra opere di bonifica, percorsi sugli argini e sentieri bianchi raggiungo anche l’Adige.
Sugli sterrati oltre il Brenta incrocio numerosi mtbikers; nonostante siano lanciati a grande velocità mi salutano sorridendo in lingue straniere, sono tedeschi e olandesi soprattutto, probabilmente ‘di base’ in qualche località di mare qui vicino.

Il fiume Adige

Il fiume Adige

Percorro l’argine sinistro e poi il destro dell’Adige per dirigermi verso Rosolina. Mi sistemo in fretta al campeggio, un bagno al mare, qualche birra e le prime pagine scritte del mio diario. Prima tappa andata di lusso.

La spiaggia di Rosolina Mare (Ro) nel tardo pomeriggio

La spiaggia di Rosolina Mare (Ro) nel tardo pomeriggio

II tappa – Rosolina Mare (Ro) – Ferrara – 115,3 km

La pedalata immerso nelle Valli del Po, tra il mare e il fiume, mi regala grande serenità. Sentimento che dura fino a quando mi accorgo che la meta prefissa di oggi è Ferrara. Non ho mai percorso più di cento km nemmeno con la bici scarica. Raccolgo la sfida.

La via delle Valli nel Parco del Delta del Po

La via delle Valli nel Parco del Delta del Po

Mi è inevitabile raggiungere la Romea (SS309) per attraversare lungo i suoi viadotti il ramo del Po di Levante e il poi il suo tratto principale, che scorre tra Porto Viro e Taglio di Po. In quest’ultima località, dopo una sosta al mercato per prendere qualcosa per pranzo, salgo sull’argine destro del grande fiume e mi dirigo verso ovest, all’interno, direzione Ferrara. La fregatura sarà percorrere la ciclabile nelle ore più calde della giornata, sotto il Sole cocente e senza lo straccio di un metro quadro d’ombra. Munirsi di molta acqua!

La ciclabile sull'argine destro del fiume Po

La ciclabile sull’argine destro del fiume Po

La ciclabile è ottimamente curata ma il tragitto si rivela oltremodo monotono, con le sterminate campagne coltivate a sud e il corso impetuoso del fiume a nord. Qui incontro i primi viaggiatori in bicicletta, giovani, meno giovani e anche qualche bambino, italiani e stranieri. Tutti vanno verso il mare in senso contrario al mio, quindi proseguo solo.
Arrivo alle porte di Ferrara e mi sistemo al campeggio comunale. Peccato non ci sia un bar, così per la birra mi ritrovo al CUS dell’Università che si trova giusto di fronte. Mi preparo una zuppa di lenticchie liofilizzata e la consumo mentre le zanzare consumano me.

Accampamento alle porte di Ferrara

Accampamento alle porte di Ferrara

III tappa – Ferrara – Rioveggio (Bo) – 96,3 km

Pedalare per Ferrara di prima mattina mi mette di ottimo umore, ne approfitto per qualche foto e per prendere la focaccia del pranzo. È Domenica ma un panificio aperto riesco a trovarlo.

La campagna tra Ferrara e Bologna

La campagna tra Ferrara e Bologna

Attraverso la campagna che mi separa da Bologna tra campi coltivati, girasoli e frutteti. Riesco a evitare il traffico e ringrazio per questo le ore spese su OpenCycleMap alla ricerca di un tragitto il più deserto possibile, per le campagne di Poggio Renatico, Gallo Ferrarese, Malalbergo, San Pietro in Casale, Saletto, Castel Maggiore e infine attraverso Bologna.

Ciclopedonale nella campagna ferrarese

Ciclopedonale nella campagna ferrarese

Pedalo fino alla stazione ferroviaria e da lì verso il centro, lungo via dell’Indipendenza fino alla fontana di Nettuno e poi le due torri.
Esco dalla città nei pressi del cimitero della Certosa e lungo il canale del Reno arrivo a Casalecchio dove attraverso il parco della Chiusa immerso nella natura.

