Trentino in bici tra Stelvio, Passo del Tonale e Passo Pordoi

25 Maggio 2015

2 zingari amici, 2 bici da corsa
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Prologo

Durante l’estate inizia a frullare per la testa un giro in bici, destinazione da concordare, gente da concordare, giro da concordare, roba da preparare, le vacanze estive le trascorro in camper con la morosa e transitiamo per il Trentino. Piove. Diluvia. Un tempo veramente di m… del Trentino non si vede una cippa. Quasi quasi il giro in bici si potrebbe fare in Trentino.

Visto che piove si può solo girare per negozi, compro qualche cartina e inizio a buttare giù una traccia di itinerario di getto, nel frattempo Berga mi dice che lui ci sarebbe per circa una settimana a fine settembre, vada per una settimana, 100 km al giorno, 650-700 km totali andrebbero bene.
Ordino 2 borse da cicloturismo su internet e vado a pedalare un po’ su per le Valli di Lanzo, dietro casa, giusto per fare un minimo di gamba. Berga non ne ha bisogno. Lui gamba ne ha…

L’idea del Trentino è figa ma comincio a pensare che ci sarà anche parecchio dislivello, faccio il conto e secondo le strade che ho pianificato ci sono circa 11.000 m di dislivello positivo. Okkkazz…
L’itinerario però mi piace, non mi va di modificarlo. E va bene anche a Berga, anzi ne è entusiasta, tutto resta invariato.
Forse ci sono anche altri 2 amici, ma sono sul molto forse. Dovremmo aspettare qualche giorno prima della partenza per sapere in quanti saremo. Alla fine rimarremo in 2 quindi, tenda.

Obiettivo No Campeggio, solo tenda a caso. Per lavarsi c’e sempre tempo. :)

Ci troviamo la settimana prima davanti ad una buona bottiglia per rifinire gli ultimi dettagli. Diamo un’occhiata alle previsioni meteo, pioggia ininterrotta per tutto il periodo di vacanza, va bè, sarà l’occasione per farsi le ossa, ormai è deciso e non si cambia destinazione! Alè duri! Si parte!

23 settembre 2014. Berga ha un esame il 23 mattina, quindi decidiamo di partire appena finisce. Alle 15.00 è a casa, prepara le ultime cose e siamo pronti: destinazione Trento sul mio Peugeot Partner! Pesiamo i bagagli prima di caricare il tutto, siamo sugli 11 kg senza tenda (che pesa circa 3 kg), ma a come dividerci quella penseremo poi. In 5 ore siamo là, cerchiamo un parcheggio dove dormiremo in macchina. Il Partner è comodo e abbastanza spazioso per dormirci. Le bici da dietro passano sopra i sedili anteriori reclinati e dietro si trasforma in camper. Mangiamo un panino al volo e un’insalata di pasta (che si rovescia per metà nel porta oggetti del Peugeot), facciamo un giro per Trento per una birretta e torniamo alla macchina. Controlliamo la strada per l’indomani e ci mettiamo a dormire nel baule del Peugeot.
Dai che si inizia a pedalare!

