Viaggio in bicicletta a Cuba

9 Febbraio 2015

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1° giorno: domenica 23/04/2000

Atterriamo all’aeroporto “Josè Martin” terminal III dell’L’Avana, alle 23 circa e recuperiamo le nostre biciclette imballate in apposite sacche, con ruote sgonfiate, pedali, portapacchi e manubri smontati.
La località di partenza per la nostra traversata è Baracoa, ridente cittadina situata nell’estremo sud-est dell’isola. La fortunata coincidenza del volo interno diretto appunto a Baracoa per l’indomani mattina ci obbliga a trascorrere la notte sulle scomode poltrone di plastica del terminal I dell’aeroporto.
Purtroppo la bicicletta di Stefania arriva a Baracoa in condizioni pessime: i cerchioni sono deformi, specialmente quello posteriore del quale alcuni raggi sono storti. Anche i freni richiedono una nuova regolazione e un controllo adeguato.

Pernottiamo in una stanza di una casa privata che appartiene ad una simpatica famiglia che fa di tutto per metterci a nostro agio. Il figlio mi conduce da un meccanico di biciclette, un uomo anziano con atteggiamento tipico di una persona che conosce bene il proprio mestiere. Il vecchio mi sottolinea i problemi e il modo per risolverli e mi dice di tornare alle 17.00 poiché per allora il lavoro sarà terminato.
Con l’aiuto di Stefania sistemo la mia bicicletta e poi di corsa in spiaggia!

Restiamo ammaliati da un mare da cartolina a tratti trasparente, a tratti di un colore blu intenso. La spiaggia è frequentata esclusivamente da locali, come del resto questa cittadina, dimenticata dai “tour operator”. Il caldo, molto forte e umido, si sopporta meglio camminando in riva al mare. Una passeggiata senza meta ci conduce ad un villaggio di capanne situato in un’insenatura della costa. Gli abitanti sono tutti pescatori intenti nelle loro attività abituali. A pochi metri dalla spiaggia tante palme da cocco rendono il paesaggio ancora più paradisiaco, così come la totale assenza di strutture turistiche.
Dopo un piacevole bagno passeggiamo per le vie di questa graziosa cittadina. La quiete è la caratteristica principale aiutata dalla scarsa presenza di veicoli a motore. L’embargo degli Stati Uniti rende difficile reperire carburante e questo è il risultato.

2° giorno: lunedì 24/04/2000

Eccolo il momento magico che aspettavo da più di un mese: le ruote della bicicletta girano e premono sulla striscia d’asfalto. Il loro movimento riassume un modo di vivere, di pensare e soprattutto di viaggiare. Le biciclette sono cariche di tutto ciò che ci occorre, sono loro che ci imprimono sicurezza, sono loro le vere protagoniste.

Alcune persone che avevano attraversato Cuba in bicicletta ci avevano riferito che caratteristica dell’intero territorio è la mancanza di salite, dunque ci aspettavamo un tavolo da biliardo, un’enorme piana. Ma già il primo giorno si presenta un valico di tutto rispetto che dal livello del mare ci porta a 600 metri d’altitudine. Tale valico, denominato “La Farola”, scopriremo poi essere conosciuto dai cubani proprio per la sua ripidità.

Abbiamo al seguito una settantina di chili di materiali, cibo e acqua, indispensabile e difficilmente reperibile al di fuori dei centri abitati, che occorre potabilizzare se non è possibile acquistarla in bottiglia.
Non conoscere l’itinerario forse ci aiuta. Questa salita, che nei tratti troppo ripidi ci obbliga a procedere camminando e spingendo la bicicletta a mano, sembra interminabile! Il valico lo incontriamo dopo quasi 30 Km, è presente un chiosco di bibite: sembra un miraggio nel deserto: sostiamo! Si scende dalle biciclette per una pausa ristoratrice, la temperatura sale, forse 40°C! Stefania è molto provata, ricordarle che ci attende una doccia, un piatto di pasta e un meritato riposo è l’unica medicina.

