Una questione di investimenti

3 Agosto 2015

Motori non fa rima con lettori: nei siti d’informazione italiani le pagine dedicate all’industria dell’auto sono onnipresenti e pervasive, ben al di là dell’effettivo interesse che la materia può suscitare in un pubblico generalista e variegato non formato solo da appassionati. Ampie sezioni dedicate al mondo automotive con finestre ben posizionate sulle homepage dei media mainstream rappresentano un’anomalia tutta italiana: basta navigare sui principali siti d’informazione stranieri per rendersi conto che la cosiddetta sezione “motori” di fatto non esiste. Una questione di investimenti, si dirà: ma che senso ha imbottire il proprio prodotto editoriale con notizie a uso e consumo solo degli stakeholder e continuare a magnificare l’auto?

Automotive_una_questione_di_investimenti

Il fatto che le news-a-motore non siano propriamente in cima agli interessi del lettore medio – oggi che sul web quasi tutto è misurabile – si può evincere dalle poche condivisioni che gli articoli sul mondo dell’auto raccolgono sui social: Facebook, Twitter & Co. rappresentano i segnali deboli di una tendenza piuttosto forte, vale a dire il progressivo disinteresse del pubblico per le notizie-a-motore. Certo, all’interno del microcosmo motori ci sono poi segmenti e settori a sé stanti che riescono a raccogliere click: la Formula 1, i video virali sui parcheggi improbabili, le fotogallery ben confezionate. Fatto sta che i comunicati stampa sull’ultimo modello di tale casa automobilistica o quelli sull’accessorio “imperdibile” di tal altra entrano come news nell’agenda dei media italiani con molta disinvoltura, forse troppa.

Mentre da noi accade questo, i principali siti d’informazione esteri danno spazio alle news sui motori solo quando sono davvero tali e si preoccupano di fornire al lettore una griglia interpretativa per indirizzarlo sulle scelte di mobilità: magari suggerendogli che per spostarsi in città (in città dove i mezzi pubblici funzionano, ndr) su un tragitto di 5-10 chilometri non ha senso utilizzare l’auto privata e le alternative multimodali sono convenienti in termini di tempo e rappresentano un modo sano per avere una vita attiva e inquinare meno l’ambiente circostante. Sui nostri media mainstream le notizie “green” vengono spesso relegate in una sezione spesso seminascosta, soprattutto per non dare fastidio a Sua Maestà il Motore. Fateci caso.

Una questione di investimenti – si diceva – e in effetti il discorso vale anche per chi decide di puntare forte sul progresso e promuove gli spostamenti green per preservare l’ambiente e migliorare la qualità della vita: è il caso della Rockefeller Foundation che – sulle pagine online di The Guardian – sponsorizza la sezione Cities dedicata alle news sulle città più innovative e davvero “smart” con l’ampia sezione Cycling the City dedicata alle implementazioni urbane all’insegna della mobilità nuova e alla bicicletta come mezzo di trasporto in città.

ROCKEFELLER_FOUNDATION_THE_GUARDIAN_MOBILITA_NUOVA

Noi, come Bikeitalia.it, nel nostro piccolo ogni giorno cerchiamo di dare degli input ai nostri lettori per convincerli che anche l’Italia può diventare un Paese a misura di bicicletta, che il declino dei motori non deve essere visto come una recessione dell’economia ma come un’opportunità per riconvertire l’industria dell’auto e liberare le nostre città dalla massiccia e incontrollata presenza di lamiere parcheggiate in ogni dove. Se il ciclismo urbano è la chiave per ridisegnare le strade cittadine – come avremo modo di discutere approfonditamente dall’11 al 14 settembre a Verona a CosmoBike Mobility – il cicloturismo deve essere il volàno per risollevare le sorti delle economie locali: per questo abbiamo promosso la petizione per chiedere alla Regione Puglia il completamento della Ciclovia dell’Acquedotto – in tempi certi e con investimenti mirati – e sosteniamo progetti-a-pedali e iniziative come il GRAB di Roma.

Saliamo in sella e scendiamo in strada: la mobilità nuova è già presente dentro ciascuno di noi, facciamola uscire fuori a sgranchirsi le gambe. Facciamolo spesso: facciamolo adesso.

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