GIORNO 1: Trento-Folgarida (Pelizzano) 110 km – dislivello 1400 m

24 settembre 2014. Siamo a quota 200 m s.l.m. circa, ci svegliamo alle 7.30, scarichiamo le bici, leghiamo le borse, ci cambiamo e partiamo, solo poca frutta secca e barrette per colazione. L’idea era di fermarsi a fare colazione dopo qualche chilometro, ma non sicuramente dopo 45, come poi è stato, per mancanza di bar. La partenza è un po’ traumatica, ci vestiamo versione estiva, convinti che da li a poco sarebbe uscito un sole stupendo ad accoglierci (aspetta e spera:) ). Per uscire da Trento ci infiliamo su una superstrada ad alto scorrimento. Un po da pazzi ma non abbiamo trovato alternative. Dopo una decina di km riusciamo ad uscire e proseguiamo tranquilli. Si punta verso Tione di Trento. Da qui deviamo a destra in direzione Madonna di Campiglio, inizia la salita (circa 25 km al 10 % costante). Io stranamente non fatico… Berga accusa il freddo e la mancanza di energia per la colazione troppo leggera e resta dietro (unico giorno in cui quello ad andare piano è lui). La salita è tranquilla, il panorama niente di che, la giornata fresca ed il cielo nuvoloso. A Madonna di Campiglio sbagliamo e non entriamo in paese facendo la galleria esterna. Poi scendiamo in paese da sopra: non c’è anima viva. Piccola pausetta sotto le piste da sci e arriviamo al primo passo: Passo Campo Carlo Magno (1682 s.l.m). Da qui tutta discesa. Su i kway e giù per le rive. Arrivati a Folgarida (1310 s.l.m.) ci accorgiamo essere un posto only ski (fa anche parecchio freddo per trascorrere la notte) e decidiamo di scendere ancora per un po’. In questo modo dormiremo forse ad una temperatura più confortevole ed accorceremo la tappa del giorno dopo, che prevede 2 passi impegnativi. Arriviamo a Dimaro (766 s.l.m.), Berga è provato dal freddo ed ha parecchia fame, così decidiamo di concederci un pranzetto seduti a tavola. Ad attenderci, un ottimo risotto al vino rosso Teroldego, coca cola (per il bisogno di carboidrati, anche se stona col riso) e caffè. Berga smette di battere i denti dal freddo e si sente subito meglio, controlliamo le cartine e decidiamo che potremmo fermarci a dormire verso Pelizzano (925 s.l.m.). Campeggi in zona? Non ci poniamo il problema, questo posto sembra ottimo per trovare un posticino dove piantare la tenda! 15 minuti di stretching, un po di riposo e grandi prati vicino ad una cascina in prossimità della ciclabile…con gli occhi dolci chiediamo se possiamo dormire nel loro prato vicino alla stalla… ci dicono OK, senza pensarci due volte montiamo la tenda (ormai è tardo pomeriggio) e andiamo a gustarci una fresca waiss media in un bar caratteristico li vicino per festeggiare la fine della prima tappa, diamo una caricata al telefono, torniamo a cambiarci e poi cena a pizza nelle vicinanze della nostra casa mobile. Batterie cellulare carichi, pronti a dormire.
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GIORNO 2: Pelizzano – Bormio 85 km – dislivello 2200 m

La stalla è appena ristrutturata e nonostante le sue dimensioni ha un basso impatto sul territorio. Stamattina sono le “voci” delle mucche e delle pecore a svegliarci.. Un inizio coi fiocchi! Appena svegli però ci accorgiamo della pioggia fine che sta scendendo.. dopotutto le previsioni erano anche peggio, siamo pronti a tutto..! Smontiamo la tenda, salutiamo, ringraziamo e partiamo (mannaggia non ci offrono la colazione :)) Pioviggina, ma dopo mezz’oretta esce addirittura il sole! Colazione doppia (il primo bar non ci soddisfa e non vogliamo ripetere l’errore del giorno prima), caffè, brioches e si riparte in salita. Passo del Tonale. Finalmente i paesaggi diventano stupendi, montagne e ghiacciai a sinistra e strada tortuosa nel verde, poco trafficata, ideale da fare in bici in questo periodo. Ieri il Berga si portava tutta la tenda, solo 1 kg in meno, ma sommato alla colazione ed al vestiario invernale sin dalla partenza fa la differenza.