Dopo una lunga discesa arriviamo alla “Playa di Imias”, l’unico campeggio presente a Imias che noi turisti possiamo utilizzare. E’ un accampamento molto bello in riva al mare e provvisto di bungalows. Brutta è la notizia che in questo periodo è chiuso ed a Imias esistono solo alloggi in cui si paga in valuta nazionale dunque utilizzabili unicamente da cubani. Il guardiano del campeggio ci suggerisce di provarne un altro situato circa 8 Km più avanti in direzione Guantanamo. Abbiamo poco da scegliere: si prosegue. Percorsi complessivamente 85 Km, finalmente ci compare il cartello che indica il villaggio. Il complesso è proprio carino, le abitazioni sono belle e le onde del mare sono a pochi metri da noi. Non si vede nessuno tranne il guardiano che ci viene incontro. Scambiate alcune frasi comprendo che anche questo è chiuso eccetto nei fine settimana. Il guardiano non tiene le chiavi degli alloggi ma capisce la nostra situazione, siamo stanchi e affamati, e ci permette di utilizzare una terrazza di un alloggio, poi ci presta una stuoia di gomma piuma che ci servirà da giaciglio e ci consente di utilizzare l’acqua di una cisterna esterna per lavarci e cucinare. Questi momenti riescono a farci dimenticare le fatiche della giornata e a dare il giusto valore a “questioni corporali” quali mangiare, dormire, lavarsi così scontate nella vita quotidiana.

E’ poco tempo che siamo a Cuba e già abbiamo sentito il calore del popolo cubano. Un calore fatto di piccole attenzioni e premure che riescono a farci dimenticare la diffidenza che spesso ci accompagna nelle città dove viviamo.
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3° giorno: martedì 25/04/2000

Per evitare di ripetere l’errore del giorno precedente, ovvero di pedalare sotto un sole cocente, ci muoviamo alle prime luci dell’alba, verso le 6.30. L’ideale sarebbe giungere a Guantanamo prima di mezzogiorno per impedire al sole di “toglierci la ragione”.
La prima parte del tragitto affianca il mare, sono momenti emozionanti. Per chilometri e chilometri nessuna presenza umana ed un’alternanza di scogli, spiagge, piccoli fiordi, tutto incontaminato. Successivamente la strada cambia direzione inoltrandosi all’interno dell’isola. Compaiono villaggi circondati da coltivazioni di canna da zucchero o banane.

Approfittiamo di un contadino per acquistare un casco di banane che divoriamo all’ombra di un albero.
A differenza del tragitto percorso ieri, caratterizzato da un’unica salita, oggi siamo intenti a superare un susseguirsi di salite e discese veramente disarmanti. Non conoscendo il percorso questa incognita continua è proprio fastidiosa. Domando a Stefania in che condizioni fisiche si trova e la risposta non lascia dubbi: “sono al limite!”. Il sole non demorde ed aiuta a sfinirci! Occorre per la prossima tappa cambiare strategia o non andremo troppo lontano. Un’ultima leggera discesa ci rende più fiduciosi e finalmente dopo 80 Km la vista dell’indicazione stradale Guantanamo è l’apoteosi!

La famiglia di Baracoa ci ha scritto un elenco di “case particolari” (questo è il nome delle abitazioni private i cui proprietari possono affittare ai turisti una o più stanze) delle città che abbiamo intenzione di attraversare. Trascorsi pochi minuti dalla nostra sudata entrata in città conosciamo i nuovi padroni di casa.
L’accoglienza è ottima: due tazze di caffè caldo sono il biglietto da visita della proprietaria, che, dopo breve contrattazione, accetta il prezzo proposto di 10$ per notte.

L’unico problema è che la stanza si trova sul tetto del palazzo a tre piani quindi occorre trasportarvi tutto il materiale, biciclette comprese. Ultima fatica! Le forze rimaste le utilizziamo per una doccia, per fare il bucato e soprattutto per rifocillarci con quanta più pasta possibile allo scopo di ristabilire il giusto equilibrio metabolico.

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4° giorno: mercoledì 26/04/2000

Nuova strategia: diminuzione consistente del carico trasportato da Stefania. Ieri, durante le salite più ripide, eravamo costretti a spingere le biciclette e per Stefania ciò era assai gravoso. Stefania non è abituata a utilizzare la bicicletta equipaggiata di pesi supplementari mentre io ho già effettuato esperienze simili.

