Da Trieste a Budapest in bicicletta

8 Settembre 2015

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Il treno regionale sembra non voler arrivare a Trieste.
Una fermata, per un fantomatico guasto sulla linea, si protrae per oltre due ore. Il caldo si fa sentire, ma più che altro mi scombussola quello che avevo previsto come prima tappa.
Cerco di ri-abituarmi a non avere programmi rigidi cercando di risolvere gli imprevisti improvvisando, quindi, uscito dalla stazione di Trieste Centrale, carico le mie borse sul portapacchi posteriore della bici, e parto con destinazione Slovenia.

Attraversando la città la memoria corre indietro negli gli anni, quando, ventenne venivo in estate e scorrazzavo con gli amici in moto sulla costa, e in barca sul mare con destinazione Jugoslavia per fare il pieno di benzina a buon prezzo.
Oltrepasso il confine per una mega-dogana ormai abbandonata e per strade secondarie mi inoltro nella campagna Slovena. Ormai è quasi buio e spero di trovare presto un paese dove ci sia la possibilità di pernottare. Arrivo, ormai con le piccole luci della bicicletta accese, a Senozece.
La mattina seguente, con un clima molto più fresco, passando per Postumia, e Ljubliana arrivo a Kamnik per poi proseguire il giorno seguente fino a Ptuj.
Tutto il percorso in terra slovena è terreno ideale per la bicicletta. Percorsi ondulati e ombreggiati dalle foreste e per nulla noiosi.

Attraverso un lembo di Croazia immerso in campi di granoturco, e dopo un cinquantina di km entro in Ungheria. Raggiungo Keszthely sul lago Balaton più tardi del previsto e, causa la moltitudine di turisti presenti rischio di non trovare alloggio per la notte. Un colpo di fortuna fa sì che entri nella camera del residence esattamente un minuto prima dello scatenarsi di un furioso temporale.
Il giorno seguente, la pioggia mi accompagna per tutto il percorso sulla sponda nord del lago Balaton, ma, essendo tutto il tratto su di una bellissima pista ciclabile, non è pesato poi più di tanto. Unico fastidio, il fare asciugare scarpe e vestiario per poterli utilizzare il giorno seguente.
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Raggiungo Budapest dopo cinque giorni “on the road” in linea con quello che mi ero prefissato.
Proprio sul Margaret Bridge l’unica foratura del tour…..ma subito rimediata con una riparazione veloce sotto gli sguardi curiosi dei turisti che affollano il ponte.
Festeggio l’arrivo alla mia meta con una tipica cena ungherese accompagnata da un complessino jazz niente male. La voce della solista mi piace e mi porta a pensare e ricordare.
Dopo due viaggi fatti in solitaria mi sento di sostenere che il viaggiare da soli in bicicletta ha più vantaggi che svantaggi.
Per prima cosa sei libero di fermarti a vedere qualsiasi cosa tu noti sul tuo percorso, puoi mangiare o riposarti quando e dove vuoi, allungare o accorciare le tappe a tuo piacimento e queste sono le essenze del viaggio come io lo intendo.

Ma ci sono anche molti altri lati positivi, come per esempio la necessità di interagire sempre in prima persona con tutti quelli che incontri durante il viaggio. Questo ti porta ad essere molto più socievole, comprensivo delle situazioni, ma soprattutto più aperto al dialogo con una spiccata volontà di conoscere altre persone.
Da solo, devi rimuovere tutte paure e tutti i pregiudizi per poter andare avanti serenamente e goderti ogni momento. Penso anche che queste situazioni facciano aumentare il senso di autosufficienza e la capacità di cavartela in situazioni anche non semplici. A volte mi è capitato di fare cose che credevo quasi impossibili !
Un’ultima considerazione molto importante è che il viaggiare soli, implica un innalzamento del livello di attenzione nei confronti di tutti gli eventuali pericoli che ci potrebbero essere intorno a te. A dimostrazione di questo un piccolo aneddoto.
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Durante il trasferimento da Milano a Trieste, ho avuto tre ore di tempo alla stazione ferroviaria di Verona. Quale miglior occasione per un giretto in centro per vedere l’Arena e la casa di Giulietta ? Detto fatto ! Peccato che non fossi ancora entrato nell’ottica del viaggio in solitaria e quindi l’attenzione e la concentrazione erano rimaste nelle borse sulla bicicletta.
Proprio in piazza dell’Arena, mentre mi guardavo in giro, causa il selciato sconnesso della piazza, sono finito per terra con le conseguenti sbucciature su ginocchia e gomiti. Da questo momento però la mia attenzione si è alzata esponenzialmente.
Chiaramente ci sono anche i lati negativi del viaggio in solitaria.

Il non aver nessuno con cui condividere, se non con me stesso, alla fine di ogni tappa il raggiungimento della destinazione o uno scorcio particolare del panorama o il gusto di un piatto tipico a cena.
Non ultimo il fatto di lasciare incustodita la bicicletta e i bagagli quando per esempio entri in un supermercato per fare la spesa oppure visiti un museo o una chiesa.
L’essere da soli con la propria fatica fisica però aiuta a riflettere e a considerare i problemi da una prospettiva diversa, l’essere da soli davanti ai piccoli e grandi problemi acutizza l’ingegno e l’intraprendenza, l’essere da soli e dover interagire con le altre persone obbliga ad abbandonare la timidezza e la soggezione.
Ma la cosa più importante, secondo me, è la soddisfazione di raggiungere un obiettivo a cui ho dedicato un po’ del mio tempo e che mi ha fatto sognare in anticipo, immaginando luoghi, situazioni e anche emozioni.
E il valore aggiunto a tutto questo è che lo hai fatto da solo ! Confidando solo sulle tue forze fisiche e psicologiche.
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Il viaggiare “on the road“ è ricco di imprevisti molte volte piacevoli. Dal trovare dopo una faticosa salita una fontana con acqua fresca nascosta all’ombra al condividere piccole parti di percorso con altre persone con cui chiacchierare, oppure al vedersi offrire una bibita fresca in un bar quando, chiacchierando ho dichiarato la mia meta.
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Ho conosciuto in questo viaggio un restauratore (per hobby) di motociclette italiane che lavorava a bordo strada sul cassone di un camioncino, un gruppetto di giovani provenienti dal Belgio in bicicletta, un gruppo di bolognesi che poi mi hanno dato la possibilità di rientrare in Italia con il loro pulmino, un addetta alla biglietteria delle ferrovie Croate che, finito il turno di lavoro, mi ha accompagnato per 5 km fuori paese verso la mia destinazione in quanto mancavano completamente segnalazioni stradali e il dedalo di stradine era un vero labirinto.

E che dire delle ragazze addette dei vari Tourist Office a cui mi sono rivolto! Sempre molto gentili e collaborative, trovandomi subito la soluzione per la cena e per la notte esattamente come io la richiedevo.
Detto tutto ciò, mi accorgo di quanto mai siano reali due citazioni di Bruce Chatwin che dicono:
“Il viaggio, non soltanto allarga la mente: le da forma “
“La vera casa dell’uomo, non è una casa, è la strada “
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