Primi 800 m di dislivello ed eccoci al passo del Tonale (1884 m s.l.m.), foto di rito al cartello e giù a visitare Ponte di Legno (1258 s.l.m.). Giornata splendida, il sole alla fine ha prevalso sulla pioggia (e così farà, contro ogni previsione, per tutto il resto del viaggio!), e temperatura ideale. Berga da oggi inizia davvero a fare il turista, foto a go go, il paesaggio sembra piacergli leggermente :)
A Ponte di Legno compriamo due pezzi di torta, due panini con speck IGP per la salita impegnativa che ci aspetta. In piazza c’è una gigantografia con la pubblicità del giro d’Italia 2014, con tanto di foto della 43esima edizione del giro: salita al Gavia su strada sterrata con bici improponibili confronto a quelle odierne! Pieno alle borracce e su verso il Gavia: che emozione!! e qui so c***i. Ce la aspettiamo durissima dalle relazioni, forse sarà la salita più dura della vacanza, circa 20 km con circa 1400 metri di dislivello, pendenza massima intorno al 16 %, prendiamola con calma va :)
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Come previsto, la strada tende abbastanza al verticale. Però c’è poca gente, solo qualche mototurista tedesco (quelli ci sono sempre e ovunque). La strada diventa stretta e sale davvero… poi un tratto meno ripido… saremo arrivati. Magari. Siamo solo a metà. Ci sediamo a bordo strada per mangiare il panino e ripartiamo.

21 kg di bici qui si fan sentire. Ci passano un po’ di scalatori (senza borse è facile eheh). Le ultime curve spianano ma sembra di non arrivare mai. Ma su la soddisfazione ripaga tutti gli sforzi fatti! Arrivati in cima (2652 m s.l.m.) ci vestiamo, entriamo nel rifugio, tappezzato da un bel po’ di foto del giro d’Italia sulle pareti, beviamo qualcosa, saliamo su una collinetta li davanti a piedi per gustarci il panorama e ripartiamo in discesa. La discesa verso Bormio da Valfurva è infinita, sembra più lunga della salita al Passo. I paesaggi però sono fantastici, tanti laghetti e ghiacciai su cui sogniamo di poter piantare la picca un giorno non lontano. Qua e la ci fermiamo per scattare una foto e continuiamo a perdere quota.

Arrivati a Bormio (1225 s.l.m.) si pone il problema della sera prima, cercare un posto per piantare la tenda, piazzale per area camper vicino alla partenza degli impianti sci. Ottimo, nessuno ci dice nulla, bene, dormiremo lì. Solita Waiss allo Stelvio Bar. Un punto ristoro interamente dedicato al ciclismo. Lampadari ricavati da cerchi piegati, magliette strappate da cadute rovinose appese alle pareti, qui ci si può anche fare manutenzione al mezzo, ma per fortuna per ora non ne abbiamo bisogno. Ci informiamo sull’imbocco della strada per il giorno dopo, ci aspetta lo Stelvio! Ritorno e cazzeggio in tenda. Cena al ristorante con pasta e vino, ci trattiamo bene… la notte in tenda sarà bella fresca.

GIORNO 3: Bormio – Merano 100 km – dislivello 1500 m

Partenza da Bormio presto come sempre, il clima questa mattina non ci aiuta: 4 gradi al risveglio in tenda,. smontiamo la tenda, ci vestiamo versione invernale e partiamo. Troviamo un bel bar in centro al paese e ci concediamo il primo “rifornimento” della giornata, al bar ci raccontano dei record di salita Bormio – Stelvio, roba che capiremo essere infattibile, da alieni! Immaginiamo lo Stelvio abbastanza impegnativo, ma comunque meno del Gavia. La salita si presenta piacevole, il panorama è particolare ma non il massimo (almeno per la prima parte), col vallone tutto in ombra. Il freddo si fa sentire e le salite anche, si procede a passo lento, ma la gamba gira. Anche qui ci passano alcuni ciclisti scarichi e li lasciamo andare volentieri :) Tra un lavoro stradale e l’altro si sale facendo il conto alla rovescia dei tornanti, ognuno segnato con un cartello numerato. Dopo la casa cantoniera ci becchiamo anche un po di tormenta con nevischio e vento. Arrivati al passo (2758 s.l.m.) si gela ma la soddisfazione è tanta! Dopo aver fatto due foto ci rintaniamo in un bar e ci prendiamo un bel the caldo, seguito da 2 panini salsiccia di cervo e crauti presi al banchetto fuori. Dopo il the ci stanno proprio bene! Ancora qualche foto, acquistiamo qualche adesivo commemorativo, ci vestiamo da siberia e iniziamo la discesa verso Merano.