Abbandonata Guantanamo i primi 20 Km seguono un’autopista, una strada molto larga divisa da uno spartitraffico, che permette anche ai mezzi trainati da cavalli e alle biciclette di transitare in condizioni di sicurezza a lato della carreggiata. Incredibilmente l’autopista risulta meno trafficata delle altre strade finora percorse, inoltre il procedere è ottimo perché il profilo altimetrico è molto lineare e non presenta le continue variazioni di pendenza superate nei giorni scorsi.

Dopo i primi 25 Km l’autopista termina e il tragitto riprende con il solito saliscendi. La fatica è alleviata da un paesaggio più che mai suggestivo. Ancora si presentano intorno a noi fattorie, coltivazioni di tabacco, canna da zucchero e banane. L’aspetto che maggiormente ci colpisce è la pulizia e l’ordine con cui sono mantenuti gli ingressi delle fattorie, abbelliti con piante e fiori e la cura con cui sono realizzate le recinzioni in paletti di legno. Traspare proprio un senso di efficienza.

Un unico aspetto negativo è rappresentato dal transitare di grossi camion di vecchia fabbricazione che emettono quantità enormi di fumi e gas di scarico. La strada qui non è molto larga e il passaggio frequente di questi camion (utilizzati per lo più per il trasporto delle persone) disturba chi, come noi, decide di muoversi in bicicletta.
La tappa di oggi è pari a 95 Km che ci impegnano per più di cinque ore effettive di pedalata, comunque la destinazione, Santiago de Cuba, è per noi sinonimo di sosta per due giorni. Pernottiamo in una “casa particolare ” dell’ormai famoso elenco.

Accoglienza calorosissima: la signora ci chiama per nome e bacia Stefania sulle guance. Caffè quasi immediato e nell’attesa una Cerveza fresca. Stefania è stanca ma non distrutta come i giorni precedenti, entrambi siamo pienamente soddisfatti di questi primi tre giorni di pedalata.
Abbiamo deciso insieme, visto il numero limitato di giorni ancora disponibili, di utilizzare altri mezzi di trasporto nei tratti meno interessanti, dal punto di vista paesaggistico, del rimanente percorso, che ci porterà come destinazione finale a L’Avana.

Nella serata finalmente assaporiamo quella parte di cultura cubana costituita da musica e da balli sino a notte inoltrata. Ci accontentiamo, a causa della stanchezza, di qualche ora al “Claqueta Bar”, ascoltando un gruppo che ci appassiona con note di musica latino-americana.
Non siamo soli, sono presenti altri italiani con qualche anno in più rispetto a noi circondati da bellissime ragazze cubane. Purtroppo oggi è ancora questo per molti lo stimolo principale per un viaggio a Cuba.

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5° giorno: giovedì 27/04/2000

Nella mattinata ci portiamo al “Santuario de Nuestra Señora del Cobre” a circa 20 Km dal centro cittadino. E’ il luogo di pellegrinaggio più venerato di Cuba, la basilica è inserita in un’area di estrazione del rame da tempi precolombiani.

Al “Cafè La Isabelica” gustiamo un ottimo caffè miscelato con vino rosso, davanti ad un chitarrista che ci dedica alcune canzoni famose locali ed a tre persone che preparano sigari. Entusiasma l’abilità di questi cubani che in pochi minuti dalle foglie di tabacco ricavano ottimi sigari, famosi in tutto il mondo.
In seguito il nostro desiderio di vivere atmosfere caraibiche trova sfogo alla “Casa della Trova”, dove assistiamo alla rappresentazione musicale di gruppi folk veramente capaci. Per terminare la serata in bellezza ci rechiamo al “Patio Los Dos Abuelo” in “Plaza de Marte”, dove ogni sera si assiste a musica dal vivo. Belle emozioni!

6° giorno: venerdì 28/04/2000

Santiago de Cuba è una città più che accogliente e trascorrervi due giorni è stata una buona idea. Fortunatamente incontriamo pochi turisti, come del resto fino ad ora.
Il padrone di casa, Sig. Medardo, è una persona squisita e lo dimostra in diverse circostanze: ad esempio registrando i nostri dati personali riportati nei passaporti scopre che tra pochi giorni sarà il mio compleanno, perciò ci prepara due dolcetti cubani accompagnati da due squisiti cocktail. Inoltre grazie a lui prenotiamo telefonicamente una stanza in una “casa particolare” nella città di Camaguey, prossima tappa che raggiungeremo a notte inoltrata. Il viaggio infatti continua in treno: alle 19.00 carichiamo le biciclette su un vagone speciale e partiamo, dobbiamo percorrere circa 325 Km.