Il fiume Reno in zona Casalecchio (Bo)

Il fiume Reno in zona Casalecchio (Bo)

Incontro due bellissimi ponti ciclabili che scavalcano il Reno e mi ritrovo più tardi a pedalare lungo quelle che mi accorgo essere delle strade di servizio per i camion delle gigantesche cave della zona. Mi affretto a passare questa zona isolata perché il cielo minaccia pioggia. Dopo Sasso Marconi però mi fermo per una passeggiata in mezzo a un tratto di autostrada abbandonata. Scavalco a piedi un alto guardrail e mi ritrovo immerso in un albo di Dylan Dog.

Tratto di autostrada abbandonata

Tratto di autostrada abbandonata

La via mi porta a girare attorno a Monte Mario e il contrafforte Pliocenico per la val di Setta. Qualche km prima di Rioveggio mi fermo al camping. Giusto il tempo di un bagno nella piscina ghiacciata e scende il diluvio. La tenda per fortuna è già montata ma preferisco non cucinarvi all’interno evitandomi il rischio di prendere fuoco. Così per stasera pizza.

IV tappa – Rioveggio (Bo) – Fiesole (Fi) – 90,9 km

Oggi scavalco gli Appennini. Da Rioveggio salgo a Monzuno, incontrando qualche cicloturista e quattro ragazzi a piedi con i grandi zaini in spalla. Scendo fino a Monghidoro imboccando la SP65 o della Futa.

La salita verso Monzuno (Bo)

La salita verso Monzuno (Bo)

Non ho mai pedalato in montagna – le avventure sulle colline del Chianti dove ho abitato, sebbene magiche, non le considero alla stregua. Decidere di passare la catena in un solo giorno mi si rivela azzardata per quella che è la mia preparazione. Nonostante le difficoltà incontrate tengo duro e arrivo col cuore dove non sarei mai arrivato solo con le gambe. Smetto di godermi il panorama e come un mulo metto sempre un piede davanti all’altro, cercando di dimenticare la fatica. Incontro una ragazzina di cinquant’anni, tedesca, che sta andando a Gallipoli in Puglia con la sua bicicletta carica di ogni cosa. Ci scambiamo un po’ di pensieri e consigli – cioè, i consigli me li dà lei che ha già girato quasi tutta l’Europa in solitaria con la sua due ruote. Ci salutiamo e non ci ritroveremo. Spio gli sguardi curiosi dei motociclisti da dietro la visiere dei loro caschi; per loro sembra così facile rotolare su e giù per questi tornanti dove io comincio invece a contare le apparizioni mistiche di santi e predicatori. Arrivo finalmente al passo della Raticosa, il cartello dice 968 m sul mare. Per me è la cima del mio personale Everest. Pranzo soddisfatto e mi faccio un giro tra la dozzina di muli che pascolano lì attorno. Sono carichi di sacchi a pelo e bagagli. I proprietari, mi dicono al ristorante, sono partiti per un’escursione e non riesco a saperne di più.

Vista verso sud dal passo della Raticosa

Vista verso sud dal passo della Raticosa

Mi lancio giù dalla montagna – fa freddo e indosso la maglia di pile che mi ha salvato anche in un paio di nottate. Dopo non troppo tempo salgo al passo della Futa – 903 m stavolta.
Mi ritrovo di nuovo a scendere a gran velocità fino al lago di Bilancino, nei pressi di San Piero a Sieve. Supero tutto di slancio, ma la strada si fa più trafficata e cominciano a farsi vedere i camion; occorre molta attenzione. Arrivo a Montorsoli ma la mia meta è il campeggio a Fiesole. Mi ritrovo sul versante sbagliato della valle. Scendo così fino a Pian del Mugnone e risalgo dall’altra parte. Dulcis in fundo gli ultimi trecento metri per entrare al camping portano un dislivello del 16%, con tanto di cartello stradale a farlo notare.
Stasera sono distrutto. Pensando a quanto fatto oggi mi pare di morire. Nei prossimi giorni, ripensandoci, me la riderò.

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