Viaggio a Cuba in fixed bike

15 Dicembre 2014

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In un pomeriggio d’estate, bevendo una birra in un parco, due amici discutono sulla possibilità di coprire lunghe distanze in fixed…
“E’ possibile viaggiare in fixed?”
“Non lo so, ma se non ci provi non lo scopri.”

E’ cosi che inizia la nostra avventura: da uno scambio di idee, alla volontà di proporre un modo alternativo di viaggiare in bicicletta e di vivere una fixed. La risposta migliore ad una società che si muove ogni giorno in modo cosi monotono, organizzato e schematico, è quella di rivoluzionare il concetto di viaggio, ispirandosi all’idea minimalista su cui è concepita una fixed: muoversi con il minimo indispensabile ed eliminare ogni “freno”.
Cuba rappresenta l’utopia della rivoluzione ed abbiamo pensato fosse la meta migliore per tenere a battesimo la nostra iniziativa.

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Tutto questo è stato possibile anche grazie al nostro sponsor ufficiale EXTRA+, che ha creduto nel nostro progetto e ci ha permesso di realizzarlo pedalando sulle EXTRA+ GHOST 2014.
E’ stato un viaggio fisicamente molto intenso. Il clima che nei primi giorni è stato estremamente caldo ed umido e le condizioni del manto stradale affrontate con bici da pista ci hanno messo a dura prova. Con estrema caparbietà e resistenza siamo riusciti comunque a portare a termine la nostra impresa percorrendo tutti i 1200 km che ci separavano dalla capitale.

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Abbiamo realizzato un percorso in 12 tappe fuori dai soliti schemi. Partiti da Santiago de Cuba ci siamo addentrati all’interno dell’isola attraverso sia piccoli villaggi rurali come Mangos de Baragua e Puerto Padre sia rinomate località come Varadero o Cayo Coco.
Tutto ciò ci ha permesso di cogliere in modo migliore l’essenza di questo paese, potendo confrontare le zone commerciali con quelle più defilate e non influenzate dalla ricchezza portata dal turismo.

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E’ stato un viaggio entusiasmante e costruttivo che ci ha insegnato molto su questo popolo, povero di denaro ma ricco di spirito e di sorrisi. Di solito chi torna da Cuba porta un’immagine basata sulle spiagge bianche di Varadero, i bar dell’Avana e i lussuosi resort dei cayos, ma in realtà questo paese ha un altra faccia ben diversa magari più povera dei luoghi citati ma più dignitosa. Frequentando le zone meno visitate e ovviamente più povere abbiamo potuto toccare con mano quello che è stato il risultato di anni di isolamento unito ad una politica dura e fortemente idealista. E’ stato interessante vedere come tempo questo popolo abbia sopperito alla mancanza totale di mezzi utilizzando inventiva, improvvisazione e spirito di adattamento.

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Concludo citando queste parole che ne rendono perfettamente l’idea: “Cuba è un paese che non ha precedenti: finanziariamente povera ma culturalmente ricca; esteticamente decaduta ma urbanisticamente magnifica; irritante e nello stesso tempo edificante”.

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