Il panorama sull’altro versante è decisamente più bello, la lingua di asfalto solca la vallata, sovrastata da ghiacciai imponenti e la varietà di ciclisti che si incontrano è unica, la discesa fino a Prato allo Stelvio (915 s.l.m.) è lunga ma il clima mano a mano che si scende migliora. Qui sulla strada, un curioso giardino sulla sinistra allestito da totem di legno colorati e decorati da piume e quant’altro. Ci fermiamo a fare due foto ma subito il proprietario del museo esce, e non sembra essere troppo contento, si continua a scendere, il panorama varia e si arriva in val Venosta: ora possiamo permetterci addirittura le maniche corte! la strada diventa pista ciclabile enorme. Infinita autostrada ciclabile. Mele, mele, mele, e ancora mele. Ne mangiamo di tutti i colori. Il paesaggio verso Merano è qualcosa di unico, le ciclabili pulitissime, i prati ordinati, banchetti con le mele in vendita self service (da noi non potrebbero esistere, nessuno metterebbe i soldi), laghetti su cui specchiarsi e panorami mozzafiato! Tra una mela e l’altra continuiamo sulla ciclabile fino a Merano (325 s.l.m.) e cerchiamo un campeggio: dai forse forse stasera una doccia ci sta :) non usciamo dalla ciclabile e andiamo troppo avanti, oltre Merano. Torniamo indietro e ci fermiamo a Lagundo (350 s.l.m.), troviamo il Via Claudia Augusta Camping, sembra roba da ricchi :)
È pieno ma ha una piazzola d’emergenza nel terreno del vicino apposta per i barboni :) 10 euro una notte, perfetto! Doccia! Giro in bici per il paese ed Eurospin: cazzo, qui parlano solo in tedesco! Salame, pane e 2 Weiss, poi alla ricerca di un ristorante dove mangiare… pizza, altre 2 birre, dolce e grappa offerta, si torna al campeggio e si va a nanna ripensando alle bellissime sensazioni della giornata appena trascorsa.

GIORNO 4: Merano – Vipiteno – Brunico 118 km – dislivello 1800 m

Solita sveglia presto, il clima oggi sembra più mite di ieri mattina (ci va anche poco). Da Lagundo ci dirigiamo verso San Leonardo in Passiria (639 s.l.m.), strada in falso piano con diversi saliscendi per i primi 20 km.. Ci fermiamo a comprare pane e salame (ed ovviamente le birrette) per il pranzo e pronti via verso Passo Monte Giovo, mai sentito, abbiamo paura che sarà una delusione ma ci proviamo. Si rivela una scelta SUPER, panorama stupendo a salire, colori incredibili, prati curati come non ne abbiamo mai visti grazie a macchinari dall’aspetto molto strano, sembrano dei carri armati – taglia erba. Un ginocchio comincia a dare un po fastidio. Il fisio berga adotta un bendaggio che sembra servirgli, da domani lo proverò anche io, maniche corte tutto il tempo, ci fermiamo a mangiare un gelato in un bellissimo bar tutto in legno e ripartiamo.. si arriva in cima (2094 s.l.m.) con un sole splendido, 20 gradi e maniche corte! Fuori pane e salame e in alto la birretta per il brindisi di vetta! Dopo il pranzo rustico si riparte giù in discesa verso Vipiteno (948 s.l.m.) e sta volta facciamo anche qualche video con la goPro. Paesaggio sempre al top, fino a Brunico (838 s.l.m.) la strada è tutta pianeggiante su ciclabile, segnalata benissimo e in posti fantastici, lontano dal traffico automobilistico. Ogni tanto usciamo sulla statale ma gli automobilisti non gradiscono la presenza di bici, tutti sanno che c’e la ciclabile, allora cerchiamo di restare su quella. Arrivare a Brunico è lunga, arriveremo verso le 15:30. Brunico è un centro abitato con pochi prati e non sappiamo dove mettere la tenda… ripieghiamo su un campeggio un po fuori mano (l’unico nella zona).. ci siamo solo noi come turisti, però ci sono le colonnine di corrente gratis, tutto ciò di cui abbiamo bisogno! Accendono lo scaldabagno appena arriviamo ma l’acqua sarà calda tra qualche ora, la doccia salterà anche oggi per mancanza di voglia :) paghiamo una decina di euro a testa, lampade frontali e ceniamo a Brunico con due bei piatti di pasta.