Nella stazione dei treni di Santiago regna ordine e pulizia e si percepisce un’aria di funzionalità generale. Al contrario il treno è ridotto in condizioni disastrose, le poltroncine sono quasi tutte rotte, però in ogni vagone è presente un’hostess che controlla i biglietti e aiuta i passeggeri a trovare il proprio posto.

Abbiamo avuto qualche problema per il trasporto delle biciclette a causa delle diverse valute circolanti nel Paese e al diverso valore loro attribuito. A Cuba infatti circolano tre tipi di monete: il dollaro, il peso convertibile e il peso nazionale. Le prime due valute sono riservate ai turisti, mentre la terza è propria dei cubani. Con i pesos nazionali si può accedere solo a ristoranti, caffetterie e negozi riservati al popolo cubano. Ai turisti sono riservati hotel, altri ristoranti e negozi in cui si paga in dollari. Un peso convertibile equivale ad un dollaro ed è utilizzabile dunque dai turisti. Lo Stato ha fissato che un dollaro equivale ad un peso nazionale mentre al cambio nero con un dollaro si ottengono venti pesos nazionali. Ne consegue che il trasporto delle biciclette diventa assai oneroso per i turisti che pagano in dollari, mentre risulta economico per i locali che pagano in valuta nazionale. Ci chiedono 37$ per due biciclette! Mi rifiuto e dopo una lunga discussione riesco a ridurre il prezzo a 20$. La questione non è semplice poiché tutto è registrato in appositi tabulati.
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7° giorno: sabato 29/04/2000

Dopo cinque ore arriviamo a Camaguey. Il viaggio è faticoso, il treno è molto rumoroso e il caldo afoso particolarmente fastidioso. La stanza che abbiamo prenotato è all’interno di un antico palazzo in stile coloniale tenuto egregiamente. I proprietari non sono troppo calorosi.

Camaguey è una cittadina che merita proprio una visita. Stefania ed io siamo concordi nel pensare che, tralasciando la vita particolarmente vivace dei locali di Santiago, questa località è la più attraente di quelle viste finora. Percorriamo tutte le vie del centro storico, la pulizia regna assoluta. Alcune chiese e palazzi stanno subendo restauri. Le bellissime piazze sono per noi la maggiore attrazione. Beviamo un caffè all’interno di una caffetteria per cubani, ci sono nuvole di mosche ma un caffè così gustoso non l’ho mai bevuto nemmeno in Italia. E’ pesante da ammettere per noi italiani così affezionati al gusto del nostro caffè!
Ai proprietari del nostro alloggio chiedo se possono aiutarci a trovare un auto che ci conduce alla prossima tappa di solo transito: Ciego de Avila. Per confrontare i prezzi chiedo anche ad altre persone fermate per strada. Attraverso questo sistema riesco ad ottenere un prezzo giusto: da 45$ iniziali a 25$ per un percorso di 109 Km.

8° giorno: domenica 30/04/2000

L’alloggio all’interno della “casa particolare” di Ciego de Avila è addirittura formato da due locali arredati in stile moderno e dotati di ogni comodità: divano, sedie a dondolo, televisione, frigorifero. Non è stato facile trovare posto in questa cittadina. Il motivo non è certo la sua bellezza ma il fatto che a circa 100 Km è presente la località turistica di Cayo Coco. Si tratta di un’isola collegata alla terra attraverso una strada rialzata che permette un suggestivo belvedere verso il mare dei Caraibi. L’isola ha numerose spiagge bianche come la neve dove trovano ospitalità miriadi di uccelli marini tra cui fenicotteri e pellicani. Molti turisti dunque pernottano a Ciego de Avila per raggiungere poi la bella località marittima.