GIORNO 5: Brunico – Dobbiaco – Cortina D’Ampezzo 70 km – dislivello 1600 m

Oggi ci aspetta una pedalata un po più corta, usciamo dal campeggio e purtroppo ci tocca fare i primi 10 km su statale. Poi troviamo la ciclabile ed è di nuovo tutto magnifico, prati, cavalli, chiesette e paesi caratteristici. Finiamo anche in mezzo alla sagra della Kartoffeln! Ci fermiamo a fare colazione e a riposare il mio ginocchio che comincia a far male sul serio.. dai dai non si molla! Da Brunico a Dobbiaco prima foratura di Berga, cambio camera e si riparte, tutta ciclabile fantastica come sempre, a tratti sterrata ma facilmente percorribile anche con la bdc. Durante la salita verso il lago Berga fora di nuovo, cambio camera e dopo 1 km di nuovo a terra, il cerchio posteriore ha trucioli di alluminio della lavorazione che escono dal canale e vanno a forare la camera. Ne resta solo più una di scorta e se foriamo siamo fregati… innastro il canale del cerchio in modo che i trucioli non riescano ad uscire, rimonto e spero non rifori (il metodo funzionerà alla grande!). L’idea di oggi era quella di andare diretti verso il Lago di Misurina, ma visto che la giornata è piuttosto pianeggiante pensiamo che fare lo strappo alle Tre cime di Lavaredo con un 16% di pendenza sia cosa buona e giusta! Arrivati al bivio per le tre cime di Lavaredo (1800 s.l.m. circa) lasciamo le borse ad un bar e ci facciamo la salita scarichi. I 7 km di salita quasi mai sotto il 14 % non regala nulla, la fatica è tanta ma ne vale completamente la pena una volta arrivati al rifugio Auronzo (2344 s.l.m.). Le Cime sono fantastiche e in bici non si paga il pedaggio per salire, in macchina invece costerebbe circa 30 euro! Qualche foto in alto e scendiamo, prendiamo una crostata al bar che ha custodito le borse e ripartiamo verso Cortina: anche il Lago di Misurina (1754 s.l.m.) è più bello di quanto ci saremmo aspettati. Bene, deciso, verremo a vivere qui in futuro :) Ripartiamo per il Passo Tre Croci (1809 s.l.m.) con un piccolo strappetto e poi tutta discesa fino al Paese.
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Cortina (1224 s.l.m.) è molto fighetta, cerchiamo una farmacia per placare il dolore al mio ginocchio che sta sempre peggio e come sempre aperitivo di Weiss medie al bar. Poi cerchiamo un negozio di bici per recuperare almeno una camera d’aria ed essere più tranquilli, troviamo un negozio che affitta bici ma non ha camere da venderci, chiediamo allora dove poter dormire, ma ci dicono che a cortina essendo tres-super chic non si possono montare tende e il campeggio più vicino è troppo lontano per noi, completamente fuori paese. Noi vogliamo dormire in centro :)! sopralluogo per trovare un posto dove mettere una tenda senza che nessuno ci veda. Troviamo un posto vicino a delle seconde case disabitate, coperto dalla vegetazione ma illuminato da un lampione. Decidiamo che è perfetto e che monteremo la tenda dopo cena, approfittando sia del buio serale che della poca luce del lampione. Pizza in centro e poi come dei soldati in avanscoperta montiamo l’accampamento. Nessuno ci romperà le palle e al mattino alle 7 smonteremo la tenda… il piano funziona. Dormiamo con le bici nella tenda senza problemi.

GIORNO 6 Cortina D’Ampezzo – Predazzo 90 km – dislivello 1800 m

Per il giorno 6 erano stati pianificati due itinerari: o passare da Falcade o da Canazei, quindi o fare il Gruppo Sella o fare la Marmolada. Non si sa come si è optato per il Sella. Ennesima giornata stupenda, il mio ginocchio ha subito un bendaggio funzionale di nastro isolante post colazione e quando è caldo fa meno male, accompagnati dal freddo e dall’umidità usciamo da Cortina e saliamo verso il primo passo di giornata: il Falzarego (2117 s.l.m.). Tutto tranquillo, poco traffico e montagne del gruppo Tofane stupende. Per strada incontriamo un giapponese cicloturista carico come un mulo, che sta facendo il giro del mondo! Scambiamo due parole senza capire nulla, facciamo 2 foto e lo salutiamo. Continuiamo a salire parlottando. In cima pensiamo di prendere una funivia per arrivare fin sulla vetta del Lagazuoi, ma poi rinunciamo visto il prezzo, meglio spenderli per 2 birrette stasera.
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Si scende verso il col di Lana (2452 s.l.m.) per poi risalire a Passo Pordoi (2239 s.l.m.). Troviamo una macelleria, ci svestiamo, compriamo qualche affettato e si continua. Qui l’ambiente tanto per cambiare è stupendo e le foto si sprecano, il Gruppo Sella domina la vallata, sovrastando immense aree verdi, con decine di parapendii che volano sopra la nostra testa.

Pausa adesivi al Pordoi, pranzetto con due panini e poi discesa verso Predazzo (1018 s.l.m.). La strada diventa statale in discesa per una trentina di km prima di arrivare a Predazzo. Cerchiamo una piscina per fare una nuotata ma gli orari del nuoto libero iniziano alle 20. Troviamo allora un campeggio appena fuori paese, praticamente vuoto e con ottime piazzole elettricità e ristorante all’interno del campeggio. Il ginocchio rompe le scatole quindi stasera mangeremo li. Merenda in tenda e serata da magnata pesante con tagliolini al ragù di cervo per me e uova e bacon per il berga, con bottiglia di vino, dolce e caffè, per andare a dormire sereni.
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GIORNO 7: Predazzo- Trento 80 km – tutta discesa o quasi

Si parte un po’ sconsolati, questo è l’ultimo giorno e non ci aspettano salite :(
Infatti da qui tutta discesa, iniziamo comunque ottimamente la giornata con una colazione a base di cappuccino, brioche e strudel di mele con crema al limone da paura! Di nuovo vestiti stile inverno inoltrato e si viaggia che è un piacere, asfalto perfetto e poche auto. Incontriamo di nuovo il nostro amico giapponese, che si gode la discesa. Lo superiamo e proseguiamo verso Trento. Niente salite, neanche a pagarle, peccato. Quando arriviamo in prossimità di Trento, riusciamo nuovamente ad infilarci in tangenziale senza sapere bene come. Appena riusciamo saltiamo il guard-rail e torniamo su una stradina più ciclabile.

Ci concediamo un’ultima mangiata leggera a base di insalata e Weiss sulla piazza di Trento. Arriviamo ai 200 m s.l.m. del parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina, sperando di trovarla ancora, verso le 14, dove troviamo una multa sosta in zona a disco (cazzarola non l’avevamo visto!). Ci rimettiamo in viaggio verso Torino nel pomeriggio, rivivendo i ricordi della fantastica avventura appena trascorsa.

Epilogo

7 GIORNI di sole in bici in posti fantastici, salendo passi storici in mezzo a panorami mozzafiato, dormendo sempre in tenda, facendosi 2 docce, divertendosi e consolidando un’amicizia!
2 bici, 21 kg caduna, 2 sacche posteriori a testa, una sacca a manubrio a testa, 1 tenda, 2 sacchi a pelo, tanto dislivello (più di quanto immaginavamo, anche se non sappiamo di preciso non avendo rilevato i saliscendi) e tanti bei ricordi da portarsi dentro! Ora via, dobbiamo organizzare la prossima!
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