Finalmente di nuovo in sella! Siamo ben riposati e il carico si è sensibilmente alleggerito. Stefania è in forma e procede con un’andatura sostenuta. Nei primi 20 Km percorriamo un’autopista, si fatica meno per la linearità del percorso anche se il paesaggio diventa più monotono. Lasciata l’autopista il percorso diventa più tortuoso, comunque la tappa odierna è quella che finora ci vede impegnati nel minore numero di salite.
Distese di canna da zucchero, alcune fattorie e bestiame al pascolo si susseguono lungo il tragitto. Ogni tanto facciamo una sosta per riposarci o scattare qualche fotografia e Santo Spiritus compare dopo 83 Km percorsi in meno di quattro ore.

Il Signor Bebo è il nostro padrone di casa. Una persona originale che subito ci offre un frutto che non ho mai visto prima e del quale ignoro il nome.
Ci rimane parecchio tempo per visitare la cittadina, il cui interesse maggiore sono il “Ponte Yayabo”, monumento nazionale, e la piazza principale. Santo Spiritus è graziosa, forse un po’ troppo ricca di “tiendas” ovvero negozi nei quali, pagando esclusivamente in dollari, è possibile acquistare elettrodomestici e beni di consumo più o meno utili. Dal 1993 anche i cubani possono acquistare in questi negozi. Questo meccanismo, insieme ad altri, sta modificando sempre più il modello socialista cubano.
Anche la musica che si sente nell’aria non è più la stessa: meno suoni caraibici e più note di importazione occidentale ci accompagnano nella passeggiata per le vie dl centro.

9° giorno: lunedì 01/05/2000

Come al solito alle 6.30 si parte. Il Signor Bebo ci accompagna con la sua bicicletta: vuole essere sicuro che prendiamo la direzione giusta! Ci salutiamo calorosamente e ci regala ancora un altro frutto “senza nome”. Ricompaiono le salite che affrontiamo stoicamente anche grazie alla piacevole temperatura mattutina.
Siamo ansiosi di arrivare nella cittadina della prossima tappa: Trinidad, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità.

Il paesaggio è quanto mai interessante, nella parte terminale, superato l’ultimo colle, la vista del mare all’orizzonte è il regalo maggiore. Arriviamo a Trinidad dopo avere percorso 75 km in circa tre ore e mezza di pedalata effettiva.
Il Signor Bebo ci aveva segnalato una “casa particolare” a 15$, ma l’incontro casuale con due ragazzi ci permette di trovare un alloggio ad un costo inferiore: 10$ per notte, accettiamo!
La parte interessante di Trinidad è costituita dal dedalo di vie situate tra le due piazze maggiori: la “Plaza Mayor”, principale meta dei turisti insieme all’adiacente “Iglesias de la Santissima Trinidad”, e il “Parque Céspedes”.

Oggi è il 1° maggio, festa dei lavoratori, una delle ricorrenze più sentite a Cuba. Il “Parque Céspedes” è gremito di cubani intenti a ballare al ritmo di musica emessa da altoparlanti e a bere birra e rum. Un episodio capitato in questi momenti mi fa riflettere a lungo a proposito della particolare situazione socio-politica e delle conseguenti incongruenze che il Paese sta vivendo: acquisto una birra presso un banchetto volante e chiedo ad un ragazzo cubano affianco a me se è possibile pagare la bibita in pesos nazionali. La risposta è stata: “no, anche oggi si paga in dollari!”. Un commento sincero che evidenzia come il regime comunista debba convivere con una nuova realtà di tipo capitalista anche nel giorno di festa più importante per i sistemi comunisti stessi.
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10° giorno: martedì 02/05/2000

Tredici Km a sud di Trinidad è situata la penisola de Ancón con una stupenda spiaggia bianca lunga 4 Km. E’ qui che decidiamo di trascorrere una piacevole e serena giornata sotto un sole caldo e dal clima mai afoso e sempre ventilato. Attualmente sono presenti due hotel, altri ne sono in costruzione e sicuramente questa località diventerà un grande polo di attrazione turistica, vista inoltre la vicinanza con Trinidad.

11° giorno: mercoledì 03/05/2000

Giornata particolare: ultimo giorno di bicicletta. Questi pochi giorni trascorsi a Cuba sono stati così intensi che mi sembra di trovarmi qui da molto tempo. Stefania è in splendida forma, il suo eterno sorriso riesce ad avere ragione di ogni mio grugnito mattutino, specialmente quello della quotidiana sveglia delle 5.30! Ci aspettiamo un tragitto da sogno poiché sulla carta stradale abbiamo notato che per parecchi chilometri la strada corre parallela al mare. Purtroppo la vegetazione lussureggiante impedisce di vederlo.
Impressiona la visione di numerosi granchi, che nel tentativo di attraversare la strada, vengono schiacciati dagli automezzi in transito. Non è un bello spettacolo ma impedirlo non è possibile!

Cienfuegos è la tappa di oggi, domani saremo all’Avana. Mancano oramai circa 15 Km degli 88 complessivi per arrivare a Cienfuegos quando accade un imprevisto a dir poco spiacevole. Stefania durante una discesa trova improvvisamente una variazione del manto stradale, una successione di piccoli dossi. Colta impreparata, aziona i freni troppo energicamente. Ne consegue una caduta spettacolare che mi incute un senso di paura e sgomento.

Immediatamente mi avvicino a Stefania ma intanto sopraggiunge un camion al quale segnalo l’incidente. Sono momenti di massima tensione! Da un’abitazione vicina una coppia si avvicina per aiutarci ma l’effetto è di creare ulteriore confusione. Domando a Stefania per prima cosa se ha battuto la testa e se è cosciente. Mi risponde di non sentirsi alcuna frattura ma dolori intensi in tutto il corpo. E’ sotto choc ma lucida e riesce ad alzarsi da sola per andare a sdraiarsi all’ombra di un albero vicino alla strada.

Inizialmente penso di fermare un automezzo per portarla al Pronto Soccorso di Cienfuegos, poi con calma mi rendo conto che Stefania non presenta lesioni gravi ma solamente abrasioni, piccole ferite, ematomi. Dalla cassetta dei medicinali estraggo tutto ciò che occorre per una prima medicazione e procedo. Intanto passa un po’ di tempo e Stefania decide, visto che la distanza che ci separa dalla meta odierna non è troppa, di rimontare in sella. La sua bicicletta non ha subito danni quindi, sia pure con un andatura lenta e interrotta da opportune soste, arriviamo a Cienfuegos.
Grazie a Dio la questione sembra essersi risolta al meglio, certo è che per Stefania e anche per me è stato un bello spavento! Questi episodi insegnano molto, bastano pochi attimi per trasformare un’esperienza da sogno in una tragedia!

12° giorno: giovedì 04/05/2000

Ieri in serata è arrivata la pioggia! Non poche gocce come ci era capitato di assistere a Ciego de Avila bensì uno scroscio intenso e incessante. E’ un fenomeno tipico di questo periodo, a maggio inizia la stagione delle piogge che fortunatamente combacia con la fine della nostra traversata in bicicletta. Convinciamo un ragazzo a portarci a L’Avana con la sua autovettura per soli 30$ e poiché si tratta di 280 Km il prezzo è buono! Prima di recarci nella “casa particolare” consigliata dal nostro autista sostiamo negli uffici della compagnia aerea Iberia per la riconferma del volo di rientro in Italia.
Nella serata inizia la visita alla città: percorriamo il “Malecón”, viale che costeggia il mare, e alcune vie del “Centro Avana”.

13° giorno: venerdì 05/05/2000

Le biciclette le abbiamo smontate e impacchettate ieri, questa mattina mi sono procurato dei cartoni per proteggerle meglio vista la brutta sorpresa del trasporto nel viaggio d’andata. I danni riportati dalla bicicletta di Stefania potevano compromettere l’intero viaggio.
Ultima giornata! La trascorriamo visitando “L’Avana Vieja” e il “Vedado”.
Ricordo l’incontro casuale con una coppia cubana cordiale ma piena di malcontento verso la situazione politica-economica del Paese, insieme a loro ci rechiamo nel locale in cui Hemingway beveva rum e menta.
Sicuramente è “L’Avana Vieja” il quartiere più interessante: grazie ai finanziamenti stanziati dall’UNESCO sono stati ristrutturati e mantenuti in maniera davvero pregevole palazzi, chiese e piazze.

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